Cronache scolastiche. La lezione del maestro Sciascia agli alunni del “Roncalli”

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“Quei ragazzi degli anni cinquanta tagliati fuori dallo sviluppo”. Una giornata tra i banchi di Regalpetra

La visita all'aula SciasciaNon è senza timore che inizio la mia opera di insegnante. La classe affidatami è numerosa il che contribuisce ad accrescere il mio disagio. A questo primo brusco contatto, l’opera educativa a cui mi ritenevo, per esperienze libresca, preparato e che perciò vagheggiavo perfetta, mi si presenta al quanto scoraggiante e difficoltosa. Difficoltà d’ordine umano, non ancora di ordine tecnico. Il materiale umano a disposizione della mia opera non è assolutamente ideale: ragazzi che vengono fuori da un ambiente inconcepibile, tagliato fuori da ogni sviluppo, dove la conoscenza è soltanto superstizione o stramberia, lo studio ritenuto pressoché inutile… Senza dire dei bisogni economici che gravano in tale ambiente e di cui i bambini penosamente risentano. Qui occorrono molti anni ancora perché la scuola veramente sia scuola“. Sembra di sentirlo il maestro Leonardo Sciascia nel suo primo giorno di scuola alle elementari di Racalmuto. Era il 1949 quando il futuro scrittore ha iniziato la sua esperienza di insegnante nel suo paese; esperienza non gratificante per Sciascia che è rimasto tra quei banchi fino al 1957.

Entro nell’aula scolastica con lo stesso animo dello zolfataro che entra nelle oscure gallerie“, scrisse nelle Cronache, poi confluite nel primo vero libro di Leonardo Sciascia, Le parrocchie di Regalpetra, pubblicato nel 1957.
In quell’aula della scuola elementare “Generale Macaluso” di Racalmuto ancor oggi aleggia la lezione di Sciascia, uno dei più grandi Maestri di pensiero del Novecento europeo. Se ne sono accorti anche i bambini della scuola “A. Roncalli” di Grotte che alcune settimane fa hanno visitato quel luogo che dovrebbe essere sacro per la scuola italiana.
La dirigente dell’istituto Stefana Morreale (è stata lei ha ideare l’Aula storica nel 2007, quando era dirigente scolastico a Racalmuto), che ha accompagnato le classi assieme agli insegnanti in alcuni luoghi sciasciani del paese, mi ha chiesto di fare da guida. Era stata lei, tra l’altro, a sponsorizzare con affetto la mia pubblicazione Tra i banchi di Regalpetra. Leonardo Sciascia e la sua scuola proprio in occasione dell’allestimento dell’aula-museo. Un piccolo libro, edito da “Malgrado tutto”, che presto tornerà alle stampe, riveduto e arricchito di altri particolari e documenti inediti della vita di quel periodo.
Ho cercato di spiegare agli alunni, seduti tra quei banchi antichi degli anni Cinquanta, la vita dei ragazzi di un tempo, drammaticamente assai diversa rispetto alla vita di oggi. Ho detto loro che un giovane maestro di 28 anni che si chiamava Leonardo Sciascia aveva difficoltà a spiegare la matematica e la geografia a ragazzi che avevano fame e che sentivano freddo. Gli alunni incuriositi hanno assaporato l’odore dei banchi di legno, dei quaderni ingialliti, dei giochi didattici che servivano per apprendere giocando.
Un mondo che non c’è più. Questo hanno visto quel giorno gli alunni della scuola di Grotte. Molto incuriositi e attenti anche quando si è parlato del mestiere dei genitori dei bambini degli anni Cinquanta: contadini, braccianti, sarti, salinai e zolfatai. E c’erano anche quei bambini che avevano i padri lontano, in America o nelle miniere di carbone del Belgio.
Un mondo che non c’è più che tuttavia rischia di tornare, ho detto loro. Aule fredde ieri e aule fredde oggi. Padri disoccupati ieri padri disoccupati oggi. E da quella cattedra, da dove il futuro scrittore iniziò la sua attività letteraria, ho cercato infine di dire che tutto parte da lì, dall’aula della scuola elementare, dai libri e dal sogno di poter cambiare le cose. Poter cambiare il futuro dei giovani e del paese dove vivono. Studiando sin dall’aula scolastica della scuola elementare – ho detto infine ai bambini col grembiulino blù – non saranno mai, “ragazzi tagliati fuori da ogni sviluppo“.

Salvatore Picone

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