Ma destra e sinistra sono termini ormai antiquati?

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Sapere da che parte si sta è un principio della democrazia, che tuttavia rischia di dissolversi.

Giorgio Gaber, autore e interprete della famosissima canzone degli anni Novanta nella quale si chiede che cosa sono destra e sinistra

Si dice che vi è una distanza abissale tra una casta separata, che non è fatta solo da politici, ma anche da una parte di dirigenti, uomini d’affari, padroni, leader di lobby, e dall’altra il popolo. Curiosamente l’atteggiamento critico di chi dovrebbe stare vicino al popolo si è rivolto in modo sprezzante ai cosiddetti populismi mentre non ha poi detto molto sulla cosiddetta casta la cui arrogante presenza è stata una delle cause principali della nascita dei populismi con cui peraltro riesce nascostamente a convivere.

Un ingegnere polacco Alfred Korbyrski, ebbe a dire una frase molto semplice che ottenne una notevole fortuna. Fu ripresa da un altro importante pensatore, Gregory Bateson. La frase è: “la mappa non è il territorio”. Detta così, sembra un’ovvietà. Solo che, se ci si avvicina piano piano alla realtà del rapporto tra la mappa e il territorio, ci si rende conto che è proprio questa banale distinzione a costituire la nostra capacità di orientarci non solo nelle città e nelle strade, ma anche nella nostra testa. Senza territorio la mappa è inutile, senza mappa, cartacea, virtuale o mentale, il territorio resta sconosciuto. È la differenza tra mappa e territorio ad assicurare l’unità e il valore della conoscenza. Senza di essa vi è confusione come nel quadro di Escher Galleria di stampe, dove i quadri si confondono con i paesaggi che rappresentano.

Ma oggi è come se la casta possedesse la mappa e la tenesse nascosta, mentre è come se il popolo si aggirasse nel territorio senza orientamento e per questo si arrabbia e pretende la mappa. Molti si offrono per vendere la loro e ciascuno assicura che essa possiede le indicazioni giuste, ma poi accade che queste nuove mappe non sono poi così diverse da quelle vecchie e tutte vogliono far credere che esse non solo sono carte, ma anche il territorio stesso! Così, alla fine, a guardare una mappa senza vedere dove vengono posati i piedi e senza alzare gli occhi, si finisce dentro un tombino aperto oppure contro un palo. Mentre, a camminare sul territorio senza una mappa tra le mani o nella testa, ci si ritrova sempre sullo stesso punto dopo avere girato in tondo senza una direzione.

Accade così quando in una assemblea i partecipanti parlano dei problemi politici e dei disagi sociali del loro territorio, e il parlamentare di turno racconta di ciò che accade alla Camera o al Senato, riempiendo la storia di inutili dettagli che servono solo a creare un’ulteriore distanza della casta. A coloro che partecipano alle assemblee non interessano i retroscena della politica istituzionale come se fossero i pettegolezzi di uno spettacolo, interessa loro condividere i disagi, collegarli con situazioni territoriali analoghe, parlare di obiettivi, discutere di programmi da realizzare, essere rassicurati sulle cose fondamentali. Come ha detto un  economista a un’assemblea a cui ho partecipato, si vuole sapere da che parte si sta in un mondo in cui vi sono padroni e operai, sfruttatori e sfruttati, ricchi e poveri.

E’ ben vero che non bisogna confondere il bisogno di semplificare con la realtà che è sempre più complessa e non riducibile a semplici divisioni del tipo amico-nemico, ma è altrettanto vero che semplificare non solo è necessario ma anche salutare per un orientamento politico, perché alla fine partecipare significa appunto prendere parte. Sapere da che parte si sta è un principio della democrazia che tuttavia rischia di dissolversi. Ecco perché si formano strane coppie al governo e un’opposizione vera non c’è. Ecco perché ritorna il solito vecchio discorso secondo cui destra e sinistra sono termini ormai antiquati e superati. Furono considerati tali, se non sbaglio ai tempi della dittatura fascista e poi nell’epoca di Cetto La Qualunque.

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