Di Mauro: “Un cittadino indicato dalla società civile non può fare il sindaco”

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Elezioni Agrigento. Parla il deputato regionale Roberto Di Mauro: “Il nuovo candidato sindaco deve avere esperienza amministrativa e….comprendere che cos’è la politica”.

Roberto Di Mauro (foto Grandangolo)

Roberto Di Mauro (foto Grandangolo)

Ad Agrigento, la campagna elettorale si è intensificata progressivamente dall’indomani delle dimissioni del sindaco Marco Zambuto. Almeno dai primi di agosto si parla di liste, di candidati al Consiglio, di strategie e soprattutto dei papabili sindaci. Tre i nomi che circolano: uno è quello di Giuseppe Di Rosa, vice presidente del Consiglio comunale, che ha già confermato la sua candidatura; un altro è quello dell’avvocato Vincenzo Campo, titolare del b&b Villa San Marco, il quale accetterebbe di scendere in campo con senso di responsabilità, soltanto qualora si verificasse una convergenza di forze sulla sua candidatura; infine il terzo nome è quello del sindaco di Porto Empedocle, Lillo Firetto, deputato regionale Udc, il quale alla domanda sulla sua possibile candidatura si mostra allettato dall’idea di guidare Agrigento fuori dal pantano e, pur senza confermare,  risponde con un sospensivo “perché no?”.  Altri, in area Centrodestra, come Giovanni Amico, dirigente generale dell’AST e responsabile del settore giovanile dell’Akragas,  o Vittorio Messina, presidente della Camera di Commercio, hanno finora dato risposta negativa alle spinte che provengono dalla politica.

Le elezioni dovrebbero svolgersi nella prossima primavera. Tuttavia non è escluso che il Parlamento regionale adotti una soluzione legislativa per anticipare a novembre anche per altri Comuni commissariati.  Per saperne di più sugli umori e sul clima pre-elettorale agrigentino Malgradotuttoweb sentirà alcuni dei politici locali. Il primo incontro è con il deputato regionale Roberto Di Mauro.

On. Di Mauro, qual è il suo giudizio sui sette anni di amministrazione Zambuto e quale il suo auspicio per il futuro della città di Agrigento?

“È stata un’amministrazione bugiarda, che non ha mai detto la verità sui conti del Comune, che non è mai intervenuta per migliorare la situazione finanziaria e, quindi, per garantire i servizi. A ciò si aggiunga che la riduzione di trasferimenti di risorse ai Comuni ha comportato un ulteriore depauperamento delle casse comunali. L’amministrazione comunale ha continuato a nascondere la testa sotto la sabbia, lasciando che i cittadini non fossero informati del baratro a cui si stava andando incontro, che è pari, oggi, a circa 100 milioni di debiti. Altre responsabilità riconducono alla gestione del sistema dei rifiuti, su cui gravano i costi relativi a 195 dipendenti, un numero che a paragone con altre città d’Italia, in base al numero di abitanti,  è di gran lunga superiore. Inoltre, non c’è stata una reale complessiva valutazione del sistema patrimoniale: il Comune paga profumatamente la locazioni di immobili e, invece, concede in affitto locali a prezzi inferiori a quelli  di mercato. Non sono stati fatti investimenti sul fronte energetico per ridurre drasticamente la spesa.  Non è stato approntato un quadro significativo del sistema debitorio, in modo da procedere alla transazione con i soggetti interessati, determinando di fatto un aggravamento della situazione.Inoltre si è dimesso un professionista serio come Cacciatore da revisore dei conti e questo già è un segno.

Da mesi il Piano regolatore generale è operativo e, invece, viene mantenuta volutamente  una cappa su questo strumento urbanistico; anche questo la dice lunga su come l’amministrazione sia ferma.

Il nuovo candidato sindaco deve avere un’esperienza amministrativa, deve possedere competenze in termini contabili e legali. Devono convergere su di lui un coacervo di capacità che non possono appartenere al cittadino indicato dalla società civile, ma a un individuo che comprende che cos’è la politica”.

