E’ in linea Roberto Natale

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La telefonata della domenica


Buon giorno presidente e buona domenica.
Buon giorno a voi e grazie per avermi chiamato
Ci sembrava opportuno visto l’acceso dibattitto che c’è stato in queste ultime settimane intorno alla legge sulla diffamazione a mezzo stampa. Legge che la Federazione della Stampa Italiana aveva definito assurda e pericolosa. Perché?
Lo abbiamo considerato un testo pericoloso perché soprattutto attraverso lo strumento delle sanzioni economiche, delle multe, il cui importo sarebbe stato notevolmente innalzato, avrebbe costituito una nuova forma di bavaglio ai danni dell’informazione. 50 mila euro, questo l’importo massimo della multa, sono una cifra che può essere considerata irrilevante per i grandi giornali, e, al contrario, una somma che può mettere in ginocchio quel tessuto diffuso dell’informazione come le emittenti medio-piccole o i giornali dell’associazionismo che con 50mila euro di multa possono anche essere costretti a chiudere. Non parliamo poi di quanto una somma del genere sia difficile da mettere da parte per quelle migliaia di colleghi precari che da un provvedimento del genere sarebbero stati minacciati in maniera grave.

La legge, come sappiamo, è stata bocciata .Ma il dibattito su questa delicata questione resta aperto. Quale può essere la giusta soluzione che permetta, da una parte, ai giornalisti di non essere penalizzati nel loro diritto-dovere di informare correttamente l’opinione pubblica, dall’altra, di non ledere la dignità di chi per ragioni varie si trova ad essere protagonista di vicende spiacevoli?
Premetto, innanzi tutto, che noi come giornalisti non abbiamo mai rivendicato la libertà o il diritto di diffamare e che la diffamazione era e resta un reato molto grave, che può distruggere la vita di una persona. Sono diversi anni che avanziamo richieste per una radicale riforma della legge attuale sulla diffamazione, che a noi continua a non piacere. Queste le nostre quattro proposte:1) rettifica pronta, immediata e vera; significa che quando noi giornalisti facciamo un errore la rettifica va data nella stessa pagina, nello stesso spazio e con la stessa evidenza dell’articolo sbagliato; 2) sanzioni economiche, multe, ma non dell’importo sconsideratamente esagerato che la legge bocciata avrebbe voluto imporci; 3) noi giornalisti dobbiamo subire sospensione e, se necessario, radiazione dall’Ordine professionale in caso di diffamazione ripetuta, continuata, grave. Questo lo dico a garanzia dei cittadini, perché sia loro chiaro che non abbiamo una concezione corporativa per la quale cane non morde cane e ci proteggiamo tra di noi. Infine, come ultima proposta l’istituzione di un Giurì per la lealtà dell’informazione, un organismo misto nel quale non vi siano solo giornalisti, che possa intervenire nel giro di pochi giorni sugli articoli e sui servizi sbagliati per ottenere prontissima riparazione e comminare le sanzioni adeguate.
Citavi prima Sallusti. Che idea ti sei fatto sulla vicenda che l’ha coinvolto, anche alla luce delle pesanti accuse che negli ultimi giorni il direttore de “Il Giornale” ha lanciato contro molti giornalisti e i principali quotidiani italiani?
A noi le leggi ad personam non sono mai piaciute. Uno dei motivi per i quali bisogna essere contenti dell’affossamento di questo disegno di legge è che si sarebbe trattato dell’ennesimo provvedimento ad personam, nel caso specifico della persona di Alessandro Sallusti. La questione della diffamazione e della libertà di informazione è un tema più grande di ogni singola biografia e di ogni singola vicenda. Noi abbiamo difeso in questa battaglia non le ragioni di una persona ma le ragioni del diritto dei cittadini ad avere una corretta informazione. Alessandro Sallusti non è stato un campione della libertà di informazione; non ha pagato, come dice lui e anche qualche altro, per un reato di opinione, ma è stato chiamato a rispondere di una grave forma di diffamazione. Delle cose che dice Sallusti ne risponde lui e lui soltanto. Noi abbiamo difeso in questa vicenda quell’elemento che anche le istituzioni europee ci chiedono di tenere in considerazione: il no al carcere per i reati di parola, ma sanzioni alternative. Questo e soltanto questo abbiamo detto. Poi ciascuno risponde delle cose che scrive, della sua storia, del suo atteggiamento e molte cose ci separano da Sallusti. Il fatto di appartenere alla stessa categoria non determina le stesse posizioni.
Presidente tu sostieni che il dovere dei giornalisti non può essere condizionato dalle stagioni politiche. Da cosa nasce questa considerazione?
Dalla consapevolezza che il nostro diritto-dovere si fonda sul diritto dei cittadini a sapere. E’ l’unico metro di misura resistente e importante che conosco a riguardo, quindi se noi vogliamo uscire definitivamente da una logica corporativa dobbiamo assumere quello come metro. Il nostro diritto è forte se corrisponde al diritto dei cittadini.
E sui giornalisti che devono imparare a far diventare notizia anche un fatto positivo che ci dici?
Provo a fare un esempio. Nei giorni scorsi ci siamo occupati a Racalmuto della Carta di Roma, delle questioni connesse ad una informazione corretta in materia di immigrazione. L’esempio che faccio è riferito a questi temi. Se noi parliamo dell’immigrazione solo quando c’è un qualsiasi fatto di cronaca nera, come una rissa, che coinvolge immigrati, noi finiamo per far pensare ai cittadini italiani che l’immigrazione sia solo un gigantesco problema. Se invece noi cominciassimo a considerare notizia il fatto degli immigrati che si laureano nelle nostre università, degli immigrati che hanno avviato con successo un’impresa commerciale pulita, fiorente, che dà lavoro, la percezione della nostra opinione pubblica sarebbe diversa .Se noi pensiamo che il giornalismo sia solo una sequenza di cattive notizie rischiamo di creare un clima collettivo di sfiducia completa, un clima di distacco dei cittadini dalle istituzioni e dalle nostre attività. Dobbiamo saper raccontare tutti i fatti, quelli brutti e quelli belli.
Presidente, grazie e buon lavoro.
Grazie a voi e a presto.

Egidio Terrana

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