Dalla soap-politica alla zoo-politica: vent’anni da dimenticare

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Alla fine dell’anno Antonio Liotta chiude, sigilla e colloca  la sua burnia nella sezione contenuto pericoloso, nello scaffale dei veleni

altQuando si è vicino alla fine dell’anno, ognuno di noi è più facilmente portato a riflettere, fare bilancio del periodo trascorso, della propria vita e, nella illusione del cambiamento possibile, progetta, crea, spera alimentando fantasie che spesso restano tali. E’ sempre, comunque, un gioco serio che fa crescere. Così, in questo scorrere degli ultimi giorni di dicembre, il pensiero vola sulla ricchezza degli avvenimenti di natura politica e sociale di questo anno e spinge ad allargare la riflessione all’arco dell’ultimo ventennio, pomposamente annunziato come avvento della seconda repubblica, del rinnovamento, della trasformazione democratica e conclusosi con la decretazione della decadenza dal Senato del protagonista assoluto del ventennio, del cavaliere disarcionato signor Silvio Berlusconi.

Non è per niente facile racchiudere nella burnia venti anni di storia; pertanto l’attenzione sarà fermata su alcuni elementi che -a parere assolutamente personale- hanno caratterizzato e condizionato la storia italiana e non solo.
Noi educati al sogno di un mondo diverso pieno di valori annunziato da Martin Luther King, ci siamo trovati inondati, immersi, annegati in una bolla mediatica espressa nelle due ‘idee di marketing’: sarete tutti ricchi come me, penso a tutto io.
Se già negli anni ottanta, con lo strapotere di Bettino Craxi la corruzione è arrivata ai massimi livelli ed è anche saltato il ‘famoso’ manuale Cencelli (scientifico metodo di distribuzione clientelare del potere, delle cariche, delle assunzioni in rapporto alla forza delle correnti sia a livello nazionale che locale dentro la DC con attenzione agli altri partiti compreso l’allora PCI), con la ‘scesa in campo’ (1994) del Cavaliere si attiva il processo della aziendalizzazione della politica e quindi delle Istituzioni compresa anche la Magistratura che -nella logica del potere assoluto- devono dipendere solo ed esclusivamente dall’uomo nuovo ‘unto dal Signore’ capace di risolvere ogni problema.
altLa politica assume presto il carattere, il senso, il contenuto, il vuoto della soap-politica supportata dal bombardamento mediatico quotidiano con scientifica applicazione della metodologia della persuasione occulta molto cara ai pubblicitari che ora, applicata alla politica, crea consenso ed attiva processi di contrapposizione sociale da stadio con ultras scatenati e carichi di odio. E’ la politica spettacolo.
Sono gli anni tristi in cui le violazioni delle leggi vengono considerate persecuzione di un uomo onesto, dove sparisce per legge il reato del falso in bilancio, dove è impossibile trattare, discutere, approvare la legge sul conflitto d’interessi (anche per l’insipienza colpevole di quella parte della sinistra che ha dimenticato la forte lezione di Enrico Berlinguer sulla questione morale lasciandosi coinvolgere nella nefasta interpretazione negativa e riduttiva del compromesso storico che ha assunto i caratteri della compromissione storica a valenza clientelare), dove si approvano numerose leggi ad personam e i cosiddetti lodi Cirelli-Alfano-Schifani-Cirami utili alla salvezza giudiziaria del grande corruttore.
Sono gli anni che portano alla bancarotta economica con un debito pubblico crescente in progressione costante che si traduce alla fine, in questi ultimi periodi, in una crisi economica che ha, per l’Italia, i connotati colpevoli e consapevoli della incapacità di governo.
Sono gli anni in cui si dimostra con estrema facilità che non è stata e non è la mancanza di potere (legislativo ed istituzionale) che non ha permesso di attuare la trasformazione democratica dell’Italia, ma è stata la bramosia, l’ingordigia, la voglia di dominare su tutto, di tendere al potere assoluto, di volere (ad ogni costo) stravolgere e travolgere la Costituzione per concentrare in una sola mano il controllo dei poteri dello Stato compresa la Magistratura: da qui nasce il caimano, la bestia che mangia tutto che sfascia tutto e che non guarda in faccia nessuno, che si fa gioco di tutti, che si sente nel diritto di fare ed operare secondo la propria fame di potere ed incurante anche delle più semplici regole morali.
altE’ questo clima di arrogante orgia del potere che porta alla nascita della più vergognosa invenzione: la legge elettorale PORCELLUM. Che potere con il Porcellum, che Porcellum al potere! Avere il potere di scegliere e di portare al Parlamento schiavi, ruffiani, donne obbedienti, ecc. La mente porta a quel grande insegnamento che ci viene dato da George Orwell nel suo prezioso testo La fattoria degli animali dove si descrive il peggiore dominio guidato dai maiali, corrotti dall’avidità di potere e caratterizzato dall’esemplare motto: “tutti gli animali sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri.” Sappiamo tutti come finisce la storia nel libro e nella realtà: vera sconfitta (violenta) dei maiali; democratico annullamento del Porcellum (con sentenza della Corte Costituzionale).
Dal 1944 al 2014 è stato il trionfo della zoo-politica. Abbiamo iniziato con la balena bianca (Democrazia Cristiana) e l’elefante rosso (Partito Comunista Italiano) per continuare con il perenne caimano (Silvio Berlusconi) e con i camaleonti (presenti in ogni stagione politica e nelle nostre parti chiamati anche facci di caciucavaddu). Negli ultimi anni la zoo-politica, nel segno della soap-politica, si è arricchita di nuovi elementi e così sono nati i falchi e le colombe, la pitonessa (o crudelia Santanché), e recentemente i baby falchi ed i falchetti, i pappagalli, i colombini, i cuccioli dalmata, i figli delle tortorelle… ed infine, il piccolo cagnolino Dudù che ha compiuto un anno e che ci fa capire che la storia del caimano non finisce qui.
Per tutto quanto sopra descritto, al di là di inevitabili positività e di sana resistenza registrate nel corso di questi venti anni, c’è molto, moltissimo da dimenticare. Sicuramente registriamo una democrazia non compiuta, una discriminazione dominante, conflitti istituzionali e sociali crescenti, intolleranza verso ogni diversità, trionfo dell’irrazionalità, disseminazioni di veleni e di odio.
Pertanto, la burnia viene chiusa, sigillata e collocata nella sezione contenuto pericoloso, nello scaffale dei veleni.

Antonio Liotta

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