E Agrigento scopre che “l’unico vero abusivo della Valle dei Templi fu Alexander Hardcastle”

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Ad affermalo  un consigliere  durante l’ultima seduta del Consiglio Comunale, nella quale è stata approvata una mozione per la verifica degli attuali confini del Parco archeologico. La decisione fa insorgere Legambiente che chiede le dimissioni dell’intero Consiglio. E Vittoro Sgarbi dichiara: “Se la delibera dovesse aprire la strada ad un nuovo consumo del territorio sarebbe un crimine”

La Valle dei Templi«Per preservare la dignità della città di Agrigento, che almeno in un lontano passato è stata una città “nobile”, sarebbe necessario che si dimettesse l’intero Consiglio Comunale». Così Mimmo Fontana, presidente regionale di Legambiente, alla notizia che il Consiglio Comunale di Agrigento ha approvato una mozione con cui si propone la verifica degli attuali confini del Parco archeologico della Valle dei Templi, restringendoli tra i due fiumi. Puntuale anche la dichiarazione del sindaco Marco Zambuto, “Agrigento dice il primo cittadino -,ha compreso gli errori fatti in passato, frutto forse di una condizione di povertà. Oggi c’è una nuova consapevolezza e in questi anni è stato fatto tanto sul fronte della conservazione e valorizzazione dei beni culturali”.

