Depressione, la “bestia nera” figlia di tante madri

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La diagnosi iniziale spesso è difficile. A generarla potrebbero essere diverse patologie organiche, ma può anche comparire come effetto dello stress. 

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I sintomi della depressione li conosciamo un po’ tutti: minore concentrazione, difficoltà a prendere sonno, fino all’insonnia, mancanza di piacere per tutto quello che procura soddisfazione, gioia, interesse, calo del tono dell’umore e delle prestazioni cognitive, il rallentamento dei riflessi. Questa sintomatologia è frequente nell’anziano, motivo per cui il medico di famiglia o i parenti pensano sia la conseguenza dell’età che avanza, invece potrebbero rappresentare il primo campanello d’allarme di una patologia seria ed invalidante. Ritenere sia l’età la causa del rallentamento delle funzioni cognitive in genere, è un passo falso nella valutazione di una reale patologia e oltre al cambiamento dello stile di vita che segue e al cambiamento dell’umore nel paziente, cambia la qualità di vita in modo drastico. Inoltre questi sintomi possono rappresentare le manifestazioni iniziali di altre patologie neurologiche che vanno ovviamente trattate separatamente.

Le patologie neurologiche più diffuse che frequentemente esordiscono o si associano secondariamente a sintomi depressivi sono: le demenze senili, la schizofrenia, la malattia di Parkinson, la malattia di Alzheimer. Nel caso della malattia di Parkinson, per esempio, è stato osservato che, somministrando un farmaco antidepressivo in aggiunta alla terapia anti-parkinson specifica, nei pazienti che presentano un calo del tono dell’umore si ottiene, non soltanto un maggior benessere psico-emotivo, ma anche un miglioramento della funzionalità fisica generale. Anche il cervello come gli altri organi può subire delle alterazioni. Ricordiamo che una lesione acquisita a carico del cervello è causata dall’ictus, che porta ad una variazione nelle funzioni specifiche del cervello, l’ ictus è un danno neurologico, così come un tumore intracranico, o un trauma a seguito di un incidente o ipossia al cervello, cioè mancanza di ossigeno. E’ chiaro che per il cervello che subisce delle lesioni, i sintomi si differenziano rispetto ad altri a carico di altri organi. Una piccola lesione può essere responsabile di grandi cambiamenti della personalità del soggetto colpito, quindi c’è un’unicità della sintomatologia, che come si comprende bene cambia da persona a persona. Ricordiamo fra i sintomi: tremori, paralisi, stanchezza e questi sono i sintomi fisici ai quali vanno aggiunti quelli sensoriali: della vista, tatto, dell’udito,dell’equilibrio; cognitivi: disturbi della memoria, attenzione, ragionamento e infine quelli comportamentali: apatia, aggressività, irritabilità, impazienza.

Il legame fra patologia neurologica e disturbo dell’umore sta proprio nella sovrapposizione dei circuiti cerebrali che controllano l’affettività, la memoria, le prestazioni cognitive, le reazioni comportamentali, il sonno, l’appetito. Questa stretta interdipendenza, che generalmente complica la diagnosi iniziale, si rivela in alcuni casi positiva all’atto del trattamento. La diagnosi iniziale spesso è difficile, per esempio nei disturbi cognitivi la causa, oltre che l’ictus,va ricercata nell’abuso di una sostanza come un farmaco o una tossina.

In altri casi, la depressione può comparire come effetto dello stress e della riduzione della qualità di vita determinata dalla presenza di una patologia cronica che limita il paziente nelle proprie attività quotidiane (come la sclerosi multipla, lo scompenso cardiaco, l’asma grave, l’angina, la broncopneumopatia cronica ostruttiva) oppure caratterizzata da una prognosi incerta o sfavorevole (per esempio, una neoplasia). Anche in questi casi riconoscere i sintomi depressivi e trattarli fin dall’esordio è importantissimo non soltanto per migliorare il tono dell’umore del paziente, ma anche per ottenere una buona efficacia delle terapie che servono per controllare la malattia organica di base. Dovendo essere somministrata a soggetti complessivamente fragili e che già assumono diversi altri farmaci, la terapia antidepressiva dovrà essere definita con particolare attenzione e cautela, partendo con i minimi dosaggi efficaci e optando per i composti antidepressivi meglio tollerati e con minori effetti collaterali.

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