Di Letta e di Governo. Riecco la Dc

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La carica dei sottosegretari. Ce n’è anche una alle Pari “Inopportunità”

Michaela BiancofioreA vederli tutti insieme già litigiosamente viene subito da pensare ai bei tempi andati della Prima Repubblica quella a spigolosità e trame democristiana, la mai tramontata tendenza dorotea del bel paese. La terza Repubblica a trazione lettiana dunque nasce vecchia, o se preferite consueta, nel segno dell’immutabilità nazionale. Ed eccoli qui i sottosegretari nuovi e spesso vecchi, e rieccoli i Miccichè e le Biancofiore, già carichi di critiche e di polemiche, con la sottosegretaria di Bolzano che neanche comincia e già scatena un putiferio sull’omosessualità che le fa perdere nel giro di 24 ore metà della sua delega, quella alle pari opportunità, che nel suo caso a furor di associazioni gay sono sembrate piuttosto delle “inopportunità”.

 

 

Riecco i distinguo, i non ci sto i “se non si toglie l’Imu il governo cade”, di cui avevamo quasi nostalgia nella fase tramontante del Montismo quando tutti avevano ritrovato l’unanimità nel voler scaricare il Professore dopo essere stati unanimi nell’accoglierlo più di un messia in terra. Ah sciagurata nazione immemore che ri rispecchia solo nel suo ventre molle e qualunquista! C’è la può fare dunque il democristianissimo Letta Enrico a tener la barra dritta di una barca che i marosi capricciosi spingono di qua e di là in un mare di burrasca continua pronta alla tempesta? Se non ce la fa lui si va tutti a casa ha già ammonito il Presidente, lui compreso, Napolitano che ha le dimissioni in tasca, pronte da far seguire ad un eventuale scioglimento delle camere. Non s’illudano quindi leader di partito e parlamentari, o si salta qui o si muore. Eppure già dopo pochi giorni quel senso stretto di instabilità, quella sensazione di fragilità costituzionale, nel senso che sa di costituzione della nazione, ci attanaglia quasi e forse più di quanto non ci attanagli la crisi, se c’è una parola per definire quest’Italia in cui viviamo quella parola è: Paralisi. Paralizzati come animali spaventati di fronte al baratro, incapaci di saltarlo o di deviare, condannati a rimanere lì, aspettando un Godot che se mai arriverà, lo temiamo, fortemente lo temiamo, non sarà per venirci a salvare.

Luigi Galluzzo

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