Ebola, il virus che fa tremare il mondo

|




E’ estremamente aggressivo. Finora ne sono stati isolati 4 ceppi, di cui tre letali per l’uomo. La febbre emorragica dell’ebola è potenzialmente mortale e il tasso di mortalità varia dal 25 % al 90%. Come può avvenire il contagio. Cosa bisogna fare per evitarlo. I sintomi. Operatori sanitari categoria più a rischio.

ebola due

Il 26 Agosto del 1976 a Yambuku, una città al nord della Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire), un insegnante di 44 anni: Maballo Lokela, che era di ritorno da un viaggio, accusò d’un tratto febbre altissima scambiata per malaria; quindi gli fu somministrato il chinino.

Lokela si recò da quel momento, ogni giorno in ospedale per effettuare la terapia, ma dopo una settimana i suoi sintomi si aggravarono: vomito incoercibile, feci diarroiche miste a sangue fino ad arrivare a vere e proprie  emorragie anche esterne e per esterne intendo dal naso, dalla bocca e dall’ano. Il pover uomo morì poco dopo per insufficienza respiratoria. Segui’ la morte di due infermiere. La causa fu ricercata nella non attuazione presso quegli ospedali della adeguata sterilizzazione degli ambienti e degli aghi usati e si capì quanto fosse aggressivo questo virus che prese il nome di “ebola” perché individuato in una valle vicino le sponde del fiume Ebola nella repubblica democratica del Congo (ex Zaire).

L’ebola è un virus appartenente alla famiglia Filoviridae estremamente aggressivo per l’uomo che causa una febbre emorragica. Finora sono stati isolati 4 ceppi del virus, di cui tre letali per l’uomo. La febbre emorragica dell’ebola è potenzialmente mortale e il tasso di mortalità varia dal 25 % al 90% e la morte sopraggiunge a seguito di shock ipovolemico.

L’introduzione del virus ebola in comunità avviene attraverso o un contagio interumano diretto con organi o sangue o fluidi biologici: urine, vomito, sudore di soggetti infetti che siano vivi o morti, o attraverso il contagio indiretto con ambienti contaminati da questo virus. In Africa è stata documentata l’infezione (seppure l’origine del virus non sia nota); ad infettarsi sono i primati: scimmia, scimpanzé, gorilla, uomo compreso. I pipistrelli della  frutta individuati come probabili ospiti del virus. Il periodo d’incubazione varia fra i 2 e i 21 giorni ed in questa fase il paziente non è contagioso ma lo diventa nel momento in cui comincia a manifestare i sintomi della malattia che ricordiamo sono svariati, ma nell’esordio acuto (non c è in realtà una cronicità della malattia, sopraggiunge la morte se l’aggressione è devastante e le condizioni di salute del soggetto colpito non sono ottimali per altre cause) fra i quali: febbre, mialgie, artralgie, astenia, cefalea e in seguito anoressia, diarrea acquosa con presenza di muco e sangue, nausea, vomito.

Un cartello che segnala il "pericolo Ebola" ad Abidjan, Costa d’Avorio (Foto La Stampa)

Un cartello che segnala il “pericolo Ebola” ad Abidjan, Costa d’Avorio (Foto La Stampa)

I sintomi sono rappresentati da fenomeni emorragici, sia a livello cutaneo che viscerale. Questa prima fase dura circa 10 giorni. Seguirà la fase più grave con disfunzione multiorgano e dunque compromissione irreversibile del fegato dei reni e della milza, polmoni ( insufficienza respiratoria) ma anche del sistema nervoso centrale (cefale, verigini, stato confusionale) e ancora compromissione a livello vascolare con esantema maculo-papuloso, petecchie, porpora come ulteriori segni di emorragie interne e mal funzionamento dei fattori della coagulazione, fino al picchettamento emorragico delle sclere degli occhi, emorragie sottocongiuntivali, gengivali, epistassi (fuoriuscita del sangue dal naso). Nella fase terminale il quadro clinico è caratterizzato da anuria e shock ipovolemico e sindrome da insufficienza multi-organo. All’esame emato-chimico in laboratorio si evidenzia una diminuizione significativa dei globuli bianchi e delle piastrine.

Una recente epidemia da virus ebola è stata registrata in Sudan nel 2004 e la causa è anzitutto da ricercare nella non adeguata sterilizzazione e disinfezione degli strumenti utilizzati, ambienti compresi. Il contagio è più frequente tra familiari e conviventi.

In Africa, le cerimonie di sepoltura, considerato che è previsto un lavaggio gastro-intestinale dei defunti, sono sicuramente causa di contaminazione, così come la manipolazione di carcasse di animali morti o selvaggina infettata non cucinata adeguatamente, carni cioè poco cotte o sangue poco cotto che hanno un ruolo determinante nella trasmissione del virus.

La diagnosi è difficilissima nei primissimi giorni, a causa della aspecificità dei sintomi iniziali. Il virus vive anche dopo il decesso del paziente per parecchi giorni nei liquidi biologici e in ambiente secco. Viene ucciso dal sapone, dalla candeggina dai disnfettanti in genere, ed è sensibile al surriscaldamento per 60 minuti circa o a bollitura( per esempio degli indumenti contaminati) per circa 5 minuti.

Ebola copertina

Il 4 e 5 Settembre 2014 si è svolta un’ampia consultazione dell’OMS per accelerare la valutazione di potenziali terapie o vaccini contro il virus ebola, ma al momento non esiste una immunizazione attraverso vaccino seppure due tipi sono in corso di studio. La terapia è intensiva, una volta aggravati i sintomi  e consiste anzitutto nella reidratazione con infusione per via endovenosa di liquidi a causa della gravissima disidratazione del paziente e trasfusione di plasma fresco congelato. Il virus ebola non si cura o previene con cibi particolari, non si trasmette attraverso le zanzare. E’ chiaro che gli operatori sanitari rappresentano la categoria più a rischio nei confronti del contagio da virus ebola. Durante un’epidemia il numero dei casi segnalati può variare ed è generalmente più utile, per valutare la situazione della salute pubblica, analizzare l’andamento dei casi nel corso del tempo, anche alla luce delle informazioni aggiuntive che man mano si acquisiscono.

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *