Cosa resta?

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Ripartite le auto blu, bilancio di una mezza giornata a Racalmuto

racalmutoRipartite le auto blu, letta la rassegna stampa del giorno dopo, archiviate le chiacchiere, i malumori e gli scetticismi che sono il sale della vita di un paese, e soprattutto di un paese come Racalmuto, vale la pena chiedersi cosa resta di concreto di una giornata che rientra a forza nell’album storico della città di Leonardo Sciascia.

 
Bisogna chiederlo e chiederselo per capire se, al di là dei riti inevitabili della democrazia, (perchè anche il commissariamento di un Comune è procedura, eccezionale certo, ma regolata dentro il quadro di un Paese democratico) resta qualcosa di concreto e di duraturo.

La prima cosa concreta è la riapertura, a norma, del teatro Regina Margherita. Sia pure con una platea ridotta, sia pure con alcuni lavori ancora da completare e definire per poter tornare alla capienza originaria, il teatro adesso è riaperto. Ha le carte in regola. E quindi nessuno potrà fare richiudere i battenti di un teatro che, ricordiamolo, finì nell’abbandono solo perché cessò di essere aperto, da un giorno all’altro e senza una ragione precisa. La presenza di Vincenzo Pirrotta, Salvo Ficarra e Valentino Picone, nel segno della legalità, significa che avere un teatro con le carte a posto è garanzia per noi e per i nostri figli, ma è anche possibilità che quel teatro possa ottenere fondi pubblici nazionali per le sue stagioni e le sue attività.

Restano in paese i contenuti dell’accordo firmato tra Viminale, ministero dell’Istruzione e ministero dei Beni Culturali. A partire da quel milione e duecentomila euro che dovrà servire per avviare progetti come la videosorveglianza del paese, l’apertura della piscina comunale, l’avvio di un centro polivalente e poi corsi di formazione per i mestieri del teatro, progetti per l’educazione allo sport e alla legalità, possibilità di crescita per i ragazzi e le ragazze di Racalmuto.

Resta la possibilità di poter accedere ai fondi che vengono destinati dai proventi delle lotterie nazionali ai Beni culturali per la valorizzazione del territorio delle miniere chiuse e degli altri beni culturali di Racalmuto e di questa parte della provincia di Agrigento.

Ma se queste sono le possibilità finanziarie ed economiche, poi ci sono anche ricadute immateriali, ma altrettante concrete.

Mai un paese traumatizzato da un commissariamento per infiltrazioni mafiose aveva ricevuto tali e tante attenzioni da parte di un governo e da parte dello stesso ministro che ha firmato il decreto di scioglimento del consiglio comunale. Mai in passato Racalmuto aveva avuto tale attenzione da parte di tre ministeri chiave, in tre settori altrettanto chiave per la vita di una comunità (sicurezza, scuola, cultura). E questo avviene, ad esempio, perché su questo territorio e su Racalmuto, come modello positivo, sta puntando un’associazione importante come Confindustria Sicilia.

Questo è un dato di fatto incontrovertibile.

Così come, al di là delle dichiarazioni di circostanza, al di là delle frasi pronunciate per regalare un titolo di giornale, è molto forte il significato delle parole del prefetto Gabriella Tramonti (a capo della commissione prefettizia) quando nell’aula della Fondazione Leonardo Sciascia, di fronte ai vertici della stessa Fondazione, parla di un futuro in cui quella vecchia centrale elettrica che contiene la memoria di Sciascia, possa aprirsi ai giovani, ai progetti per la legalità, ai progetti di studio, diventando punto di aggregazione, luogo non solo simbolico, per rivivere la lezione sciasciana in maniera quotidiana e tangibile.

Se questo è il bilancio di una mezza giornata a Racalmuto, non è un cattivo bilancio. Anzi. E’ un bilancio al momento positivo. Il resto si vedrà.

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