Dio e Marx stanno con gli operai che perdono il lavoro

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Il nostro è il mondo delle spreco. E delle diseguaglianze. Se papa Francesco sta con gli operai e vive in 70 metri quadrati, il cardinal Bertone invece decide di andare a vivere in una casa di 700 metri quadrati.

L’altoforno della Lucchini dunque è stato spento. Quando vidi per la prima volta Piombino, verso la fine degli anni ’60, rimasi colpito dal senso di benessere che si sentiva in città. Un benessere sobrio, pulito, ben organizzato, di una città operaia. Molti dei miei compagni di univesità a Pisa erano piombinesi, quasi tutti figli di operai e di impiegati dell’Italsiser  e della Dalmine (così si chiamavano allora le acciaierie), orgogliosi di esserlo, ben consapevoli di avere un compito, quello di andare avanti grazie all’impegno della famiglie delle loro madri e dei loro padri lavoratrici e lavoratori.

Proteste a Piombino

Proteste a Piombino

Allora il Partito Comunista era tutto o quasi e i miei compagni avevano un senso piuttosto sviluppato della partecipazione politica e sociale, consapevoli della loro storia determinata dall’orgoglio operaio. Erano fortemente attaccati alla loro città, al punto che il sabato sera, pur essendo in piena temperie del ’68, non c’erano santi, i piombinesi dovevano fare lo struscio in Corso Italia. Si scherzava di questo.

Dopo qualche tempo visitai le acciaierie e assistetti alle collate. Tutti sapevano cosa significava lavorare lì.

L’altoforno era come un dio minaccioso che andava tenuto a bada. Ma dava lavoro. Negli anni le cose sono cambiate.

Oggi c’è la crisi che tutti conosciamo. Il governo e la regione Toscana si impegneranno nella riconversione. Basterà? Ce lo auguriamo. Ma perché si deve sempre arrivare alla soglia di una tragedia sociale e all’olocausto di migliaia di lavoratori per intervenire? Perché continuiamo a brucare l’erba, mentre il predatore si lecca i baffi dopo il pasto?

Quel che è accaduto alla Lucchini non ha in sé niente di nuovo. Guardate cosa scriveva Marx, oggi riletto in tutto il mondo, quasi un secolo e mezzo fa:

“L’industria moderna non considera e non tratta mai come definitiva la forma di un processo di produzione, quindi la sua base tecnica è rivoluzionaria, mentre la base di tutti gli altri modi di produzione passata era sostanzialmente conservatrice. Con le macchine, con i processi chimici e con altri metodi essa sovverte costantemente, assieme alla base  tecnica della produzione, le  funzioni degli operai e le combinazioni sociali del processo lavorativo. Così essa rivoluziona con altrettanta costanza la divisione del lavoro entro la società e getta incessantemente masse di capitale e masse di operai da una branca della produzione nell’altra”.

“Quindi la natura della grande industria porta con se’ variazione del lavoro, fluidita’ delle funzioni, mobilita’ dell’operaio in tutti i sensi. Dall’altra parte essa riproduce la antica divisione del lavoro con le sue particolarita’ ossificate, ma nella sua forma capitalistica. Si è visto come questa contraddizione assoluta elimini ogni tranquillità, solidità e sicurezza delle condizioni di vita dell’operaio, e minacci sempre di fargli saltare di mano col mezzo di lavoro il mezzo di sussistenza e di render superfluo l’operaio stesso rendendo superflua la sua funzione parziale; e come questa contraddizione si sfoghi nell’olocausto ininterrotto della classe operaia, nello sperpero più sfrenato delle energie lavorative e nelle devastazioni derivanti dall’anarchia sociale” (K. Marx, Il Capitale, I, iv, 13, vol. I,  tr. Cantimori, Editori Riuniti, Roma, 1964, pp. 533-534).

Il nostro è un mondo dello spreco di uomini e di denaro.

E delle spaventose diseguaglianze. Per un papa Francesco che si schiera con gli operai di Piombino e vive in un appartamento di 70 mq c’è un cardinale Bertone che si insedia in uno spazio abitativo di 700 mq.

Persino il Dio dell’eguaglianza e della povertà, che sicuramente sta dalla parte degli operai di Piombino, di Osmannoro, di Taranto, è costretto ad assistere a questo spettacolo così malamente offerto dagli uomini.

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2 Responses to Dio e Marx stanno con gli operai che perdono il lavoro

  1. Antonio Vanadia Rispondi

    29 aprile 2014 a 22:28

    Nel terzo millennio qualcuno cita ancora Marx,sono rimasti in pochi a citarlo : Castro e poi il satrapo mefistofelico della Corea del nord….Un comico e surreale pezzo …. sembra scritto da ”Peppone”.Peccato che l’autore sia dimentico del fatto che la sinistra italiana sia contigua ,in maniera conclamata e continuata, con il più becero capitalismo.

  2. Nicolò Vignanello Rispondi

    30 aprile 2014 a 19:48

    Finalmente ci si sveglia e ci si accorge che Marx non solo è attuale ma può riprenderlo la Chiesa che ancora si dice Cristiana ma non segue l’esempio di Cristo!
    Per la cronaca: non sono credente, con Dio, se esiste, ho un patto!

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