“Drammi di carta” e storie di donne

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Dall’antico Giappone alla contemporanea Noto, l’antica e suggestiva arte del kamishibai per raccontare la vita di Teresa Schemmari, Marianna Ciccone e Gaetana Midolo, tre donne della nota città barocca siciliana protagoniste di tre storie che meritano di essere ricordate e raccontate. E’ quanto hanno fatto gli studenti e le studentesse del Liceo scientifico, classico ed economico sociale “Matteo Raeli”.

Kamishibai si può tradurre come “dramma di carta”. La parola è composta da due elementi: Kami che indica il materiale cartaceo e Shibai che indica la storia narrata. E’ un teatro di immagini già presente in Giappone nel XII secolo quando i monaci buddisti utilizzavano questa forma di narrazione per raccontare ai fedeli, spesso analfabeti, delle storie che contenevano degli insegnamenti morali. In seguito fu utilizzato dai cantastorie che recuperarono questa espressione artistica, soprattutto negli anni tra il 1920 ed il 1950. Ma come si realizza un kamishibai?

In una valigetta di legno viene inserito un set di stampe che il pubblico vedrà durante la rappresentazione mentre sul retro viene scritto il testo che uno o più narratori o narratrici leggono. E così, stampa dopo stampa, prende forma una storia.

Gli studenti e le studentesse del Liceo scientifico, classico ed economico sociale “Matteo Raeli” di Noto, coordinati dalle docenti Vera Parisi, Ada Di Mauro e Corrada Fatale, hanno utilizzato questa tecnica per raccontare la storia di tre donne loro concittadine: Teresa Schemmari, Marianna Ciccone e Gaetana Midolo, Le loro storie sono diverse ma unica è la determinazione ed il coraggio con cui hanno perseguito i loro sogni.

Teresa Schemmari, antropologa, non si arrese mai  alla sua malattia, il morbo di Albright, che la colpì da bambina quando frequentava le scuole elementari.  Da autodidatta proseguì gli studi fra le mura di casa fino ad ottenere prima una laurea in Filosofia e poi una in Sociologia. Teresa amava tutti, ma soprattutto gli ultimi ed i più deboli. Ricoprì anche l’incarico di Dirigente del Settore dei Servizi Sociali del Comune di Noto, considerando sempre la politica come missione al servizio della collettività. E’ morta a soli 45 anni. Oggi a Noto una targa la ricorda sul prospetto della casa in cui visse ed a lei è intitolato un asilo nido.

Marianna Ciccone era nata nel 1891 e  sin da ragazza voleva dedicarsi allo studio della Matematica e della Fisica ma in famiglia sostenevano che non era un percorso consono ad una donna, al massimo poteva diventare maestra. Lei invece riuscì a laurearsi a Pisa nel 1919 in Matematica e poi in Fisica nel 1924. In seguito perfezionò gli studi in Germania e ritornata in Italia, nel 1936, diventò docente di Fisica Sperimentale e nel 1959 docente di Spettroscopia alla Facoltà di Scienze Matematiche dell’Università di Pisa.

Il kamishibai più commovente è quello che narra della storia di Gaetana Midolo. Gaetana era nata nel 1895 da Antonio e Concettina Macca e aveva  abbandonato Noto per emigrare in America e costruirsi il futuro di una vita dignitosa lontana da stenti e miserie. Si era imbarcata nel 1909 sulla nave Moltke e aveva coraggiosamente affrontato le acque dell’oceano per approdare a New York: un viaggio, “mare sotto e cielo sopra”. Tramite le stampe e le voci,ci  pare di vederla dialogare la notte con le stelle ed ascoltare le note dell’orchestra della prima classe della nave.

Partì a soli 13 anni ed in terra americana trovò lavoro alla Triangle Shirtwaist Company, una fabbrica di camicette bianche. Insieme a tante altre emigrate lavorava anche dieci, dodici ore al giorno nel grattacielo dell’Ash building. Le voci narranti raccontano che era brava, si diceva che “aveva i sogni sulle punta delle dita”. Ogni giorno si acconciava i capelli con dei pettinini che le aveva regalato la madre al momento della partenza. Un piccolo vezzo che ci trasmette tanta tenerezza. Ma il 25 marzo del 1911, fu uccisa, insieme ad altre sue 128 compagne di lavoro, dal rogo che bruciò la fabbrica.

Fu uccisa dalla corsa sfrenata verso il successo ed il profitto dei due proprietari che non avevano installato alcuna misura di sicurezza nei locali lavorativi e per di più tenevano chiuse a chiave tutte le porte per evitare eventuali perdite di tempo e piccoli furti di miseri pezzettini di stoffa. Gaetana morì a soli 15 anni: il suo sogno americano era durato appena due anni, distrutto da lunghe lingue di fuoco. Nel 2016, sempre a Noto le è stata intitolata una rotatoria.

A narrare questa triste storia Irene Cutrufo, Gaia Gurrieri, Chiara Dimartino, Davide Sgandurra e Marzia Uccello, invece i costruttori del kamishibai  sono stati Dalila Baglieri, Flavia Casto, Carlotta e Giuseppe Caruso, Roberto Celestri, Nicoletta Fiore,Ester Greco, Alessandro Marziano, Naomi Mirmina, Lorenza Risino e Chiara Tortura.

Dall’antico Giappone alla contemporanea Noto, splendida città barocca siciliana, le storie si dipanano tramite l’antica e suggestiva arte del kamishibai.

Nelle foto alcuni momenti dell’iniziativa

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