D’Orsi: “Io solo contro tutti”

|




“Mafia e poteri sommersi soffocano lo sviluppo”

Eugenio D'OrsiAfferma di essere cresciuto a pane e Stato e di sentirsi isolato. E’ il presidente della Provincia, Eugenio D’Orsi, l’irriducibile sostenitore dell’aeroporto di Agrigento. E’ l’uomo dalle clamorose prese di posizione in difesa del presidente della Regione, Raffaele Lombardo, oggi rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa. Nel maggio del 2010 D’Orsi indossò una maglietta con la scritta: “Se Lombardo è mafioso, lo sono anch’io”.
Ha riorganizzato gli uffici, ridotto le spese, azzerato i mutui fino a rendere la Provincia tra le più virtuose d’Italia. Eppure in termini di rilancio, investimenti e sviluppo non ha certo brillato. Le casse dell’ente sono colme di 19 milioni di avanzo di amministrazione, una ricchezza intoccabile per il Patto di stabilità. Molte sono le sue riserve sul Governo Monti, moltissime sul suo antico alleato Angelino Alfano, qualcuna ce l’ha perfino nei confronti del suo leader politico Raffaele Lombardo. Il mandato di D’Orsi scade a giugno del 2013.

 

alt– La sua attività politica, alla Provincia, è costellata da fatti di cronaca, a cominciare dalle intimidazioni, subite più volte, fino alle attività d’indagine della magistratura sul suo conto. Quale sarà il suo futuro politico?
“Lei ricorda un altro presidente della Provincia che ha avuto bruciate tre case, che ha ricevuto intimidazioni in due scuole, una serie di pallottole, teste di capretto, croci disegnate sulle porte delle proprie abitazioni e al quale sono state inviate 400 lettere anonime?”

– Presidente, non mi sta rispondendo …
“Vuole una risposta da arrogante o da cretino? So di avere agito nell’interesse della comunità. Se mi minacciano e sono scortato e contemporaneamente sono imputato per avere rubato quattro palme, qualche cosa che non funziona c’è! Per i criminali sono uno che lavora contro di loro, per la magistratura sono uno che truffa la pubblica amministrazione. Siccome c’è una grande fede che mi accompagna e che mi ha fatto superare le grandi tragedie della mia vita, tutto quello che cade sulla mia testa, dal processo alle intimidazioni, mi fa andare avanti lo stesso.
Per quel che riguarda il mio futuro politico, sfido chiunque a trovare un obiettivo del mio programma che non ho raggiunto. Mentre tutti sono festaioli quando arrivano a centrare il patto di stabilità, io lo raggiungo oggi anno e non faccio proclami. Ho ereditato una provincia con 130 milioni di euro di debiti, con dieci società compartecipate, con una percentuale di scuole messe in sicurezza così bassa, che poteva essere considerata da terzo mondo: il 75% le ho messe in sicurezza. Ho ricostruito la viabilità con i fondi che avevamo a disposizione. Ho garantito il lavoro ai precari per cinque anni. Ho rivoluzionato gli uffici. Ho diminuito i dirigenti, da 27 a 13; ho ridotto loro l’indennità di funzione. Ho tolto trecento cellulari di servizio. Ho eliminato la linea internet, che veniva utilizzata per tutt’altro che le attività di servizio. Ho introdotto, oltre al badge, il foglio delle presenze. Niente più passeggiate in via Atenea … crede che mi amino per questo?”.

– Sono venute meno le risorse per la promozione e lo sviluppo del territorio?
“Assolutamente no, ma c’è la legge di stabilità che mette dei seri paletti. La nostra è una Provincia virtuosa; a questo traguardo non ci si arriva sprecando, ma con un’oculata attività economico-finanziaria”.

– Sì, ma in assenza di risorse, che investimenti sono stati possibili?
“Una strada chiusa da venticinque anni, la Sp Cammarata – Mussomeli, con nostri fondi siamo riusciti a recuperarla e a riaprirla al traffico veicolare. Abbiamo intercettato venti milioni di euro dall’Ue per installare il fotovoltaico nelle scuole di proprietà della Provincia e potremo risparmiare almeno 200 mila euro di corrente elettrica all’anno. Abbiamo avviato i progetti di internazionalizzazione con la Tunisia e Malta. Abbiamo anche inserito in bilancio il progetto di raddoppio della SS 189. Il progetto preliminare prevede l’anticipazione di nostri fondi, senza ricorrere alla Cassa Depositi e Prestiti. Indirò il bando di gara prima della fine del mio mandato. E se si pensa che è in corso di completamento la SS 640… possiamo dire che passi avanti nelle infrastrutture ne sono stati fatti”.

– A proposito di SS 640. Come pensa che cambierà il futuro dei Comuni che sono resi più vicini da un migliore collegamento stradale?
“Il problema non è fare arrivare i nisseni nell’agrigentino, ma far in modo che chiunque da ogni parte del mondo possa arrivare agevolmente ad Agrigento”

– E’ legittimo pensare a comuni strategie di sviluppo tra Caltanissetta e Agrigento?
“Certamente sì. Anche se per ora la provincia nissena è retta da un commissario regionale, noi abbiamo tanti rapporti con Caltanissetta. Si riteneva che fosse inglobata nella provincia di Agrigento. Invece ora l’ipotesi è che sia Trapani. Ma ciò non avverrà: hanno l’aeroporto, che produce sviluppo e ricchezza”.

– Il sindaco di Menfi valuta l’ipotesi di passare alla provincia di Trapani…
“Un’eresia: vogliamo fare come nel calcio-mercato? Apriamo il Comune-mercato? Il ministro si riferiva alla situazione attuale non a quella in divenire”.

– L’idea di Lombardo è stata di abolire le Province per farne dei Consorzi di Comuni …
“Un’idea sballata, anche se è del mio amico Lombardo. Gli impiegati della provincia dovranno restare? I servizi qualcuno li dovrà gestire? Dov’è il risparmio? Semmai, penso, che i consiglieri provinciali potrebbero essere ridotti dal 35 a 15 e gli assessori da 12 a 4. Riempiamo le province di contenuti: gli Ato, che si sono rivelate dei carrozzoni, diamoli alla Provincia. Non occorre un decreto ‘ammazza – province’. Con i decreti del Governo Monti, con la spending review le province rischiano già di morire di anoressia. Non abbiamo un euro per la cultura, perché ho dovuto attuare circa un 20% di tagli. Abbiamo un budget di 5 milioni per tutto, pur essendo una provincia virtuosa. Certo, eravamo abituati alla provincia come una specie di bancomat, dove si entrava per 5 mila euro di contributo e si usciva con trentamila euro …”

– Il Partito dei Siciliani, l’ex Mpa, si dice che voglia candidare sua moglie, Patrizia Marino, all’Assemblea regionale. Un cambiamento di strategia?
“Se l’Mpa dovesse chiedere la sua candidatura, sarà una scelta importante, non solo per il ruolo che ha nella società, perché è dirigente scolastico nelle scuole medie superiori, ma anche perché è moglie del presidente della Provincia. Tutto questo deve passare attraverso una concertazione tra Lombardo, Di Mauro e me. Se ci dovesse essere la candidatura di mia moglie, sarebbe di supporto alla lista dell’onorevole Roberto Di Mauro”.

– Come vede, dunque, il futuro politico dell’Mpa di Lombardo?
“L’Mpa è un’esperienza finita perché abbiamo fondato il Partito dei Siciliani. La novità di questi giorni è che appoggeremo la candidatura a presidente della Regione di Gianfranco Micciché di Grande Sud, movimento che è stato presente nella mia Giunta sin dall’inizio del mio mandato”.

– Aeroporto: ne parla ancora, quando perfino il Governo nazionale sembra ribadire, come già più volte ha fatto l’Enac, che è necessario ridurre gli scali aeroportuali, perché la gestione è spesso faticosa e fallimentare. Pensare a nuovi aeroporti non è anacronistico?
“La Provincia non chiede denaro pubblico. Abbiamo già dall’Enac il parere tecnico favorevole. La Regione ha inserito nel Piano di trasporti regionale l’aeroporto di Agrigento. Voglio proprio vedere chi ci deve fermare. Questa settimana il mio ufficio ha presentato al Comune di Licata il progetto per la variante urbanistica che consentirà l’esproprio dei terreni. Il ministro delle Infrastrutture, Corrado Passera, mi deve spiegare come può mai impedire l’iniziativa privata, dove lo Stato non mette un solo euro. Anche se sono fondi Fas (Il Fas in realtà è fondo istituito dallo Stato, ndr), la Regione ha previsto per l’aeroporto di Agrigento 35 milioni di euro. Ora sono pronti a investire degli imprenditori israeliani: ci metteranno aerei, gestione e attività”.

– C’è una convenienza economica nel farlo?
“Abbiamo speso centomila euro per il business plan di Kpmg. Ce l’ha chiesto l’Enac. Gli israeliani hanno messo a confronto questo autorevole studio con altri commissionati da loro. Hanno trovato che l’affare c’è”.

– Basato su che cosa?
“Sui trasporti commerciali e sullo sviluppo del turismo. Come sa, siamoAngelino Alfano sottodimensionati per numero di posti letto, rispetto alle altre province. Per essere equiparati a loro avremmo bisogno di altri 25 mila posti letto. Li riempiremo agevolando il turismo verso Agrigento. A Trapani con lo scalo di Birgi si sono arricchiti tutti. Sono gli agrigentini a non volere l’aeroporto o i vari ministri? Riusciamo a fare un ministro e undici deputati e non un aeroporto: forse perché basta poco per tacitarli e mantenere questo stato di degrado? Noi abbiamo chiesto l’aeroporto, senza finanziamenti statali, ma Riggio, da agrigentino, ha messo tutti i paletti di questo mondo, perché deve tutelare i grandi interessi di Palermo e Catania, che hanno due satelliti: Trapani e Comiso. Era così difficile per il nostro ministro chiamare Riggio e farsi spiegare le condizioni per fare l’aeroporto?

– Ma un incontro c’è stato…
“Riggio, Alfano e io: la foto ricordo, due anni fa, quando eravamo in sintonia… Mi hanno preso per i fondelli. Oggi non ho più alcun interlocutore a Roma e il mio partito si ferma in Calabria”.

– Ma quanto è costato finora?
“La società dell’AAVT è costata 5 milioni di euro. C’erano membri del consiglio di amministrazione e presidenti che hanno percepito per anni gettoni e indennità. Io ho presentato all’Enac il progetto dell’AAVT sullo scalo aeroportuale di Racalmuto. Non lo avevano mai sottoposto all’attenzione dell’ente. E’ stato definito ‘carta straccia’. Era impensabile creare uno scalo tra le montagne a Racalmuto. Nel 2004 il ministero dei Trasporti mandò una nota alla provincia di Agrigento per comunicare di interrompere qualsiasi progetto sull’aeroporto di Agrigento, perché non era stato inserito nel piano dei trasporti. Quella lettera l’ho tirata fuori io dopo quattro anni. L’avevano tenuta ben nascosta in un cassetto”.

– Lei ha cambiato molte volte i componenti della sua Giunta. Non ha cambiato solo alcuni dei suoi assessori, ma ha azzerato la Giunta più volte. Quali sono i motivi di fondo che hanno determinato tali decisioni?
“Non mi pare di avere cambiato un numero esagerato di assessori. Dal 2008 al 2010 ho avuto una sola Giunta, Se pensiamo che durante la campagna elettorale che c’erano i vari Bosco, Giambrone,… la loro presenza in Giunta era solo di valore politico. Dopodiché è nato lo scontro tra Pdl e Mpa. Il Pdl ha buttato fuori dalle Giunte provinciali gli assessori dell’Mpa. Ho resistito per un anno e mezzo. L’on. Alfano mi aveva garantito la mia ricandidatura e la sua amicizia. Ho dovuto accettare, per senso di appartenenza, il diktat del presidente Lombardo: ‘O sei amico mio o amico suo’. Così è avvenuto il primo cambiamento. Secondo la stessa scelta politica che si era diffusa nella Regione, ho voluto istituire un governo tecnico. Ma di tecnico non aveva nulla: c’erano delle facce che erano messe lì per fare la staffetta”.

