Consigli per il voto

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A voi che siete giovani dico invece mischiatevi, inzuppatevi della Sicilia perché è un modo di guarirne e di guarirla: Gesualdo Bufalino

Consolo, Sciascia e BufalinoNei giorni scorsi, chiacchierando con il Direttore su cosa pubblicare la giornata del voto per il rinnovo dell’Assemblea regionale siciliana, giornata normativamente dedicata al silenzio, ci venne in mente di rinfrescare a noi stessi ed ai nostri lettori alcune considerazioni di Sciascia sparse nei suoi tanti libri, partendo dall’epigrafe al volume “La palma va al nord” che accompagna una foto ormai ingiallita del 1979, in occasione del voto per il Parlamento europeo, di Sciascia che si reca a votare nel seggio della scuola elementare di Racalmuto.

Non certo consigli per il voto, diretti ad una piuttosto che ad altra formazione politica, ma riflessioni ed amare considerazioni sulla storia della Sicilia e del paese intero. Molte di queste considerazioni sono ovviamente datate e parecchie hanno più di cinquant’anni ma si rileggono oggi come se fossero di straordinaria attualità e questo, oggettivamente, per l’immutata realtà della Sicilia e dell’intero paese, è una tragedia.

Citazioni tratte da romanzi, saggi interviste, intrise certamente di pessimismo, ma non prive di speranza se lo stesso Sciascia – al momento della sua candidatura nelle liste radicali in Parlamento – pur considerando la politica come “un’attività mediocre riservata ai mediocri” e ritenendo che non si potesse arrivare mai “a niente di perfetto, di giusto e di affatto libero, in materia di organizzazione politica e sociale” non poteva fare a meno di aggiungere, sottolineando lui stesso la contraddizione, “che occorra vivere e lottare come se si fosse convinti di arrivarci” e di essere indotto all’impegno “perché all’interno del potere si abbiano ricambi, possibilità di “alternative”, novità, una migliore organizzazione della giustizia, una libertà sempre più ampia, ragion per cui mi impegno quando c’è una battaglia da combattere …”.

 

 

Le Parrocchie di Regalpetra” … Monsignore ha vasta parentela, ha mobilitato tutti i suoi parenti nella DC e lui si è tirato in disparte, al di fuori di quel che gli compete per i decreti del Santo Offizio e per le lettere pastorali del vescovo, non mostra di essere in preda a quel ballo di san Vito della politica cui tanti preti si abbandonano; del resto la miglior politica che può fare a vantaggio a vantaggio della DC è quella di non mostrarsi, ché farebbe deserta la piazza; e poi i parenti ci sanno fare, fanno un così compatto e attivo clan che nessuno riuscirebbe a scalfire. Questa sorta di largo nepotismo alimenta avversione contro monsignore, ma la verità è che in Sicilia la politica sempre diventa affare di tribù, e il membro più autorevole e rappresentativo di solito si tira dietro tutta la tribù, fino agli affini e ai famigli: e un partito politico diventa come una gabella di latifondo ….


Le parrocchie di Regalpetra – Laterza 1956

 

Il giorno della civetta“Questo è il punto – pensò il capitano – su cui bisognerebbe far leva. E’ inutile tentare di incastrare nel penale un uomo come costui: non ci saranno mai prove sufficienti, il silenzio degli onesti e dei disonesti lo proteggerà sempre. Ed è inutile, oltre che pericoloso, vagheggiare una sospensione dei diritti costituzionali. Un nuovo Mori diventerebbe subito strumento politico-elettoralistico; braccio non del regime, ma di una fazione del regime … Qui bisognerebbe sorprendere la gente nel covo dell’inadempienza fiscale, come in America … Bisognerebbe, di colpo, piombare sulle banche; mettere mani esperte nella contabilità, generalmente a doppio fondo, delle grandi e piccole aziende; revisionare i catasti. E tutte quelle volpi, vecchie e nuove, che stanno a sprecare il loro fiuto dietro le idee politiche o le tendenze o gli incontri dei membri più inquieti di quella grande famiglia che è il regime, e dietro i vicini di casa della famiglia, e dietro i nemici della famiglia, sarebbe meglio si mettessero ad annusare intorno alle ville, le automobili fuori serie, le mogli, le amanti di certi funzionari: e confrontare quei segni di ricchezza agli stipendi, e tirarne il giusto senso …”.
Il giorno della civetta – Einaudi, Torino 1961

L'onorevole“Ma caro monsignore, a fare il deputato ci vuole altro! Un deputato, qui, deve essere una specie di sbriga faccende: deve occuparsi di passaporti, porto darmi, di pensioni, di assicurazioni, di sussidi. O almeno deve far finta di occuparsene. E poi qualche favore lo deve fare, in qualche caso deve saper chiudere gli occhi e buttarsi giù: non dico nell’illecito, per carità; ma, come si dice nel gergo degli studenti, nella particolarità. “Il professore fa particolarità”. Io, come professore, non ne ho mai fatte; ma come deputato sono costretto a farne … quando mi sono accorto che, dentro il mio stesso partito, c’era chi si adoperava a scavarmi la fossa: eh no, allora io scendo a combattere con le vostre stesse armi … Il moralismo, caro monsignore, è una specie di filossera nella pratica politica …