 I giochi sono ormai quasi fatti ad Agrigento e sono questi i tre candidati, o ci dobbiamo aspettare altri nomi e delle sorprese?

“A parte Di Rosa, che ha annunciato più volte la sua candidatura, non ci sono stati comunicati ufficiali di candidature. I ‘si dice’ possono scaturire da tante valutazioni, anche di opportunità politica. Io non vado dietro ai ‘si dice’. Aspetto di conoscere una data di scadenza certa di presentazione delle liste per poi fare un confronto con gli ordini professionali, con le categorie produttive e con la politica per trovare l’intesa su un nome che abbia le caratteristiche giuste. Quanto ai nomi di Campo e Firetto, mi limito ad osservare e a non fare alcuna considerazione”.

Un giudizio su Di Rosa, Campo e Firetto non lo esprime?

“Uno è un consigliere comunale impegnato, che vuole spendersi per il ruolo più significativo, grazie alle conoscenze che ha maturato; ma una cosa è fare il consigliere comunale, altra cosa è fare il sindaco. Per quanto riguarda gli altri due, se dovessero candidarsi, deciderò chi appoggiare o non appoggiare o opterò per un mio candidato. Tuttavia, francamente  io non credo che siano loro i candidati”.

Essere alla guida oggi di un’amministrazione comunale qual è quella di Agrigento, così come l’ha descritta, più che una sfida, non è un suicidio politico? Mi riferisco in particolare alla necessità di far fronte a una situazione di pre-dissesto con l’aumento dei costi a carico dei contribuenti, a fronte di servizi sempre più carenti e meno risposte concrete per la cittadinanza. Che cosa ne pensa?

“No, tutti i Comuni hanno una situazione finanziaria difficile. Così come anche la Regione Siciliana e lo Stato. Bisognerà avere la capacità di mettere in moto una serie di meccanismi che sono previsti dalla legislazione regionale e nazionale. Penso, ad esempio, al settore energetico. Il Comune è titolare di milioni di metri quadrati di terreni: perché non pensare di destinarli ad impianti di energie alternative, avvalendosi  delle agevolazioni che prevedono l’abbattimento del 50% dei costi, per risparmiare sui costi energetici? Perché non fare lo stesso sui tetti delle scuole o di altri edifici comunali? Finora è mancata la cultura e la volontà politica di adottare provvedimenti di questo tipo”.

Un rimedio sarà anche aumentare i costi a carico dei contribuenti con un aumento dei tributi, ma non sarà impopolare e un danno politico per il nuovo sindaco?

“I tributi sono già al massimo. La scorciatoia alla ‘Governo Monti’’ come quella  di mettere l’Imu e di imporre un salasso alle Regioni, è la scelta più facile, perché chiede ai cittadini di concorrere alla spesa pubblica. Il sindaco invece dovrà essere in grado di contenere il sistema di tassazione e di determinare nuove entrate”.

Dalle ultime consultazioni elettorali è emersa prepotentemente una volontà popolare di cambiamento, di totale rinnovamento, un rifiuto verso la vecchia classe politica. Qual è il suo giudizio, considerato anche che proprio lei è in politica da decenni?

