E dopo la tempesta un mare di conchiglie e di amianto

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Scala dei Turchi, la bellezza della natura sconfitta dall’inciviltà dell’uomo

altE’ bastata una violenta tempesta, con copiose piogge e venti gelidi provenienti sia dall’entroterra che dall’Africa, per mettere a nudo lo stridente contrasto tra la bellezza della natura e l’aggressione dell’uomo sul territorio. Marco Masini domenica scorsa non era sulla spiaggia di Punta Grande, l’arenile di Realmonte che fa da ingresso alla maestosa marna bianca della Scala dei Turchi. Ma i suoi versi rimbalzavano da Punta Piccola a Montereale, passando da Scavuzzo e dalla Miniera di salgemma.

 

 

“Ci vorrebbe il mare che accarezza i piedi/mentre si cammina verso un punto che non vedi/ci vorrebbe il mare su questo cemento/ci vorrebbe il sole col suo oro e col suo argento/ e per questo amore figlio di un’estate/ci vorrebbe il sale per guarire le ferite…” E forse neanche tutto il sale che c’è sotto le viscere a monte della spiaggia di Punta Grande potrebbe guarire le ferite che “scaricatori abusivi” hanno procurato ad uno dei tratti di spiaggia più bella della Sicilia. Dopo la tempesta è arrivata, puntuale come sempre, la quiete. Ma sulla spiaggia “assammarata” dalle forti mareggiate abbiamo trovato due “mondi diversi”. Dal Mediterraneo sono stati “buttati” nella terra ferma migliaia di conchiglie, pietro dai colori vivaci, gusci di animali marini, stelle e spugne. E dal torrente Scavuzzo, che scende a valle spezzando in due l’ampia spiaggia di Punta Grande, sono stati scaricati centinaia di chili di detriti, non solo naturali. Oltre a pietre di varie dimensioni e “pezzi” di alberi sdradicati anche pezzi di amianto di vasche idriche abbandonate lungo gli argini del torrente. Ma non solo pezzi della pericolosa polvere grigia, ma anche frammenti di “cessi” e sanitari, mattoni e piastrelle di ceramica, tubi di ferro, copertoni d’auto e di camion. Alla bellezza del mare si è contrapposta la “bruttura” del comportamento umano. E adesso, in attesa di altre mareggiate e “risacche” è opportuno evitare la beffa, oltre al danno già procurato. E’ necessario, infatti, intervenire subito con mezzi meccanici per rimuovere i quintali di “lurdìe” che hanno ricoperto sabbia e alghe, prima che pezzi di porcellana e la gomma di pneumatici inizino a trovare “dimora” sotto il livello del mare. Punta Grande, come del resto tutta la spiaggia che parte da Marinella, è particolarmente gettonata dalle famiglie per il mare sicuro e pulito. Fondali bassi e di sabbia purissimi e acqua trasparente possono continuare ad ospitare i bagnanti a condizione che Comune, Provincia e Capitaneria, ognuno per le proprie competente, inizino a bonificare tutta l’area della foce del torrente. Dopo la frana della strada panoramica che costeggia la Scala dei Turchi adesso un’altra “tegola” e non solo sul territorio. Adesso sentiremo parlare di mancanza di fondi per inviare pale meccaniche ed operai per pulire l’arenile. Si potrebbe ricorrere a sponsor privati. Un marchio famoso potrebbe essere disponibile a “finanziare” il lavoro di pulizia straordinaria. Si possono, infatti, scomodare gli eredi della “Cirio” con lo slogan storico “coma natura crea...”

 

Giuseppe Piscopo

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