Dall’affaire Moro al “caso” Fondazione

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CONVEGNO. Quarant’anni fa il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro. E il libro di Leonardo Sciascia L’affaire Moro dedicato al caso dello statista ucciso dalle Brigate Rosse. Un dibattito a Racalmuto con Adriano Sofri, Massimo Bordin, Antonio Di Grado. E che Felice Cavallaro, organizzatore e moderatore dell’incontro, conclude riportandolo alla questione del futuro della Fondazione. Puoi vedere il video integrale dell’incontro

Da sinistra: Antonio Di Grado, Emilio Messana, Felice Cavallaro, Adriano Sofri, Massimo Bordin

Sull’Affaire Moro, il libro-denuncia di Leonardo Sciascia su sequestro e uccisione del leader democristiano, si sono riaccese le luci a quarant’anni dalla sua pubblicazione con una affollatissima serata alla Fondazione Sciascia dove una platea attenta ha applaudito gli interventi animati da Antonio Di Grado, direttore scientifico della Fondazione, Massimo Bordin, notista politico del pianeta radicale, e Adriano Sofri, il fondatore di Lotta Continua oggi commentatore e inviato per reportage nei Sud del mondo.

L’attualità del testo di Sciascia è stata sottolineata da tutti i relatori coordinati da Felice Cavallaro, consigliere di amministrazione della Fondazione, e presentati dal sindaco di Racalmuto Emilio Messana che è anche presidente dell’istituzione. Bloccato da improvvisi impegni romani, il direttore dell’Espresso Marco Damilano, forzatamente assente, ha inviato un testo che pubblicheremo a breve.

Sul libro scritto a caldo nel 1978 a pochi mesi dal sequestro e dal ritrovamento del corpo in via Caetani, a Roma, il professore Di Grado ha confermato come questa drammatica pagina di storia italiana abbia “cambiato la vita” dello stesso Sciascia. Sull’ossessione per la giustizia dello scrittore si è soffermato Massimo Bordin sottolineando le contraddizioni degli apparati istituzionali e la spaccatura interna al mondo politico sulla cosiddetta “linea della fermezza”.

L’intervento di Antonio Di Grado, direttore letterario della Fondazione

Numerosi gli aneddoti personali e inediti citati da Adriano Sofri con riferimento al rapporto e all’intesa che ebbe con lo stesso Sciascia. Pronto a soffermarsi sul dialogo e l’assonanza che saldò la fraterna stima tra Sciascia e Pasolini, seppur costruita anche su silenzi e tempi dilatati. Una relazione che per Sofri si rafforza paradossalmente dopo la morte di Pasolini. E lo dice rileggendo le prime due pagine dell’Affaire Moro con citazioni e spunti tali da far pensare alla analoga sofferenza provata dai due scrittori davanti alle morti violente dei loro due fratelli. Ucciso dai partigiani il fratello di Pasolini, morto suicida il fratello di Sciascia. E Sofri ha esaltato la magia dell’intesa realizzatasi via via. Un rispetto fra scrittori ritrovato in altri giganti della letteratura, come accadde fra Elsa Morante e Natalia Ginzburg.

Una riflessione poi sviluppata in chiusura da Cavallaro indicando alcune foto che campeggiano nella sala grande della Fondazione, a cominciare dalle istantanee con Sciascia, Gesualdo Bufalino e Vincenzo Consolo, tutti e tre insieme nella casa di campagna a pochi chilometri da Racalmuto, in contrada Noce. Eloquente immagine di un rapporto e di un rispetto simili a quelli esaltati poco prima da Sofri, come ha ribadito Cavallaro: “Eppure, caro Adriano, questa è anche terra di scontri e rancori. Come accadde, morto Sciascia, con Bufalino e Consolo, che non si risparmiarono colpi bassi e frasi rancorose. È quello che non doveva accadere, ma che accade fra alcuni siciliani a volte sospettosi e preoccupati da chi accusano di voler ‘fare’, magari perché troppo attivi. Paradossi e contraddizioni da combattere annullando gli scambi rancorosi, per costruire e fare. E il ‘fare’ è il verbo che vorremmo coniugare nel futuro di questa Fondazione…“.

Pinacoteca della Fondazione Sciascia (Foto P. Tulumello)

Dopo avere ringraziato il direttore Antonio Di Grado e il sindaco-presidente Messana per la condivisione di questa linea, Cavallaro ha insistito sulla necessità di coinvolgere sempre di più le forze vive di Racalmuto, a cominciare dal gruppo dei giovani (e degli ormai meno giovani) maturati attorno all’esperienza di “Malgrado tutto”, definito “il piccolo grande giornale nato con la spinta di Sciascia e nel quale si ritrovano forze straordinarie di questa comunità“. Esplicito il riferimento a Gaetano Savatteri che dodici anni fa realizzò per la Fondazione Sciascia una video-intervista a Sofri proiettata durante un convegno dedicato a Pasolini. Esplicito anche il richiamo a Salvatore Picone, l’ex assessore alla Cultura di Racalmuto chiamato all’ultimo momento dal sindaco Messana per realizzare il manifesto per la campagna di comunicazione della serata sull’Affaire Moro.

Di qui il convincimento di Cavallaro:Questa Fondazione deve essere grata a tutti coloro che lavorano all’interno dell’istituzione, ma anche a quanti operano da fuori mostrando attenzione per un impegno reale. E noi abbiamo un solo obiettivo: spalancare le porte di una Fondazione da non considerare una turris eburnea, una torre d’avorio lontana dal territorio, dalla città, dalla comunità nella quale vive. Perché noi dobbiamo ‘fare’. E ‘fare’ significa realizzare convegni di alto profilo come quello di stasera. Sono certo che di questo saranno convinte le figlie di Leonardo Sciascia, Laura e Anna Maria, che dobbiamo sempre ringraziare per quanto fanno con i loro familiari perché se non ci fosse stata la donazione di libri, quadri, ritratti noi avremmo solo un cenacolo letterario per pochi intimi. Una donazione work in progress. Perché siamo certi che arriveranno anche altre opere. Ed è grazie a questo patrimonio che Racalmuto può vantare una Fondazione-museo, con una pinacoteca e migliaia di documenti. Appunto, un museo che deve però aprirsi sempre di più spalancando quelle porte soprattutto ai giovani“.

GUARDA LE FOTO di Angelo Pitrone

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