Due vicende su cui riflettere, che meritano qualche risposta

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La prima riguarda il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni. La seconda la lista Tsipras, e in particolare Barbara Spinelli.

Attilio Orsoni

Giorgio Orsoni

Due vicende su cui riflettere. La prima riguarda il sindaco di Venezia Orsoni. Ha patteggiato, dunque ha ammesso la colpa. Ha preso soldi non per sé, ma per la campagna elettorale (dunque indirettamente per sé). Li ha presi da Mazzacurati, l’uomo stimato da tutti, il sognatore del Mose, il corruttore. La storia di Orsoni dovrebbe essere collegata con altre, come quella dell’Expo 2015, dove persone come Greganti, uomo omertoso quant’altri mai, ha continuato, a quanto risulta, nella sua attività illecita senza battere ciglio dal lontano 1994 a oggi.

I magistrati faranno il loro lavoro, ma la domanda è: al di là della legge e della legalità, al di là della giusta presa di posizione ufficiale di Renzi per il PD, esiste una responsabilità politica da parte di chi non sapeva e non vedeva? Possibile che i nostri politici siano degli ingenui, vittime delle diaboliche turpitudini di uomini che agiscono nel segreto? E gli imprenditori? Sono anch’essi vittime? Perché politici e imprenditori, di destra e di sinistra, non sono stati attenti? Non hanno voluto esserlo per il semplice fatto che oggi, nella nostra democrazia occidentale, la maggior parte dei politici cerca e ottiene la legittimazione politica e istituzionale dei poveri per fare quello che i ricchi dicono loro di fare. Uso le parole poveri e ricchi a bella posta, per la loro sana arcaicità e cruda semplicità, e per evidenziare la tragedia della vergognosa crescita delle diseguaglianze velate dalla retorica da supermercato di pseudoscienze utili per nascondere la verità con molto fumo.

Una realtà, quella dei poveri e dei ricchi, vecchia come il mondo e non a caso confinata quasi soltanto nell’ambito del linguaggio religioso, oggi si configura come patologia della complessità sociale. Il patologico non è altro che un ingrandimento del normale e l’attuale corruzione dilagante è solo lo specchio di un sistema dove banchieri, imprenditori e politici (ma anche militari e magistrati), insieme a imbonitori e a venditori di fumo, edificano una società la cui democrazia è lo spazio e lo strumento dei loro interessi.

Il fatto che tutta questa genìa non sia stata attenta in casi reiterati come quelli di Milano e di Venezia ma prima ancora nel caso dell’Ilva di Taranto e di tanti altri, significa una condizione di complicità trasversale dove il confine tra legale e illegale diventa inesorabilmente fin troppo labile e si consuma tra party e inaugurazioni, cene e aperitivi dentro lo spazio chiuso del privilegio. Una complicità che, quando non perseguibile legalmente resta pur sempre qualcosa di moralmente negativo, che quasi sempre ha a che fare con il denaro, quasi sempre pubblico e dunque di chi paga le tasse, e con il rapporto fra denaro, giustizia e democrazia. Non vedere quando non si può non vedere equivale a nascondere colpevolmente. E se un politico riceve i soldi da un imprenditore, anche lecitamente, per essere eletto con i voti di molti che credono alle sue parole e soldi non ne hanno, a chi darà ascolto e per chi opererà? Oggi è normale non porsi una domanda del genere. Il tutto viene vissuto come naturale. Così fan tutti, a quanto pare. Non c’è male per il futuro della democrazia.

Barbara Spinelli

Barbara Spinelli

La seconda nota riguarda la lista Tsipras e in particolare Barbara Spinelli. Prima delle elezioni, la mossa di alcuni esponenti di primo piano di dichiarare che, se eletti, avrebbero lasciato il posto ad altri, mi era sembrata sbagliata.  I VIP democratici e di sinistra che fanno il grande gesto mostrano, sia pure involontariamente e di certo con le buone intenzioni (salvo Barbara Spinelli), una certa dose di (involontaria) arroganza e di condiscendenza. E’ come dire: siamo buoni e lo dimostriamo grazie alla nostra superiore, generosa rinuncia. Ma tant’è, una volta affermato il gesto, era necessaria la coerenza e questo a prescindere da qualunque motivazione. Invece, a differenza di Moni Ovadia, che è stato eletto, Barbara Spinelli, anch’essa eletta, ha ritenuto di non cedere il posto e siede a Strasburgo. In che cosa questa sinistra, che si proclama alternativa, è diversa?  Barbara Spinelli fa evidentemente parte anch’essa di una casta trasversale, convinta come è di essere indispensabile e fondamentale per le sorti progressive della democrazia in Europa. Intanto Sel che appoggiava la lista Tsipras ed è la prima vittima dell’operazione Spinelli si sta spappolando. Non c’è male per il futuro della sinistra.

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One Response to Due vicende su cui riflettere, che meritano qualche risposta

  1. Licata Diego Rispondi

    22 giugno 2014 a 11:36

    Il sindaco di Venezia non dimostra coraggio
    ma una grande faccia tosta.

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