– Ma è lei ad averli scelti, malgrado le indicazioni dei partiti …
“Se io potessi essere libero di scegliere tra Mariano Ragusa e Antonino Zichichi, sceglierei Zichichi. Dobbiamo stare nelle regole della politica. Anche La Marca, gran brava persona, di tecnico non aveva niente. Ma tutti gli assessori hanno seguito il programma che abbiamo dato agli elettori, con la sola difficoltà che non avevamo più la maggioranza in Consiglio”.

– Non ha trovato gente dallo spessore tecnico di più alto profilo?
“Ci sono persone disposte a spendersi per la politica? Credo di no. Penso alle favolette delle pari opportunità: se lei va a vedere i consiglieri comunali o quello provinciale non ci sono donne, non perché sono meno capaci, meno brave, ma perché sono meno impegnate in politica, non s’interessano alla politica. Il problema principale è che un politico non indica un tecnico in giunta. Prima che questi riesce a imparare il mestiere e entrare nelle diavolerie dell’ingranaggio della politica, è già ora di andarsene …”

– La Provincia di Agrigento non ha voluto entrare nel Distretto turistico Valle dei Templi. Eppure avevate previsto qualcosa come un milione e mezzo in tre anni da destinare allo sviluppo turistico, che per legge istitutiva è tra le priorità della Provincia. Quali investimenti sono stati riservati al settore?
“Ma questo è avvenuto due anni fa! Noi crediamo che per fare turismo qui ad Agrigento non ci voglia la Sagra del mandorlo in fiore organizzata una settimana prima, né la sagra del melone o la festa della cipolla. Noi crediamo che occorra rendere più facile venire ad Agrigento”.

– Per questo non c’è stata l’intesa? Eppure dentro il Distretto c’è anche la provincia di Caltanissetta, oltre al Comune di Agrigento, e lei ne sarebbe stato il presidente …
“Il Distretto dovrebbe mediare sulle situazioni e non fare da padrone: finché ci sarò io, non permetterò a nessuno di mettere le mani sulla Provincia”.
Il Protocollo d’intesa sottoscritto nel maggio 2010 tra il presidente della Provincia e il sindaco Zambuto per la costituzione del Distretto turistico aveva previsto la presidenza di D’Orsi, il quale s’impegnava a spendere direttamente come Provincia 500 mila euro all’anno per tre anni, a partire dall’anno allora in corso, secondo progetti predisposti dal suo stesso ufficio.

– Gli investimenti previsti dove son stati dirottati?
“Sulle infrastrutture, nell’ordinaria amministrazione”.

– Sul turismo?
“Siamo riusciti ad intercettare un finanziamento di 25 milioni di euro (la Provincia, congiuntamente ad altri soggetti, ha superato la prima fase di ammissione ad un bando nazionale, ndr) per dotare di macchine elettriche i luoghi turistici della provincia. A giorni potremo, ad esempio, agevolare i turisti nel raggiungere dalla città gli itinerari di visita nell’area archeologica. Per accompagnare i turisti utilizzeremo alcuni dei nostri 150 lavoratori precari. Tra qualche giorno sarà possibile nel display del proprio cellulare far comparire la cartografia della provincia, che indica il luogo in cui ci si trova, per orientarsi e avere indicazioni su dove andare e cosa fare. Siamo convinti anche della validità dei rapporti instaurati con Malta, con la Tunisia , con il Marocco. Non dobbiamo guardare solo al nord ma anche al sud del Mediterraneo. Perché non pensare ad un turismo culturale? Abbiamo avviato uno scambio di esperienze tra studenti universitari tunisini e agrigentini. Saremo ricevuti, assieme ad alcuni imprenditori, la prossima settimana dal primo ministro tunisino, perché noi vogliamo creare posti di lavoro in quel territorio, portando in Tunisia risorse umane agrigentine. Andremo a costruire acquedotti, autostrade …”

