Cronache Scolastiche. Il futuro è nei classici

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L’intervento della preside del Liceo Classico di Agrigento al convegno per la celebrazione dei 150 anni dalla fondazione dell’istituto

Vi è un tempo nelle cose della vita che ne trasfigura il senso e i significati, lasciando scoperto Un momento della celebrazione dei 150 annil’orizzonte dai riferimenti immediati dell’essere e dalla scontata concretezza dell’azione. E’ il tempo dei ricordi, il luogo della memoria, che racchiude il passato della sintesi del pensiero, quando tutto il resto si dissolve. Tanti episodi ed eventi, piccoli e grandi, si sono susseguiti nello scorrere dei 150 anni di questa nostra grande e amata scuola, il Liceo Classico “Empedocle” di Agrigento, ed ora che il divenire li ha evocati, appaiono innanzi a noi, fissati al filo invisibile di una dimensione dell’esistere che li ha trasformati in simboli, pieni di ricchezza, verità toccate dalla riflessione che succede al tumulto degli eventi. Guardare a tali simboli diventa il senso più alto della celebrazione odierna, nella consapevolezza di dover guardare attraverso essi al passato, per trovare le ragioni di un futuro migliore, seguendo anche quell’idea junghiana che guarda al simbolo come esperienza. Quando lo incontriamo è come un sogno che ci emoziona e, mentre cerchiamo di afferrarne il senso, abbiamo l’impressione che quell’immagine abbia cambiato qualcosa in noi, nella nostra vita, nella nostra storia. Gli alunni di ieri e di oggi che guardano agli anni della loro giovinezza trascorsi al Liceo, dicono quale sia stata la loro formazione, acquisita tra i banchi della prestigiosa scuola e poi riversata, come bagaglio culturale insostituibile, nei propri percorsi culturali e professionali. Ripercorrere tutto questo non è tensione autoreferenziale finalizzata alla autocelebrazione, è per tutti noi diventata una grande occasione invece, per dire a noi stessi, alla nostra città, al nostro tempo, quale valore possano avere avuto e avere ancora gli studi classici nella formazione dei giovani.

Le tante domande di un presente che segna grandi difficoltà e non solo economiche, ma anche culturali per un grave degrado dei rapporti sociali si rivolgono spesso a un’idea forse un po’ troppo semplificata dell’utile o comunque dell’utilità di tali studi. Vorremmo subito dire da che parte stiamo. “La filosofia non serve a nulla, dirai, ma sappi che proprio perché priva del legame di servitù è il sapere più nobile”. Incontro con Aldo lo curto medico volontario itineranteÈ Aristotele a dirlo. E noi sulle sue parole cerchiamo gli spunti per un ragionamento capace di segnare la strada verso una prospettiva che, guardando in senso ampio all’amore verso il sapere, ci faccia anche comprendere il grande ruolo che la natura classica può ancora giocare in questo momento della nostra storia. Mi piace dirlo con le parole di Francesco Petrarca, precursore di tanti valori e principi del nostro Umanesimo, il quale, proprio parlando degli studi classici e citando Seneca, Cicerone, dice: “Tralascio gli altri, troppa fatica sarebbe ricordarli uno per uno, loro e le loro sentenze, ed è studio degno di un giovanetto, non di un vecchio collezionare fioriti esempi letterari. Ma questi esempi e mille simili a questi, spesso da me, spesso con me raccogliesti da quegli scrittori. Per quel che mi riguarda di quale intenso desiderio di raccoglierli avessi da giovane e per alcuni anni quando non conoscevo ancora così familiarmente un tal genere di scrittori, lo attestano i libri di quel tempo, che ancor mi restano, e i segni con i quali di mio pugno sottolineavo soprattutto quelle sentenze, dalle quali estraevo e meditavo con meditazione più matura dei miei giovani anni, fin allora il presente e il futuro mio stato. Notavo con sicura convinzione non gli ornamenti verbali ma la sostanza, cioè le angustie di questa misera vita, la sua brevità, velocità, l’affrettarsi affannoso, il suo dileguarsi, la sua corsa, il suo volo, il tempo revocabile, il caduco e mutevole fiore della giovinezza, la bellezza effimera di un roseo volto, la sfrenata fuga della giovinezza che non ritorna, l’insidia della vecchiezza che tacita e furtiva si insinua e alla fine le rughe, le malattie, la tristezza e il travaglio e la spietatezza e la crudeltà dell’indomabile morte. … Questi pensieri sembravano una sorta di sogni, a me già allora, chiamo a testimonio Dio che vede ogni cosa, sembravano cose vere e quasi presenti”. Nonostante lunga , questa citazione l’ ho voluta proporre perché da una sensibilità inquieta, ricca e tormentata come quella di Francesco Petrarca, si possa trarre spunto per un rapporto con la cultura classica, che è ricco, intriso di valori Lezione nel parco della Valle dei Templiche indubbiamente concorrono a una formazione che non riguarda semplicemente la persona, la vita, l’esistenza, ma anche il modo di guardare il mondo, perché è elemento fondamentale di una formazione che poi diverrà retroterra culturale fondamentale a prescindere dalle scelte professionali.
Certo, parliamo di studi classici ampliando il discorso a una cultura, alla formazione e indubbiamente in questa sede e non solo perché si tratta dei 150 anni, ma anche perché il dibattito nel mondo della scuola oggi è particolarmente ricco, vivace, ma anche pieno di tanti interrogativi a cui spesso non troviamo risposte adeguate, interrogativi che noi sentiamo dentro. Certamente sono questi gli interrogativi che riguardano il mondo della scuola : fino a che punto la cultura classica oggi riesce ad essere ancora portatrice di valori e a porsi in questo stesso modo in una relazione dialettica con la società odierna tale da rendere la scuola attuale, ancora in grado di dare risposte funzionali? Come conciliare la cultura classica con quella scientifica?
Il logos, la scienza, il pensiero, la virtù devono essere congiunti con una visione dell’Umanesimo e della scienza stessa ,ma anche della tecnologia che possa essere al servizio dell’uomo. E tutto questo può garantirlo proprio quella concezione dell’humanitas che i classici ci hanno consegnato. Uno studioso tedesco ci dà una bellissima definizione dell’humanitas: un primo aspetto di natura sociale è vicino al concetto greco di filantropia e si esprime nella mitezza, nella comprensione, nell’opera benefica di assistenza verso tutti i nostri simili. Il secondo aspetto di natura culturale corrisponde all’ideale di formazione e di educazione dello spirito. E su questo voglio proprio soffermarmi, ricordando Cicerone che identifica proprio il concetto di humanitas con cultura, in quanto le arti Un momento della rappresentazione di Medealiberali e le discipline scientifiche che formano l’uomo, sono proprie di lui soltanto e lo distinguono dagli altri animali. Il terzo aspetto è quello estetico, per cui humanitas è anche la virtù propria dell’uomo cortese e raffinato, dotato di buona educazione, di elevati sentimenti, capace di vivere con dignità nella società degli uomini. Noi vorremmo trasmettere una sensibilità, vorremmo far crescere la consapevolezza di tutto questo, l’importanza del linguaggio dei classici. La saggezza, l’amore verso il sapere, la filosofia in rapporto con i classici, indubbiamente affinano la sensibilità, l’intelligenza, il pensiero critico, flessibile, il pensiero strategico, la capacità di guardare al mondo e alle cose.
E questa è lezione di tolleranza, di apertura mentale, questa è lezione di una cittadinanza che può essere rifondata su grandi basi culturali.

Il Preside del Liceo “Empedocle”
Anna Maria Sermenghi

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