E a Favara nel rito del battesimo anche la “promessa di osservare il codice della strada”

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L’originale integrazione alla liturgia del sacramento pronunciata dall’Arciprete Giuseppe D’Oriente

don Giuseppe D'OrienteUna Chiesa con le porte aperte, come ribadito proprie ieri da Papa Francesco, una Comunità che fa rete con la famiglia, una Città attenzionata a 360°. Don Giuseppe D’Oriente, in questi primi mesi da Arciprete di Favara, sta seguendo questa rotta. Sessantatre anni, nativo di Santa Elisabetta, venti dei quali trascorsi in Eritrea e Israele, una lunga e qualificata esperienza da parroco ed Arciprete in diversi paesi (tra questi Raffadali e Aragona), responsabile di Educandati e, prima dell’arrivo a Favara, Direttore per nove anni del Seminario di Agrigento. Don Giuseppe D’Oriente ha un curriculum di tutto rispetto, ma si è presentato a Favara con umiltà, in punta di piedi, stabilendo subito un feeling con i favaresi.

In questi primi mesi di guida del presbiterio locale due fattori lo hanno maggiormente colpito: il cuore grande della gente e il profumo del pane che i maestri panificatori sfornano ogni giorno. “Favara è una città grande, complessa, per molti versi contraddittoria -dice don Giuseppe durante una cordiale chiaccherata al tavolo di un bar- ma dal forte senso dell’ospitalità e della solidarietà. Non conoscevo in maniera diretta questa comunità. Ma in questi mesi mi ha colpito di più il calore della gente. Molti fedeli, anche non appartenenti alla Parrocchia della Chiesa Madre, in questo periodo sono venuti ad incontrarmi e darmi il benvenuto. Non sempre questo avviene in altri centri”.

Che città ha trovato?

“Il tempo a mia disposizione è stato limitato. In pochi mesi non puoi dire di conoscere la realtà. Ma in questo periodo ho potuto toccare con mano una consistente fascia di persone che vive sulla soglia della povertà”.

Quali gli interventi da fare?

“Occorre da parte di tutti una maggiore attenzione nei confronti di questa gente. Molti per pudore non chiedono l’elemosina. Ma credetemi c’è tanta gente che fa fatica a procurarsi il cibo. Ed allora la Chiesa, il Comune e la parte attiva della società devono intervenire con azioni mirate nei confronti di questa gente che non ha lavoro e che vive uno stato di disagio sociale ed economico”.
Ha trovato una Favara “in attività”, una città dinamica, ricca di risorse umane, di associazioni. Ma anche una città con tanti problemi che “minacciano” la qualità della vita. Alcuni problemi, secondo don D’Oriente, possono essere risolti dal “basso”, senza interventi che necessitano di impegni finanziari. Ma occorre un decisivo cambio di stile di vita e di comportamenti, soprattutto in alcuni aspetti della vita quotidiana. Tra tutti quello di una maggiore osservanza del codice della strada. Oltre ai fumi che escono dai camini dei panifici, a colpire il nuovo Arciprete anche i fumi degli scarichi di automobili, alla cui guida non sempre troviamo conducenti zelanti. Parcheggi in doppia fila, segnali non rispettati, spazi liberi occupati, auto in sosta con motori accesi. Ed allora Don Giuseppe, senza proclami mediatici, ma badando al sodo approfitta anche dei riti del battesimo che celebra per invitare i cittadini a comportamenti corretti. Al fonte battesimale il celebrante, con brevi parole, dopo aver rievocato ai presenti il “mirabile disegno di Dio che ha voluto santificare l’anima e il corpo dell’uomo per mezzo dell’acqua”, dopa il rituale rinuncio a Satana, alle sue opere e alle sue tentazioni, e dopo il “triplice” impegno di Credo, invita genitori, padrini ed assemblea ad una “originale” promessa: “Vi impegnate a rispettare il Codice della Strada, per una migliore qualità della vita e per il rispetto degli altri?”. Alla domanda dell’officiante l’assemblea in coro risponde “Si”. Al termine del rito i fedeli “in pace” escono dal sagrato. Alcuni di questi raggiungono le proprie auto lasciate anche in divieto di sosta. E mentre si mettono alla guida il “monito ” di Don Giuseppe ribomba più del motore dell’auto.

Giuseppe Piscopo

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