Depuratore di Sciacca: Una favola senza lieto fine

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Sul fronte della depurazione la città è in ritardo di almeno tre decenni. E non certo per il destino cinico e baro, ma per chiare responsabilità politiche

altSciacca, fine anni ’70. Il Comune può intercettare un copioso finanziamento per realizzare il depuratore. In ballo ci sono alcuni miliardi, poco meno di una decina. Il miglior sito dove costruire l’impianto è stato individuato nella zona della Foggia, proprio nella parte sottostante la stazione di servizio tuttora in funzione, l’allora Kendall. Il progetto prevede il convogliamento, a caduta, in quella zona. Dal punto di vista orografico l’area è la migliore possibile. Il programma prevede di finanziare anche la realizzazione di un pennello sottomarino, che allontani al largo i reflui depurati. Ma residenti e proprietari di immobili protestano. A capeggiarne la rivolta, più o meno a sorpresa, si schierano perfino un paio di politicanti dell’epoca, non certo di tradizione bolscevica.

È, d’altra parte, il tempo in cui un sindaco cade per molto meno. Bastano un paio di minacce politiche, e il gioco è fatto. Insomma: Non se ne fa più nulla, il finanziamento si perde. Depuratore addio. Anzi, arrivederci. Per fortuna. Ma passeranno comunque più di trent’anni prima che arrivi il Parf e venga costruito finalmente il primo modulo del depuratore.
La storia di Sciacca va scritta sforzandosi di non tralasciare i dettagli. E che dettagli. Uno di questi ci rivela che sul fronte della depurazione è una città in ritardo di almeno tre decenni. Non certo per colpa del destino cinico e baro. Responsabilità fin troppo chiara, quella di una classe dirigente (sic!) che ha badato ad un’autoconservazione incolta. Nulla a che fare con i personaggi del Gattopardo, ché quelli erano conservatori ma almeno conoscevano la storia. Dopo una dormita generale trentennale, tempo passato a crogiolarsi al sole delle polemiche inutili e della catarsi autoreferenziale, i soldi per il depuratore il Comune di Sciacca li ha incamerati solo tredici anni fa. Sindaco in carica: Ignazio Cucchiara. Quattordici miliardi di vecchie lire. Soldi sufficienti solo per costruire il primo modulo, s’intende. Insieme a quelli utili a realizzare il primo stralcio della rete fognante. Nel frattempo si guardava con invidia a quello che facevano nei paesi vicini. A Menfi, per esempio. Dove il depuratore c’è da vent’anni, permettendo a quel litorale di accumulare bandiere blu per il mare pulito e per i servizi al turista. Oggi qualcosa è cambiato, per fortuna. Anche una certa consapevolezza. Ma Sciacca è ancora indietro. Torneremo a scoprirlo nei prossimi giorni, quando per una decina di giorni la nave oceanografica Urania farà sosta nella zona di Sciacca per una campagna che prevede il monitoraggio dei livelli di inquinamento del mare Mediterraneo attraverso l’uso di apposite apparecchiature.Il punto è che il depuratore di località Calandrino-Bellante convoglia le acque di gran parte del territorio, e dopo averle depurate le sversa sui valloni Foggia e Foce di Mezzo. L’ideale sarebbe farle sboccare direttamente in mare, e comunque sempre qualche km oltre la battigia. Così non è. Perché se quarant’anni fa (ormai) il pennello a mare era previsto, oggi non è stato più possibile. E gli ambientalisti nel frattempo si domandano: ma le fogne del porto, quando saranno convogliate verso il depuratore? E quando si potranno intercettare i finanziamenti per il secondo modulo del depuratore e il secondo stralcio del piano di attuazione della rete fognante? La favola che è stata raccontata è stata che solo consegnando gli impianti all’Ato idrico (e a Girgenti acque) avremmo potuto sperare di vedere un centesimo.

Già, una favola. Senza gatti con gli stivali o altri animali parlanti ma con un finale dove nessuno può dirsi felice. Né tantomeno contento.

Massimo D’Antoni

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