Dentro la miniera di Racalmuto

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Il sale della terra

Lo stabilimento Italkali produce più di 500 tonnellate al giorno di salgemma destinato in tutt’Europa. Un minerale prezioso diventato simbolo del paese

Interno della miniera (ph Picone)Sembrano lontane dalla deserta piazza del paese, eppure ad appena quattro chilometri dal centro abitato c’è un immenso giacimento di sale, con vere e proprie cattedrali sottoterra. Da quelle viscere è sempre uscito e continuerà ancora per molto, il miglior sale che si produca in Europa. Pare che questo giacimento, assieme a quello di Realmonte e Petralia, sia il terzo nel mondo.

Eppure le miniere sembrano lontane. Non esiste più nemmeno la denominazione, come una volta, di Racalmuto “paese del sale”: “e c’era – scrive Sciascia – in orgoglio, in esaltazione, il dire ‘sale e sapienza‘, quasi che il sale, elemento del battesimo, di ben altra quantità, qualità ed efficacia fosse in chi a Racalmuto nasceva. Averlo sotto i piedi, nel sottosuolo, evidentemente si riteneva un tutt’uno con l’averlo nella testa”.

La parte più bassa raggiunge i 200 metri di profondità dalla quota d’ingresso e la planimetria delle gallerie segna dodici livelli a ferro di cavallo. Come un grande teatro sottoterra. Attualmente la fresa lavora al sesto livello dove il salgemma, spiega Gigi Scibetta, da venticinque anni direttore dello stabilimento Italkali (società italiana Sali alcalini) di Racalmuto, è purissimo, tecnicamente al 100 per cento di NaCl.
Una quarantina di unità, delle quali dieci impiegate nel sottosuolo e tutti gli altri tra uffici ed impianti esterni (ed altri da cooperative private) riescono a produrre più di 500 tonnellate al giorno di salgemma destinato a grandi aziende come Barilla, Bauli, Doria, Invernizzi, Rana.
Più di centomila tonnellate in un anno di produzione di sale da cucina, per non parlare del sale di conceria, zootecnico e per la neve, destinato a tutt’Europa.

Una miniera d’oro, insomma, gestita al 51 per cento dalla Regione Siciliana e il resto dai privati. Se la miniera è ancora aperta e con grande successo lo si deve alla caparbietà dell’avvocato Francesco Morgante. “Ha saputo conciliare bene – dice Scibetta – la produzione, la sicurezza nei luoghi di lavoro ed il rispetto dei lavoratori”.
Miniera Italkali RacalmutoLungo la strada che porta da Racalmuto a Milena lo sguardo non può non andare a quel paesaggio dantesco. Desolazione e abbandono in tutta la campagna attorno ricordano certe incisioni di Domenico Faro. Ma per chi entra da quell’unico ingresso non può che restare meravigliato dai colori che le luci sempre accese creano su quelle gallerie di kainite, gesso, carnallite e salgemma. Sono questi i minerali più comuni la cui formazione risale a circa cinque milioni di anni fa quando qui c’era il mare poi prosciugato consentendo così un accumulo continuo di Sali.
L’estrazione avviene con frese che caricano sui camion il salgemma che successivamente viene raffinato in base alla produzione giornaliera programmata.
“In questi ultimi anni – dice Scibetta, che spesso fa da guida a gruppi di studenti, studiosi e appassionati – Racalmuto ha raggiunto un obiettivo importante cioè quello di fare l’astuccio Più iodio“. E fa un certo senso leggere nelle buste di sale che poi finisce nelle cucine d’Italia il nome di Racalmuto che potrà sicuramente, e forse più di prima, continuare ad essere riconosciuto come il paese del sale.

Salvatore Picone

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