L’area de Parco archeologico, com’è noto, è stata dichiarata dal 1968 ad in edificabilità assoluta. Ciononostante nella stessa zona negli anni sono stati realizzati circa 600 immobili abusivi. Il restringimento dell’area del Parco, secondo i consiglieri comunali, porterebbe a riconsiderare la situazione di molte case abusive. Il testo della mozione, che è stato proposto dal consigliere Gerlando Gibilaro, del Girpa, gruppo indipendente di responsabilità politico-amministrativo, era stato presentato già da Michele Mallia,  appartenente allo stesso gruppo, e peraltro proprietario di un immobile abusivo in zona ad in edificabilità assoluta. “La cultura di questo Paese è cambiata – ha commentato Fontana – : oggi un sindaco come quello di Realmonte dispone la demolizione degli scheletri che hanno sfregiato la Scala dei Turchi per favorire lo sviluppo turistico ed economico della sua comunità. A pochi chilometri, ad Agrigento, sembra non cambiare mai nulla ed una classe politica evidentemente incolta disegna per la nostra città un destino di irreversibile sottosviluppo”. “L’unico vero abusivo Mimmo Fontanadella valle fu Alexander Hardcastle” è l’incredibile affermazione, verbalizzata, che più di ogni altra racchiude il senso del Consiglio Comunale di martedì scorso. Lo sottolinea il Circolo Rabat di Legambiente, attraverso la voce di Claudia Casa, Giuseppe Riccobene e Daniele Gucciardo: “Ancora una volta, l’ennesima, – affermano – si prova a giustificare la scientifica violazione di leggi dello Stato, a fomentare illusorie speranze di sanatoria, a richiedere riperimetrazioni”. La teoria sottesa all’atto amministrativo, proposta ed illustrata in aula dal consigliere Gibilaro, è quella secondo cui il Decreto interministeriale Gui-Mancini (1968) non troverebbe attuale riscontro nel vigente panorama normativo e, dunque, dispiegherebbe i suoi effetti solo da un punto di vista meramente urbanistico, non sotto il profilo archeologico. Gli abusi edilizi nella zona “A” del Parco, pertanto, potrebbero beneficiare della sanatoria edilizia. L’ampio dibattito d’aula ha comportato poi la parziale modifica dell’iniziale testo proposto, pervenendo alla richiesta di riportare il complesso dei vincoli effettivamente vigenti sugli elaborati grafici del Piano regolatore generale, così come votato ed emendato dal Cru (Consiglio regionale dell’Urbanistica). Il Circolo Rabat di Agrigento sollecita l’Amministrazione comunale e gli uffici competenti “a fare immediata chiarezza su quanto esposto essendo inaccettabile, ancora nel 2013, continuare a prendere in giro i proprietari di costruzioni abusive nella zona “A”, mediante la proposizione di effimere promesse di sanatoria edilizia”. L’Associazione ambientalista, inoltre, invita la rappresentanza parlamentare, recentemente rinnovata, a prendere in esame la proposta di legge dell’on. Ermete Realacci, che pure già alla fine degli anni ’90 si occupava concretamente della soluzione della spinosa questione. Sulla vicenda si registra anche una nota del Presidente del Consiglio Comunale, Aurelio Trupia: “In ossequio alla verità e al rispetto che il Consiglio Comunale nutre nei confronti della cittadinanza e delle Istituzioni, intendo chiarire che lo stesso Consiglio, dopo un ampio ed articolato dibattito, all’unanimità dei presenti, ha deliberato d’ impegnare l’Amministrazione comunale a verificare i vincoli discendenti da dispositivi di legge sul territorio comunale, e non come quanto dichiarato da Legambiente, che ha ritenuto, erroneamente, che il Consiglio comunale abbia approvato una mozione che prevede la restrizione del perimetro della Valle dei Templi di Agrigento. Sono certo che, sulla scorta della risposta che attendiamo dagli uffici competenti, i consiglieri con grande maturità e trasparenza, sapranno prendere le Vittorio Sgarbinecessarie decisioni”. Per il critico d’arte Vittorio Sgarbi, se la delibera mettesse un’ipoteca sul futuro “aprendo la strada a un nuovo consumo del territorio”, allora sarebbe “un crimine”. “I puristi e quindi anche io, ha dichiarato Sgarbi all’Adnkronos, potrebbero ‘cavalcare’ facilmente una delibera del genere, bollandola come forma di ordinaria follia tipica di tempi privi di consapevolezza, oppure si può leggerla come un venire incontro a famiglie che in un periodo di crisi, senza lavoro, non possono ritrovarsi la casa abbattuta. Se, insomma, gli effetti si limiteranno a quanto già costruito, magari in una logica di sopravvivenza, e’ una cosa di cui si può parlare, ma se si aprisse la strada a un nuovo consumo del territorio, a speculazione, allora sarebbe un crimine. Comunque la peggior realizzazione edilizia dell’area è l’edificio multipiano realizzato dalla Sovrintendenza e, in generale, la situazione della Valle dei Templi è buona dove la gestione è del Fai, inadeguata dove gestisce la Regione”.
Il fine che i cosiddetti ‘abusivi’ vorrebbero raggiungere è ovviamente una sanatoria, almeno per le case costruite per necessità. Ma, tra le righe, risalta anche la loro voglia di non essere considerati dei dissacratori del patrimonio archeologico: cercando di immaginare un confine del Parco più ristretto puntano a riscattare il loro operato. Ma l’interesse che li spinge, rimane pur sempre un interesse privato da mettere a confronto con altri interessi della collettività che non possono essere disattesi. D’altra parte, come evidenzia Legambiente, va tutelato l’interesse pubblico per la salvaguardia di un bene qual è il Parco archeologico, anche in una prospettiva futura, onde evitare i gravi errori che sono stati commessi nel passato sul nostro territorio, non solo nei confini del Parco. La legge regionale n. 20/2000, ha disciplinato l’uso delle aree del parco, rimandando ad un Piano Particolareggiato, che non è ancora entrato in vigore, la destinazione d’uso dei soli fabbricati legali realizzati prima del decreto Gui-Mancini. Dunque, la vicenda in sé non ha fatto passi avanti verso l’accoglimento delle esigenze degli abusivi della Valle. La questione rimane dunque aperta e farà ancora discutere. Troppe sono le responsabilità anche di chi ha amministrato o di chi avrebbe dovuto vigilare, troppe e tali da non poterci permettere oggi alcuna distrazione o superficialità. È quasi come se il tempo, anziché foriero di insegnamenti, volesse essere unicamente portatore di oblio. Le ferite prodotte sul territorio sono così tante, che gli agrigentini giusti e onesti non possono voltarsi a guardare da un’altra parte, ma devono essere partecipi del disegno futuro della loro città.

Anna Maria Scicolone

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