Dedicato a chi invoca l’imparzialità del giornalista

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L’imparzialità non risiede tanto nell’assenza di convincimenti, quanto nel provare a non trascurare alcuna delle voci dei protagonisti dell’agone politico. Dal giornalista non si deve pretendere asetticità, ma onestà intellettuale.

Massimo D’Antoni

“Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati”. L’attualità del celebre aforisma di Bertolt Brecht dice molto di una società che, più che all’inizio del ventesimo secolo, rifiuta di analizzare i fatti, preferendo liquidarli con la pancia, più che con la testa.

Talvolta vengo “rimproverato” di eccessiva partigianeria politica quando, invece, facendo il giornalista, dovrei essere – mi viene detto – “imparziale”. Vorrei soffermarmi su questo fatto. Se, di norma, a invocare l’imparzialità è chi imparziale non è, è utile tuttavia cercare di fornire una chiave di lettura la più intellettualmente onesta possibile.

L’imparzialità non risiede tanto nell’assenza di convincimenti, quanto nel provare a non trascurare alcuna delle voci dei protagonisti dell’agone politico. Quando si fa questo si fa tutto. Ecco, personalmente ritengo di avere sempre garantito l’ampiezza del dibattito, offrendo lo spazio a tutti, nell’interesse di un’informazione completa, ancorché non esente da possibili errori di valutazione (diffido da sempre dei sedicenti infallibili). L’ampia premessa è necessaria per evidenziare che, come molti di voi sapranno, non mi sento assolutamente in sintonia con le posizioni politiche della Lega, oggi il primo partito italiano, capeggiato dal ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Non mi sento in sintonia con questo partito per ragioni di orientamento politico e culturale, nonché di impostazione dell’attività di governo che, personalmente, considero di destra, se non in qualche caso di estrema destra. È innegabile, tuttavia, che dal punto di vista giornalistico questa forza oggi meriti tutta l’attenzione necessaria, dal macro al microcosmo. A Sciacca, alle elezioni politiche dei primi di marzo, per dire, il simbolo della Lega, senza nessuno che facesse campagna elettorale, ha ottenuto 700 voti. Da allora è iniziata l’inevitabile “rincorsa” dei dirigenti di questo partito nei confronti di possibili luogotenenti che potessero assumerne un ruolo di rappresentanza.

Tutti sanno che il più corteggiato è stato l’ex sindaco Mario Turturici che, però, ad oggi ha preferito indugiare rispetto ad una discesa in campo che, con ogni probabilità, non sente nelle sue corde. L’indicazione di Vincenzo Catania a presidente del circolo è, comunque, un momento importante nella vita pubblica, che potrebbe aprire anche a possibili riposizionamenti politici all’interno del Consiglio comunale. Darò tutto lo spazio necessario a queste dinamiche, nel rispetto delle persone che credono in questa politica. Sarà questa la mia “imparzialità”. Credo sia sufficiente a rispettarci vicendevolmente. Su Facebook (almeno là) esprimo opinioni personali.

Dal giornalista non si deve pretendere asetticità, ma onestà intellettuale, nella necessaria separazione tra fatti e opinioni. E concludo così come ho iniziato: dall’aforisma di Bertolt Brecht. Che mi fa pensare che il successo straordinario della Lega sia l’ennesimo esempio, come lo fu il Pd di Renzi, della straordinaria voglia dell’italiano di salire tempestivamente sul carro del vincitore.

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