E adesso sulla Sciacca-Ribera corre solo la disperazione

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L’emergenza infinita sulla strada dove è crollato il Ponte Verdura sta inghiottendo tutto. Le comunità delle due cittadine sono al collasso. Una vicenda gestita malissimo che sta provocando enormi disagi  

altQuesta storia che non si sia voluto installare un ponte bailey al posto di quello sul fiume Verdura per fronteggiare l’emergenza sulla statale 115 non va ancora giù alle popolazioni di Sciacca e Ribera. “Io l’ho proposto ma mi è stato detto di no. Non sono ingegnere né esperto di strategie militari. Di conseguenza non posso che fidarmi di quello che ci dicono i tecnici”. Così il sindaco di Ribera Carmelo Pace aveva risposto a chi, due giorni dopo il crollo, gli domandava cosa pensasse dell’argomento. Risposta ineccepibile

 

 

. Fino a quando, però, non si è accorto (e non solo lui) che qualcosa non quadrava più. Che stava trascorrendo troppo tempo senza che si muovesse niente, che non si vedessero né ruspe né tanto meno operai. Il fatto è che su quella strada è in corso ormai da quaranta giorni abbondanti un’emergenza infinita. Il traffico è inesorabilmente interrotto, pendolari e autotrasportatori sono disperati, la via alternativa prescelta (la statale 386) non è adatta. Gli automezzi (leggeri e medi) devono attraversare i centri urbani di Ribera e Calamonaci per poter tornare sulla scorrimento veloce. In più devono essere percorsi almeno 40 km (ci vuole un’ora di tempo). Qualche incidente c’è già stato. E i mezzi pesanti? Bè, quelli per bypassare 20 metri di strada crollata sono addirittura costretti a usare la Sciacca-Palermo e la Palermo-Agrigento. Insomma: l’Africa può guardare dall’alto questa zona della Sicilia sud occidentale.
“Vicenda gestita malissimo”. È stata questa l’accusa formulata da più parti nei confronti dell’Anas da parte di amministratori e cittadini. A Ribera si è anche costituito un comitato civico che ha annunciato azioni di protesta eclatanti. “Sembriamo abbandonati da Dio”, riferisce Serafino Mazzotta, avvocato, fondatore di un comitato civico denominato “No ponte, no voto” che aveva minacciato la diserzione dei seggi elettorali.
E l’Anas? Come sta affrontando la questione l’ente delle strade? Il dirigente regionale Salvatore Tonti è, più o meno suo malgrado, il parafulmine della protesta. Ce l’hanno tutti con lui. Ma non è stato certo solo lui a prendere (o a non prendere) decisioni strategiche finalizzate essenzialmente a ridurre al minimo i disagi. “Entro 35-40 giorni ridaremo traffico alla statale 115”, aveva detto il funzionario già poche ore dopo il cedimento del viadotto Verdura. Lo disse anche al governatore Rosario Crocetta. Promettendogli, addirittura, che i lavori sarebbero stati fatti in fretta e che il cantiere sarebbe stato in funzione 24 ore al giorno. Amara la sorpresa quando, settimane dopo, si è scoperto che i giorni necessari
al ripristino del collegamento sarebbero stati almeno 45, e che in ogni caso il countdown sarebbe iniziato dal momento in cui fossero iniziati i lavori, non prima. Insomma: un autentico pasticcio. Col risultato che il limite abbinato alla pazienza pubblica è stato abbondantemente superato. “Abbiamo fatto più in fretta che potevamo” ha detto Tonti durante un’assemblea pubblica che si è svolta a Ribera. Aggiungendo: “in appena nove giorni siamo stati in grado di appaltare le opere”. Frasi che hanno generato un clima di sconcerto, oltre che di sconforto. “Caro ingegnere, queste sue osservazioni ci indignano”, ha detto Serafino Mazzotta. “Ma come? Qui la gente rischia la vita, la nostra economia
sta morendo e lei ci viene a dire che non avete perso tempo?”. “Dal punto di vista economico le nostre comunità sono al collasso”, ha accusato il sindaco di Sciacca Fabrizio Di Paola. Gli agrumicoltori sono
arrivati al punto di allargare le braccia: “Non ne possiamo più, stiamo pagando un prezzo altissimo”, ha detto il responsabile del consorzio Riberella Giuseppe Pasciuta. Le forniture edili hanno subito rincari pesantissimi, quelle alimentari riescono ancora a resistere soprattutto perché i furgoni necessari sono tra quelli autorizzati a transitare sulla 386. Anche se carburante e tempo sono aumentati a dismisura.
L’appalto alla fine è arrivato. Ad aggiudicarselo (costo: meno di 400 mila euro) è stata una ditta di Messina. Che, per iniziare ad operare, aveva bisogno del certificato antimafia. Ebbene: si è perso un sacco di tempo perfino per questo. Col risultato che l’affidamento è arrivato sotto riserva di legge, ma i lavori in ogni caso non sono iniziati nei tempi previsti. E come se non bastasse, gli argini artificiali del Verdura realizzati dall’Anas per deviare l’alveo del fiume, al fine di ripristinare la parte crollata, hanno ceduto per colpa della troppa pioggia e dell’acqua degli invasi che è stato necessario riversare sul letto dello stesso fiume. Risultato: occorre ripartire da zero. Insomma: i giorni necessari per i lavori rischiano di aumentare ulteriormente. E qualcuno, nei palazzi che contano, comincia a rimpiangere di non aver deciso di chiedere al genio pontieri di collocare un viadotto d’emergenza sul fiume Verdura. Forse (o sicuramente) la gente oggi non sarebbe così arrabbiata.

Massimo D’Antoni

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