Concato: “Possiamo sperare solo in quelli che verranno”

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Nostra intervista con uno dei più intensi e appassionati cantautori italiani. “Non ricordo un periodo così doloroso e triste del nostro Paese”. La Sicilia? “Auguro a Battiato un buon lavoro, sperando che glielo facciano fare”. San Remo? “Bisogna avere il coraggio di fermarlo qualche anno per rimetterlo in piedi”

 

altÈ uno dei più intensi e appassionati cantautori italiani, che torna a proporre la sua musica dopo undici anni di silenzio, durante i quali le sue vecchie canzoni non hanno mai smesso di essere programmate alla radio, quasi fossero delle icone, tasselli fondamentali di un tempo che ci trascina indietro fino agli anni Ottanta, ai tempi di un successo come “Una domenica bestiale”. Fabio Concato, in Sicilia per una serie di concerti, a Porto Empedocle, a Nicosia e a Palermo, si mostra più saggio e malinconico, sempre pronto a toccare gli animi con emozioni forti, ed anche più impegnato nel sociale. Molte sono le condizioni di vita di questi ultimi anni che non gli piacciono, numerose le difficoltà che vive la gente, e non soltanto dal punto di vista economico. Concato sente la crisi di una società intera e non intravede squarci di speranza. Però avverte: “La fiducia non possiamo perderla, perché altrimenti quale potrebbe essere l’alternativa?”

Lo incontriamo prima del concerto di beneficenza del 21 dicembre al PalaMoncada di Porto Empedocle. “A me hanno insegnato ad avere speranza e fiducia in quelli che verranno; se non fosse che non vedo un barlume, una lucina fioca in fondo al tunnel… Oggi non riesco ad essere ottimista, ‘quelli che verranno’ personalmente non li vedo. Non ricordo un periodo così doloroso e triste e non solo dal punto di vista economico. Mi si gonfia il fegato quando vedo coloro che si propongono come delle vergini, come se fossero stati finora all’oscuro di tutto, come se non fossero stati immersi in quella stessa realtà per anni; vorrei chiedere a loro dove sono stati finora”.
Sulla politica e sull’atteggiamento della gente nei confronti dei politici si è fatto un’idea precisa: “Da un lato, vedo giovani e meno giovani che si danno da fare, che si cimentano, s’informano e questo mi dà un po’ di fiducia; al di là di ciò che io pensi dei vari movimenti per me già questa è una cosa buona. D’altro canto, ci sono le persone che vivono un profondo disamore nei confronti della politica. Una volta mi facevano arrabbiare, adesso penso che avessero ragione, anche trent’anni fa. La politica bisogna saperla fare, non s’improvvisa. I Paesi civili annoverano politici che sanno che cos’è la politica, mi riferisco al loro impegno per garantire diritti civili, i servizi fondamentali, la scuola, la sanità. Secondo me oggi c’è da ricostruire tutto”.

Concato, dunque, è un artista ancora più impegnato: “Esprimo la mia sensibilità senza pudore, senza mediare mai. Se ci sono delle emergenze si raccontano. Se ci sono cose nuove da dire, non ci si deve preoccupare molto del mercato: non ci si deve chiedere se piacerà. Chi se ne importa. Questo è il ruolo dell’arte: anche di sorprendere, di spingere, di stimolare gli altri a comprendere, a sforzarsi di capire”. Di Franco Battiato, assessore regionale accanto al Governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, ha una grande stima: “Auguro a Franco un buon lavoro nella speranza che glielo facciano fare. Battiato non è solo un personaggio di cultura, è anche un uomo di una certa caratura. Mi ha sorpreso la sua scelta; per questo spero che non sia dolorosa come esperienza e che almeno una parte dei suoi progetti riescano ad andare in porto”.
E’ uscito recentemente un saggio: “Fabio Concato, conoscerlo e capirlo attraverso i suoi testi” di Emiliano Longo.
“Quando mi è stata proposta questa esperienza ne sono stato felice. È stato tuttavia un lavoro faticoso, quasi da sedute di psicanalisi: è stato curioso scoprire alcune cose di me che non sapevo o che credevo di avere smarrito nella memoria. È stato anche doloroso, ma d’altra parte era questo il senso dell’opera”.
Concato salirà sul palco del Palamoncada di Porto Empedocle insieme alla sua band, accompagnato dalle note del chitarrista Francesco Buzzurro, dell’armonicista Giuseppe Milici e del sassofonista Francesco Cafiso, tre grandi talenti musicali siciliani. Parla dei suoi progetti futuri: “Sto lavorando a diverse ipotesi e spero di riuscire a dare anima ad almeno tre progetti: il primo di elaborare canzoni di altri autori che amo, farle rivivere, riadattarle e renderle in qualche modo mie; inoltre sto continuando a scrivere, perché la voglia e la creatività non mi passa mai; infine, proseguirò ancora con concerti live proponendo spunti creativi sempre diversi, spaziando a 360 gradi, dalla musica sinfonica al jazz”.
“Tutto qua”, il suo ultimo album, contiene brani intrisi d’amore, vissuto da tutti i punti di vista. Non sembra un lavoro creato per piacere a tutti i costi, ma per obbedire ad un bisogno di comunicare qualcosa.
“Mi fa piacere che si comprenda che il mio lavoro non parli solo dell’amore per una ragazza, ma che parli di vissuti diversi, dal sociale alla memoria, perché quando l’amore non c’è te lo inventi o lo ricordi. Il mio è intriso di questi elementi: nasce da una mia esigenza, dalle emergenze di questi anni, da urgenze che sono mie ma anche di altre persone, perché sento di condividerle. Anche la gente, quando mi incontra, ormai non miprogetto chiede soltanto l’autografo: vuole stringermi la mano, ha voglia di parlare, di confrontarsi e di capire insieme se possiamo provare a fare qualcosa per vivere meglio”. Si dice felice di essere in Sicilia, una terra con cui ha un legame molto forte:
“Mio nonno materno e i miei bisnonni erano di Modica: ho un po’ di sangue siciliano e ne sono orgoglioso. Ho un rapporto speciale con questa isola, con la terra, con la luce e con i profumi che si trovano soltanto in Sicilia e non in un altro luogo. Il sud non è tutto uguale: ci sono aspetti che appartengono solo alla Sicilia e in questo senso per me questa terra non è del mezzogiorno d’Italia”. Sarà a Porto Empedocle per un concerto di beneficenza organizzato dalla Fondazione AGireinsieme. “Sono certo che la musica debba servire anche a questo. Mi piace sostenere associazioni benefiche e fondazioni, così come sta avvenendo  essere inondato di email, dopo un’esperienza del genere, perché tutti mi chiedevano di organizzare un concerto con finalità ogni volta differal PalaMoncadachiare di diventare l’artista delle beneficenze. Mi capitò in passato dienti”. Ed infine uno sguardo al Festival di Sanremo: un evento, una ribalta, una , ma sono convinto che bisogna stare attenti al dosaggio: non vorrei risvetrina, ma anche una specie di tritatutto che andrebbe reinventato. “Bisognerebbe avere il coraggio di preparare gli italiani ad un fermo di due o tre anni per rimetterlo in piedi. Al di là degli artisti convocati, tuttavia, mi sembra che il prossimo festival sia già discretamente rivoluzionario, non solo perché c’è Fabio Fazio, che mi piace, ma perché c’è un cast di artisti anche nuovi, ma non di primo pelo, che porteranno delle proposte interessanti ed intelligenti”.

Anna Maria Scicolone

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