E Agrigento si ritrovò con due contrade Kaos

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Quasi duemila favaresi, tout court, diventano d’ufficio residenti nel capoluogo e piombano in una situazione che ha effetti devastanti e risvolti incredibili

altLuigi Pirandello, mai e poi mai, avrebbe pensato ad una situazione così paradossale per rendere più intriganti i suo drammi. E lui, che scriveva di rimpetto al Mare Africano, era sicuro che di Kaos, come contrada, la città di Agrigento ne aveva solo una. Ed invece il capoluogo di provincia si ritrova adesso “ufficialmente” con due territori i cui toponimi sono identici. Al Kaos che sovrasta il Molo di Girgenti adesso c’è un’altra località nel Kaos, a ridosso e “dentro” il territorio di Favara. La vicenda relativa alla ridefinizione dei confini territoriali tra Agrigento e Favara, che sembrava volgere al termine grazie ad un accordo di cessioni di territorio, adesso fa registrare la fase più assurda e forse più pirandelliana. Andiamo ai recenti fatti. Senza nessun preavviso, comunicazione o notifica di sorta, quasi duemila favaresi da alcune settimane si ritrovano, tout court, residenti nel capoluogo. Nessun trasferimento in massa, nessuna scelta programmata di vivere nella città capoluogo, dove hanno sedi l’università, l’Ospedale, i maggiori uffici tributari, civili, amministrativi e dove, in questo momento, potrebbe esserci un maggior sbocco occupazionale se sfruttata a pieno la Valle dei Templi. Niente di tutto questo. Con un “passaggio” amministrativo tutti i favaresi che, in regola o in attesa di sanatorie, ma con tanti sacrifici, hanno edificato nelle contrade Portella, Progresso, Caltafaraci, Fegotto, Grazia, Saraceno si ritrovano negli elenchi dell’Ufficio Anagrafe dell’Ente che ha sede in piazza, vedi caso, Pirandello.

Paradossale il caso degli abitanti che pensavano di continuare ad avere la residenza a Favara in via Ugo La Malfa. Ad un certo punto si ritrovano residenti ad Agrigento in via Antonello da Messina. Cambio d’ufficio ma nessuna sostituzione delle tabelle viarie. Postini in tilt, tributi che continuano ad arrivare dagli uffici favaresi, servizi non assicurati per via di questo “stato confusionale”, medici di famiglia a Favara, così come le scuole dell’obbligo frequentate dai bambini. Ma al danno per alcuni si aggiunge anche la beffa. Non hanno pace da vivi, costretti a chiedere incontri con i due sindaci, per sapere chi chiamare papà, ma non hanno pace da morti. Per via del regolamento comunale di Favara, possono essere tumulati nel cimitero di Via capitano Callea solo i nativi o residenti. Ma a Favara, dagli anni Sessanta in poi, pochi sono i nati in casa. Quasi tutti sono venuti alla luce nell’ex ospedale di via Giovanni XXIII e adesso in quello di contrada Consolida. Sulla carta d’identità si ritrovano nati ad Agrigento e adesso, si scoprono residenti pure ad Agrigento. Con i cancelli chiusi in caso di una, speriamo più lontana possibile, tumulazione. La protesta in questi giorni sta aumentando. Il Sindaco di Favara con un incontro chiede spiegazioni al collega Zambuto e la gente, sul piede di guerra, mercoledì 15, si recherà a Palazzo dei Giganti per chiedere lumi al loro nuovo sindaco. Insomma un vero e proprio Kaos!

Giuseppe Piscopo

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