– Il Consorzio Universitario: lei ha sempre sostenuto l’idea di un rilancio. Ha ritenuto anche di non soffocarlo quale costola dell’Università di Palermo. Quali sono i rapporti con il rettore Roberto Lagalla? Quali le iniziative che intende portare avanti per potenziare il Consorzio?
“Mi sono impegnato perché non venissero i figli dei professori ma i professori titolari ad insegnare. Ho anche tolto i privilegi di borse di studio e dottorati che taluni figli di politici ottenevano presso altre università. Io pensavo ad una università euro-mediterranea. Ci siamo in parte riusciti. Ma è scoppiata una guerra tra me e l’università di Palermo sulla scelta del presidente del Consorzio nel 2008. Alfano e il rettore proponevano come presidente il commissario straordinario del Cupa, Bartolomeo Romano; io ho detto di no. Sa che ha fatto poi Romano? E’ stato nominato, prima, consulente del Ministero di Giustizia e, poi, componente del Csm. Una persona di alto profilo, per carità, ma non lo ritenevo adatto per un’università di respiro internazionale. La scelta di Josef Mifsud, che è presidente dell’Emuni (la rete di oltre 200 atenei del Mediterraneo, ndr ), e’ stata dettata dall’esigenza di elevare Agrigento al livello delle università del Mediterraneo. Ora con Lagalla abbiamo chiarito, stiamo cercando di convergere su una figura di spessore. Possiamo anche riconfermare l’attuale Mifsud, ma dovrà assicurarci una presenza più assidua. Il vero problema è un altro: ci troviamo ad avere un Consorzio i cui soci fondatori sono tre: Comune, Provincia e la Camera di Commercio. Chi ha uscito i soldi finora? Solo la Provincia. Il Comune non paga da sette anni ed ha un milione di debito. Il denaro dovuto dalla Camera di Commercio sarà estinto con una serie di scadenze. In quale società c’è un socio che non paga e rimane tale, con immutati poteri? Infine, per completare il quadro, il Governo nazionale non ha i fondi per investire sulle università”.

– Avvierà rapporti con altre università per istituire nuovi corsi di laurea?
“La mia idea era di dare più autonomia al Consorzio di Agrigento. Siccome siamo in pace, per ora restiamo con l’Università di Palermo”

– L’università di Palermo era pronta ad investire due milioni e mezzo di euro a fronte di circa 5 milioni necessari per completare il vecchio ospedale di via Atenea e trasferire in centro storico gli uffici di rappresentanza del Consorzio universitario. In che modo la Provincia sta pensando di integrare questi fondi?
“Consegneremo entro ottobre gli alloggi per gli studenti”.
E’ in corso un bando del Consorzio universitario per l’affidamento della gestione di questa parte di fabbricato relativa agli alloggi.

– E per il completamento, integrerà quei fondi?
“Lo chieda a Monti. Quando ci libererà le somme, saremo pronti a investirli”.

Raffaele Lombardo– La gente per un lungo periodo ha avuto disaffezione per la politica. Oggi, forse per il rischio di perdere il lavoro, per i rincari, la crisi, l’aumento delle tasse, si creano gruppi di discussione, c’è più voglia di partecipare, di combattere la mala-politica. Un politico come lei come vive tutto questo?
“Oggi il politico non può creare posti di lavoro, ma occasioni di lavoro. Penso che nemmeno sia giusto che a lavorare per la SS 640 non siano ammesse imprese agrigentine: siamo tutti mafiosi? E’ mai possibile? C’è la mafia, è vero. Ma perché generalizzare, perché non difendere le nostre imprese, i nostri uomini, i nostri conterranei.
Senza politica non c’è democrazia. Ma se ci affidiamo a Beppe Grillo come a chi dovrebbe assumere la guida del Paese, questo ci deve fare pensare. La disaffezione nasce dal fatto che i politici non sono vicini alla gente. I cittadini ad esempio non possono scegliere chi li rappresenterà a Roma. Il sistema elettorale fa schifo. Un’altra verità? Quando c’era benessere e si spendeva e si poteva far vivere con furbizia progetti che non valevano nulla, andava tutto bene … Pensi che per le spese di rappresentanza si spendevano 260 mila euro: le ho ridotte a 15 mila. Le spese di missione degli amministratori da 50 mila euro le ho passate a 717 euro. I presepi ‘viventi, fluttuanti, morenti’, ci costavano 1 milione 200 mila euro; ora ne bastano 20 mila. I tanti intellettuali, che venivano per chiedere di far pubblicare a spese della Provincia i propri libretti non hanno più risposte. Uno di loro, un mio parente, non mi saluta più. Ecco: la disaffezione vera e propria è determinata dal fatto che non possiamo dare più risposte e non parlo di queste risposte … ma in termini di lavoro. E’ finito il patto tra i siciliani e lo Stato”.

