E sulla terraferma i migranti trovano un mare di solidarietà

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Trai i superstiti molti neonati. Per loro occorrono culle, copertine, biancheria e, perchè no, anche giocattoli. L’aiuto che potrebbe dare il Comune di Racalmuto. Appello del nostro giornale ai Commissari

altE’ una gara di solidarietà, quella vera, fatta di piccoli gesti concreti, di aiuti utili, di carezze, di sguardi, di volti segnati da lacrime che scivolano sulla pelle bianca o nera. Agrigento e la sua provincia da terra di frontiera apre le porte ad un Mediterraneo che ogni giorno racconta viaggi della speranza su barconi stipati da migranti in cerca di un futuro e che putroppo nelle ultime settimane ci consegna la visione di un Mare Nostrum sempre più cimitero senza loculi e lapidi. Le immagini che i “ponti” televisivi ci inviano da Lampedusa hanno lasciato il segno nelle nostre case.

Al coro unanime “Vergogna”, pronunciato in sintonia con le parole crude di Papa Francesco pochi minuti dopo la strage degli innocenti delle settimane scorse è seguito ora il coro “Aiuto” gridato anche a bassa voce da famiglia a famiglia. Un tam tam nei posti di lavoro, semplici sms, appelli sui social network, iniziative ufficiali. E’ una continua catena di solidarietà che sembra unire le due sponde, quasi a voler unire l’Africa alla Sicilia, passando sulla splendida Lampedusa, candidata dai politici al Nobel per la Pace ma in cerca solo di un pò di Pace, come ha detto ieri don Stefano Nastase nell’ultima omelia pronunciata sulle Pelagie. Le bare sbarcate ieri sul molo di Girgenti in un caldo pomeriggio africano rimarranno nei ricordi di chi era presente a Porto Empedocle o di chi ha semplicemente seguito in TV il trasferimento delle salme verso l’ultima dimora nei camposanti di casa nostra. Da Porto Empedocle a Favara, passando dal capoluogo da domenica sera è un continuo susseguirsi di iniziative umanitarie. A Favara si sono aperte le porte del Seminario, per specifica volonta dell’Arcivescovo Montenegro. Sulla collina più alta che domina Favara e che guarda il mare tanti sono stati i profughi ospitati nei locali che per tanti anni ha visto formarsi generazioni di preti. Molti i bambini assistiti dai volontari, tanti i neonati. Domenica sera mancavano asciugamani, teli, biancheria. Un sms diramato dopo le 20 è bastato per raccogliere cataste di biancheria intima e per la casa. Oggi siamo stati al Seminario di Favara. Ma stamattina gli ospiti con neonati e bambini al seguito sono stati trasferiti. La tappa favarese ha lo scopo di dare un primo aiuto. Non è escluso che nelle prossime ore altri migranti potranno essere ospitati nei locali del Seminario minore. Volevamo dare un volto ai volontari, un giusto riconoscimento per la missione che svolgono. Ma loro hanno preferito evitare il clamore mediatico e preferiscono operare nel silenzio. Ed è forse giusto così. Anche se gli organi d’informazione in queste circostanze non cercano scoop sensazionali ma si offrono come cassa per amplificare la richiesta di aiuti. Negli sms che ieri sera hanno raggiunto tante famiglie favaresi si chiedevano anche culle e copertine per neonati. A tal proposito pare che nella vicina Racalmuto, che con Favara ha in comune un passato chiaramontano e la cultura mineraria, nei locali che fino a poco tempo fa erano adibiti ad asilo nido comunale ci sono decine di culle, materassi, seggioloni, armadietti e perfino giocatolli attualmente non utilizzabili. Dopo l’incendio dello scorso anno che rischiò di mandare in fumo il nido di Racalmuto, la struttura non ha più operato. Ed allora la proposta di “Malgrado tutto” è quella di dare, anche temporaneamente, tali attrezzature ai centri che stanno ospitando neonati e minori. Siamo fiduciosi che la Commissione che attualmente amministra il paese della ragione accolga la nostra proposta. A Porto Empedocle, città che vive 365 giorni l’anno il fenomeno, nella scuola che porta il nome di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino oggi gli insegnanti hanno dato vita ad una colletta per l’acquisto di latte, pannolini, biscotti, omogenizzati. Ci sono tanti bambini da accudire e sostenere. Molti di loro hanno perso i genitori durante queste maledette traversate. A seguire l’esempio dei maestri anche le famiglie degli alunni, con una raccolta di indumenti e giocattoli. La cronana dei nostri giorni consegnerà alla storia, oltre alla strage tra le onde anche un mare di solidarietà.

Giuseppe Piscopo

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