Dallo Zen a Parigi

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La favola bella di Francesco Casisa, attore per caso

La favola di Francesco inizia in una bella mattina di sole di primavera. Francesco ha soltanto 13 anni, ma aiuta già suo padre che ha un banchetto di frutta allo Zen, uno dei quartieri più difficili di Palermo.

Francesco CasisaEmanuele Crialese sta facendo i sopralluoghi per il suo film “Respiro”, gira per Palermo, cerca facce nuove, espressive e nota quel ragazzino dallo sguardo arrabbiato, scontroso, diffidente come solo i siciliani sanno essere. Ed è qui che scocca la scintilla.

Francesco diventa l’attore feticcio di Crialese e per lui lavora anche in “Nuovomondo”.

Non era mai stato al cinema Francesco, non aveva mai visto un film sul grande schermo, ma la prima volta che lo fa è a Cannes, dove “Respiro” viene presentato e accolto con grande entusiasmo.

“Come ero emozionato – ci racconta Francesco con quel suo accento palermitano – non ve lo potete immaginare. Io che non ero mai stato al cinema sono andato a Cannes!”.

Ma è difficile resistere alle tentazioni quando si è cresciuti in un posto come lo Zen e si conducono vite difficili. Il rischio è di fare qualche bravata senza pensare alle conseguenze. E così succede che Francesco viene beccato con un po’ di hashish. Ma Francesco capisce che sta bruciando la sua occasione, che è sciocco buttare a mare quello che ha costruito finora. Bisogna tirarsi fuori, rimboccarsi le maniche e ricominciare tutto da capo.

Oggi Francesco vive a Parigi con la sua fidanzata, Farah Benguigui, giovane regista figlia di Yamina Benguigui, cineasta voluta da Hollande come ministro per la Tutela del francese. I due si sono conosciuti su facebook: ”Farah, di origine algerina, cercava un protagonista per il suo primo film e quando ha visto “Respiro” ha pensato a me.

Poi ci siamo incontrati e adesso viviamo insieme. Mi ha comprato una pila di libri perché vuole che studi. Sarà un’estate impegnativa, ma ce la devo fare.

Non rinnego il mio quartiere, ma studiare e leggere libri mi ha aperto la testa e mi ha fatto capire che c’è un altro modo di vivere”. E noi tutti ci auguriamo che la favola di Francesco abbia un lieto fine.

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