– Di quale patto sta parlando?
“I soldi dovevano andare alle regioni del nord; al sud, invece, spettavano ministri, ferrovieri, insegnanti, postini. Quando questo contenitore si è riempito, non c’è stata più la possibilità di creare posti di lavoro.
La politica non ha saputo dare risposte anche in termini di credibilità. Ha un ruolo determinante, che, purtroppo, viene molto influenzato dai poteri sommersi, dalle varie massonerie. I burattinai, sono sempre dietro le quinte, stanno dentro gli inghippi, rimangono nell’ombra con le loro tortuose menti e governano il sistema. Io ho chiamato i mafiosi col loro nome, i delinquenti col loro nome, ho chiamato i politici col loro giusto nome. Mi sono trovato completamene isolato”.

– Ma non è per colpa del suo carattere?
“Chi mi viene a chiedere cretinate, lo caccio a calci nel sedere; chi mi presenta un progetto per studiare il moto dei delfini del Mediterraneo, lo butto dal terzo piano; chi mi chiede il libretto con i nomi dei ristoranti, e si è fatto dare 50 mila euro per dieci anni, lo scaravento dalle scale. I ristoranti li aggiorniamo con i nostri uffici a costo zero. C’erano pure le richieste dei parroci. Ho detto a Don Franco (l’arcivescovo Francesco Montenegro ndr), persona spiritualmente elevata di cui mi onoro di essere amico: ‘Di’ ai parroci che, invece della festa del santo, mi chiedano un biliardino o di sistemare l’oratorio’; questo è il contributo che la provincia deve dare alla Chiesa. Con i fuochi di artificio spendo 20 mila euro e dura meno di un’ora. Con la stessa somma posso comprare dieci tavoli da ping pong e i ragazzi possono giocarci anche l’indomani”.

– Come vive la sua vicenda giudiziaria…
“Per la mia forma mentis sentirsi definire ‘mente criminale’ mi umilia e mi fa stare male. Tutta la mia famiglia ha lavorato nella scuola: mio nonno, mio padre; sono cresciuto a pane e Stato. Meno male che i miei genitori sono morti… Dimostrerò che non c’entro nulla, ma … io abito a Palma di Montechiaro, in un paese mafioso, dove non venivano allenate le menti, ma la manovalanza per la criminalità. Erano palmesi coloro che hanno assassinato il giudice Rosario Livatino, palmesi hanno partecipato all’uccisione del maresciallo Guazzelli. E’ anche vero che a Palma ci sono persone per bene. Dica all’on. Alfano di andare a Palma. Non verrà, per evitare di stringere la mano a qualcuno che forse è mafioso. La cosiddetta antimafia penalizza solo i mafiosi o un intera collettività? So per certo che molti con l’antimafia hanno costruito carriere e hanno ambito e raggiunto posti di potere. So pure che a chi dà veramente fastidio alla mafia, prima o poi la mafia presenta il conto. Oggi gli stessi che erano i più accaniti detrattori dei giudici Falcone e Borsellino, li chiamano ‘eroi’ ed hanno la loro foto dietro la scrivania. E’ un atteggiamento populistico. Dovremmo distinguere questa gente da chi combatte davvero la mafia, come chi non compare mai sui giornali: tanti poliziotti, carabinieri, investigatori.”

                                                           Anna Maria Scicolone

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *