Da New York un sorriso per l’Italia, perennemente incazzata

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Dagli Stati Uniti una riflessione di Luigi Galluzzo

Maria Luisa Rossi Hawkins

Maria Luisa Rossi Hawkins

“Gli americani, almeno i newyorchesi, ti sorridono sempre” mi spiega passeggiando per Chelsea Maria Luisa Rossi Hawkins, corrispondente Mediaset dagli Stati Uniti. Maria Luisa torna spesso a Roma e quello che nota in Italia, soprattutto da quando la crisi economica sta amareggiando il Paese, è che in Italia la gente sorride sempre meno, è perennemente incazzata, è aggressiva.

Qui non si vuole magnificare l’America, che ha molti difetti, ma leggere il nostro Paese con la prospettiva che dà la giusta distanza. New York è molto più grande di Roma, qui accade tutto, vi è tutto. È certamente ciò che fu Roma per il mondo duemila  e più anni fa, quando Roma era tutto. Quello che mi colpisce è che New York pur essendo infinite volte più veloce e dura, non è più difficile di Roma. È più costosa, ma è anche più facile, nel senso che la vita quotidiana scorre agevolmente, i servizi funzionano, i rapporti sono duri, ma leali.

Se scrivo queste cose è perché mi colpisce molto, vivendo a Roma, constatare quanto i legami sociali si siano deteriorati nel nostro Paese. Quella forte cultura della solidarietà, che è stata sempre il nostro elemento forte, la nostra vera caratteristica, è andata progressivamente affievolendosi.

Probabilmente tutto è cominciato dall’istruzione, oggi il nostro sistema scolastico è costantemente agli moma-26ultimi posti delle graduatorie di merito internazionali. Al Moma ho visto passare intere scolaresche di bambini con in mano Ipad con app che spiegavamo ai giovani studenti ciò che  stavano vedendo. Noi nonostante certi roboanti proclami non abbiamo né internet né inglese. Se siamo il paese dove si parla meno e peggio la lingua franca internazionale è perché l’insegnamento di quella lingua non è sistematico e non è affidato a madre lingua. Basterebbe un’ora al giorno dall’asilo a colmare il gap, basterebbe un’iPad a modernizzare, basterebbe dedicare risorse agli aggiornamenti di maestri e professori ed ospitare le lezioni in istituti decenti. Invece stiamo scivolando sempre più nel gorgo dei brutti, sporchi e cattivi e pure male istruiti.

Il mio amico Guido  Brera nel suo fortunato romanzo I Diavoli, sui cattivi della finanza internazionale, ad un suo personaggio fa dire “i ragazzi italiani dovranno andarsene, emigrare, ricominciare ad apprendere altrove ciò che il nostro paese non è più in grado di insegnar loro”. Il guaio è che nella realtà lo stanno già facendo, da tempo, e con poche chance di tornare.

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