Da Mazara a Favara per dire no alla mafia

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Francesca Incandela, scrittrice e presidente dell’Associazione Antiracket, ha incontrato gli studenti dell’I.C. “Falcone Borsellino”, trasmettendo ai ragazzi il profumo della legalità.

 

Francesca Incandela

Francesca Incandela

“Un giorno una mia alunna di Mazara del Vallo, triste per il furto del suo motorino, mi confessò di aver ricevuto una richiesta di soldi per ricevere la moto rubata. Questo fatto, da donna cresciuta in un famiglia di sani principi, da docente, mi turbò profondamente. Da quell’episodio partì il mio impegno attivo in città fino a creare la prima associazione antiracket a Mazara Del Vallo, in un contesto territoriale a forte vocazione imprenditoriale, con forti interessi economici e con forti presenze mafiose.”

A parlare è Francesca Incandela, docente di lettere in un istituto tecnico della cittadina marinara, scrittrice ed autrice del libro “Donne di mafia, donne contro la mafia”, edito da Libridine di Franco Sferrazo.

La Incandela sabato 22 marzo è stata ospite dell’I.C. “Falcone Borsellino” di Favara, nell’ambito degli incontri programmati dalla scuola sui temi legati alla legalità. Francesca Incandela ha parlato agli studenti della scuola media con un linguaggio chiaro, senza mezze parole, con frasi che hanno toccato i presenti. “Una società libera, senza condizionamenti mafiosi, può garantirvi il futuro. La criminalità organizzata tende sempre a bloccare lo sviluppo sano di un territorio”.

Durante l’incontro, aperto dalla canzone “I cento passi” eseguita dagli alunni della scuola”, Francesca Incandela ha presentato il suo ultimo libro. Storie di donne, di boss in gonnella, di donne antimafia. Uno spaccato della Sicilia e dei suoi protagonisti. Spesso si associano alla galassia-mafia i nomi più noti, dimenticando spesso figure ai più sconosciute ma con ruoli strategici nell’organizzazione delle “famiglie” o sul fronte dell’antimafia. Ed allora, con l’ausilio di videoclip, si è parlato della figura di Rita Atria, la ragazza di Partanna cresciuta a pane e mafia che poi, dopo l’uccisione del padre  e del fratello, ha deciso di rivolgersi ad un padre putativo, il magistrato Paolo Borsellino, per “cambiare vita”. Ma purtroppo la strage di via d’Amelio uccise il suo secondo padre ed allora Rita, in una anonima giornata romana, decise di suicidarsi gettandosi da un piano alto di un palazzo.

Spazio anche al boss con la gonna di Partinico Giusy Vitale, del suo ruolo centrale nell’organizzazione della propria famiglia e poi, con il passare degli anni, diventata collaboratrice di giustizia. Ed ancora il ruolo importante di Felicia Bartolotta, mamma di Peppino Impastato, la voce libera di Radio Out assassinato dalla mafia di Cinisi. Ci è voluto decenni di battaglie della signora Felicia per far trionfare la giustizia sull’omicidio di Peppino ad opera del clan di don Tano Badalamenti, dopo anni e anni di strane coperture su un omicidio mascherato di un finto suicidio.

Da Mazara a Favara Francesca Incandela ha portato una ventata di primavera, trasmettendo ai ragazzi il profumo della legalità e tanti spunti di riflessione. Quei ragazzi che oggi studiano su banchi che, a metà degli anni Novanta, aveva tra gli occupanti il piccolo Stefano Pompeo, il bambino brutalmente ucciso quindici anni fa nel corso di un agguato di mafia. Una vittima innocente, una vita spezzata. Stefano, che abitava a cento passi dalla scuola, è stato ricordato a Roma dall’Associazione Libera nell’incontro con Papa Francesco.

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