“Alle scorse politiche il dato è stato drogato dalle 80 euro mensili promesse da Renzi, come le mille euro che un tempo garantiva Berlusconi. Un altro aspetto è stato determinato dagli eccessi di Grillo in campagna elettorale e , infine, la debacle di Berlusconi. Cosicché l’elettorato è stato orientato a sostenere l’unico partito che rimaneva in piedi, il Pd. Non c’è stata un’attività politica significativa e rivoluzionaria di Grillo tale da essere premiata. Il risultato è stato che il voto di protesta si è diviso, da un lato, verso Grillo, che si è contenuto intorno al 20% e, dall’altro,  carico di speranze, verso  il Pd, che si presentava con un uomo nuovo.  Il risultato è che tuttora non c’è una politica di riforme che possa portare all’unica cosa che interessa davvero agli italiani: il lavoro.   Oggi la contestazione è globale e non solo nei confronti della casta. Ognuno contesta l’altro. Il malessere è generale. Si contestano perfino i soldi spesi per le casse da morto destinate a dare degna sepoltura ai migranti annegati nel Mediterraneo. Non c’è considerazione nemmeno dinanzi alla morte. Il lavoro non si trova con 80 euro mensili, né con la riforma dell’articolo 18, né con la riforma del Senato, o eliminando le Province o il Senato, che è pure giusto per un abbattimento di costi. Ma non c’è un disegno complessivo. Oggi la Germania si irrigidisce e l’Italia non ce la può fare da sola: ogni giorno arranca rispetto alle prospettive.  Renzi, prima o poi, staccherà la spina e porterà al suo attivo l’abolizione delle province, del Senato, la riforma del sistema elettorale sostenendo di aver fatto qualcosa rispetto ad altri. Io non vedo, all’orizzonte, volti nuovi in grado di caricarsi l’onere di scelte anche impopolari pur di portare un risultato che determini lavoro in Italia. Inoltre, se c’è un disvalore tra nord e sud non è solo colpa dello Stato o della politica. C’è un problema di capacità intellettuali. Qui al sud si è creduto che il pubblico impiego potesse essere la panacea.  Tolta questa possibilità, tutto è crollato”.

Un problema culturale, dunque, prima che politico … La sua è anche autocritica?

“Certo. La Democrazia Cristiana ha creduto che le imprese potessero nascere soltanto al nord”.

Anche lei pensa che occorre cambiare strategia?

“Nel ‘90 da sindaco avevo fondi e capacità di recuperare risorse. Ricordo che spesi circa 200 miliardi di lire, allora. Oggi è diverso. La città di Agrigento  ha due settori che possono determinare lavoro: uno è l’edilizia, l’altro il turismo. Questo sistema va messo a valore attraverso un sindaco che sia un amministratore  capace di mettere a frutto un processo di sviluppo con le imprese e con il territorio nel suo insieme. Oggi il turista che arriva al lungomare di San Leone trova soltanto bar e ristoranti. In Versilia o in Costa Azzurra, trovi anche altro. Il turista non viene ad Agrigento soltanto per bere o mangiare. Purtroppo manca la consapevolezza del nostro valore. Chi sarà in grado di determinare una crescita culturale? Negli  Stati Uniti con beni culturali, spiagge e paesaggi come i nostri avrebbero avuto la capacità di attivare un circuito di interesse per milioni di persone.  Un sindaco deve essere ambasciatore di queste ricchezze, con un’attenzione particolare al piano regolatore: basta già lo scempio che si è determinato nel passato. C’è una città da sistemare sotto il profilo dell’arredo urbano e dell’accoglienza, che è un processo culturale: il turista che viene  spennato, preferirà sempre Cefalù o Taormina ad Agrigento.   Il sindaco dovrà adoperarsi con le risorse europee, regionali, comunali per imporre servizi e tariffe,  un adeguamento e un livellamento dell’offerta turistica”.

       Che apporto ritiene di poter dare alla campagna elettorale?

“Vorrei sfuggire al sistema degli accordi di partito nell’individuazione del candidato. Vorrei coinvolgere persone a me vicine dal punto di vista politico, come il ministro Angelino Alfano, il deputato regionale Vincenzo Fontana, il deputato nazionale Riccardo Gallo, purché si converga su  un sindaco che  abbia le caratteristiche culturali che ho illustrato”.

Qual è la sua tessera di partito?

“Nessuna”.

L’alleanza con il centrodestra, però, è chiara …

“Ho avuto modo di conoscere da vicino la Sinistra siciliana, e, a parte la ragionevolezza e la compostezza della buonanima dell’on. Giacomo Di Benedetto e dell’on. Angelo Capodicasa, gli altri sono …  è gente che litiga per nulla”

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