“… ma il fatto è che, dal momento in cui mio marito è diventato deputato, qui, in ciascuno di noi, si è verificata una corruzione, un disfacimento delle idee, dei sentimenti … E sa che mi viene di pensare? Che la nostra storia, la storia della nostra famiglia, sia come il simbolo di una corruzione più vasta, di un più grande disfacimento …”.
L’Onorevole – Einaudi, Torino 1965

Recitazione della controversia liparitana“… Individualmente, per quello che siete, per quello che avete sperato e sofferto, forse siete uno sconfitto. Ma con noi, insieme a noi, in quello che insieme abbiamo fatto, non lo siete. Siamo stati un gruppo, un’unità, una forza: mai vista una cosa simile in Sicilia … abbiamo dato alla vuota maestà del diritto un contenuto di umanità, di giustizia … Oh no, non abbiamo vinto: questo è vero. Domani, e dico domani per dire domani, ci disperderemo o ci disperderanno … E qualcuno, inevitabilmente, tradirà: e tradirà se stesso prima che noi … Ma perdio, ci siamo stati! Abbiamo fatto, voglio dire, abbiamo operato, abbiamo aperto le finestre, abbiamo spazzato dalla Sicilia tante vecchie e ignobili cose …”.
Recitazione della controversia liparitana – Einuadi, Torino 1969

La corda pazza“I siciliani … generalmente sono più astuti che prudenti, più acuti che sinceri, amano le novità, sono litigiosi, adulatori e per natura invidiosi; sottili critici delle azioni dei governanti, ritengono sia facile realizzare tutto quello che loro dicono farebbero se fossero al posto dei governanti … La loro natura è fatta di due estremi: sono sommamente timidi e sommamente temerari. Timidi quando trattano i loro affari, perché sono molto attaccati ai propri interessi e per portarli a buon fine si trasformano come tanti Protei, si sottomettono a chiunque può agevolarli e diventano a tal punto servili che sembrano appunto nati per servire. Ma sono d’incredibile temerità quando maneggiano la cosa pubblica, e allora agiscono in tutt’altro modo … la Sicilia è stata fatale a tutti i suoi governanti; e la maggior parte di essi ha lasciato sepolta in quel Regno la reputazione in modo tale che nemmeno nella posterità ha potuto mai più risorgere …”.
La corda pazza – Einaudi, 1970

Il contesto” … Voi sapete qual è la situazione politica; della politica, per così dire, istituzionalizzata. Si può condensare in una battuta: il mio partito, che malgoverna da trent’anni, ha avuto ora la rivelazione che si mal governerebbe meglio insieme al Partito Rivoluzionario Internazionale …

Nel nostro sistema il crisma del potere è il disprezzo … Perché il sistema consente di arrivare al potere col disprezzo; ma è l’iniquità, l’esercizio dell’iniquità che lo legittima.

 

Il contesto – Einaudi, Torino 1971

La Sicilia come metafora“Lo scetticismo è salutare. E’ il migliore antidoto per il fanatismo. Impedisce cioè di assumere idee, credenze e speranze con quella certezza che finisce con l’uccidere l’altrui liberta e la nostra … ma un simile scetticismo, per la salute della ragione, per la salute dell’uomo, vale più di qualsiasi certezza … Lo scetticismo io lo vedo, dunque, come la valvola di sicurezza della ragione. E così il pessimismo …

Nella verifica che oggi è possibile fare della rovina dell’Italia, è certo che la responsabilità maggiore va attribuita alla Democrazia Cristiana. Ma siccome per trent’anni almeno formalmente abbiamo goduto dei benefici di un sistema formalmente democratico, non possiamo non attribuire una parte non indifferente di responsabilità anche all’opposizione. L’opposizione costituisce, direi, la funzione più delicata dell’apparato democratico …

L’idea di stato fa paura a molti italiani: e soprattutto uno stato democratico, che costringa alle scelte, che obblighi a riflettere, a porsi domande, a preoccuparsi delle conseguenze di questa o quella decisione politica. Di uno stato del genere, gli italiani non vogliono saperne …

… non mi inquieta più, in un partito, l’assenza di una ideologia; mi inquietano piuttosto quei partiti che agitano larve, fantasmi di ideologie. E in quanto ai programmi: si può onestamente dire che i partiti che dicevano di averne, abbiano, in questi ultimi trent’anni, almeno avviato le condizioni per realizzarli? Se gettiamo, appena un’occhiata sulle scuole, sugli ospedali, sui trasporti, sulla polizia, sull’amministrazione della giustizia, sulle industrie di stato, sulle biblioteche e sui musei e su ogni cosa che ha a che fare con lo stato, lo sgomento ci prende. E da un tale sgomento possiamo cominciare ad uscire soltanto diventando un po’ conservatori, tornando a ripercorrere la catena fino ad arrivare all’anello che non tiene. L’unico modo di essere rivoluzionari, è quello di essere un po’ conservatori. Al contrario del reazionario, che vuol tornare al peggio, il conservatore è colui che vuol partire dal meglio, che vuol conservare il meglio …”.
La Sicilia come metafora –Mondadori 1979

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