Crollo del ponte sul Verdura. Evitata la tragedia grazie alla tempestività dei Vigili del fuoco

|




Martino Noto, caposquadra dei pompieri di Sciacca: “Me lo sono visto addosso”. La situazione sulla statale 115 è drammatica. La variante per bypassare il ponte una vera e propria follia, ma allo stato attuale non ci sono soluzioni alternative. Sopralluogo del Genio Militare

altIn queste ore sono tutti a domandarsi cosa sarebbe potuto accadere se un automobilista di passaggio, forse un po’ pignolo, non si fosse accorto in tempo di quella crepa e non avesse telefonato ai vigili del fuoco. Perché quella crepa oggi sembra essere stato un vero ultimatum. Come se quella fessura sull’asfalto volesse lanciare un ultimo avviso. Del tipo: attenti, il ponte sul fiume Verdura sta franando. Fermatevi e nessuno si farà del male. E così è stato. I vigili del fuoco hanno allertato subito l’Anas. Gli operai sono arrivati sul posto prima del fattaccio.

Hanno condiviso l’allarme, recintando il viadotto e deviando il traffico da e per Agrigento. Poi giù, a verificare le condizioni di oggettiva instabilità del ponte. “Me lo sono visto addosso”, ha commentato Martino Noto, caposquadra dei pompieri di Sciacca. Sì, perché operai e vigili del fuoco erano scesi sotto il ponte per controllare la staticità dei piloni. Altro che staticità. Uno dei due sostegni si è abbattuto su se stesso. Un forte boato ha accompagnato il cedimento e il crollo di una consistente lastra d’asfalto nell’acqua del fiume. E ora tutti a domandarsi cosa sarebbe potuto accadere se in quel preciso momento sul viadotto fosse passato un pullman di studenti. Non è successo nulla di tutto questo, grazie a Dio. Quello che è successo, tuttavia, suscita ugualmente interrogativi. altLa Procura ha già aperto un fascicolo d’indagine per risalire a cause e responsabilità. Perché un viadotto non è un pezzo di strada qualsiasi, che magari si può rattoppare e riutilizzare. No, un viadotto ha bisogno di essere ricostruito. Che, se ci fossero alternative apprezzabili, si potrebbe anche aspettare qualche tempo. Ma il problema è che di alternative non ce ne sono. La variante che permette di bypassare il ponte crollato è lunga e scomoda. Costringe a percorrere la Sciacca-Burgio-Villafranca-Calamonaci-Ribera (e viceversa). Una strada stretta, tortuosa, insicura, non certo adatta ad accogliere un carico straordinario di mezzi. I viaggiatori devono accollarsi un giro lunghissimo e tempi inaccettabili nell’era in cui, ancora una volta, i fatti di ogni giorno hanno dimostrato che non è il ponte sullo stretto di Messina quello di cui la Sicilia avrebbe bisogno. Ed ecco che ci si sta scoprendo improvvisamente esperti di strategie belliche. Un ponte di ferro, ecco quello che ci vuole, da percorrere a passo d’uomo, a senso unico alternato. Tutto quello che è possibile, a patto che la statale non sia più interrotta. Un ponte di ferro di quelli in dotazione alle forze armate. Il Genio militare ha già fatto un sopralluogo. Adesso tutti sperano che questo ponte arrivi, e in tempi non biblici. Quelli che al contrario saranno necessari per sistemare questo viadotto. La superstrada passava su un ponte dell’era borbonica! E qualche avvisaglia di problema negli anni scorsi c’era stata. L’erosione del pilone ceduto era già evidente. Ma visto che per una volta non è morto nessuno, forse la dietrologia stavolta può davvero lasciare il passo alla ricostruzione. Perché è di tutta evidenza che i trasporti subiscono un grave danno. La Prefettura ha correttamente stabilito che dalla via alternativa non transitino i mezzi pesanti. Solo gli scuolabus, è altquesta l’eccezione. Il punto è che un tir proveniente da Sciacca è costretto a percorrere la 624 per Palermo e, dal capoluogo, immettersi sulla 121 prima e sulla 189 poi per raggiungere Agrigento. O, semplicemente, per reimmettersi sulla statale 115. Una follia, insomma. Ma non c’è soluzione alternativa.
Quello che si fatica ad accettare in queste ore è la sfilza di commenti, interrogazioni, opinioni non richieste che i politici stanno diramando agli organi di stampa. Tutti a far notare che occorre immediatamente fare qualcosa per ripristinare la normalità sulla 115. Come se avessimo bisogno che lo
dicano loro che occorre fare qualcosa. Certo è che il clima da campagna elettorale non aiuta per niente. Come se, secondo loro, il cittadino comune si facesse ammaliare dall’intervento del politico di turno per dire: però, meno male che ci ha pensato lui, ora mi sento più tranquillo.

Massimo D’Antoni

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *