Con il cuore, la ragione e le parole

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E’ possibile la “pacificazione” di un paese? Forse no, forse sì

 

Il Castelluccio (Ph. Alessandro Giudice)“L’isola appassionata” era il titolo di un bel libro sulla Sicilia di Bonaventura Tecchi. Un titolo che può essere mutuato anche per Racalmuto che è sicuramente paese appassionato, non spento, né supino. La controprova sta negli interventi che arricchiscono il dibattito aperto da Ignazio Scimè nel suo articolo “Senza cuore né rancore”, postato sul sito Castrum Racalmuto Domani, (www.castrumracalmuto.blogspot.it), che condivido nei suoi contenuti, ritenendo necessario un percorso di “pacificazione” per un paese che è stato segnato in questi ultimi anni da “astio, rancori e ripicche personali”. Metto queste parole tra virgolette perché sono quelle usate da Salvatore Alfano, fondatore del blog, il quale mi chiede e si chiede se siano riferite a lui o al suo sito. Lo rassicuro: no, non c’è alcun riferimento diretto, perché altrimenti sarei in contraddizione con quello che scrivo se – tra le righe, a “trasi e nesci”, come si dice dalle nostre parti – lanciassi avvertimenti cifrati o sotterranei. E’ pratica che non rientra nel mio sillabario.

 

L’astio, i rancori e le ripicche personali purtroppo sono state il condimento delle lotte politiche e sociali di una lunga stagione, al punto tale che spesso si è perso di vista il valore dei gesti e delle posizioni concrete, viziandolo con il peso dei pregiudizi e dei retaggi del passato. Alfano rivendica, giustamente la sua buona fede nello scrivere e nell’intervenire per il bene del paese. Non c’è ragione per non credergli, così come questa buona fede va riconosciuta a chiunque faccia qualcosa, in parole o opere, come si diceva al catechismo, per il miglioramento sociale della comunità in cui vive o al quale è legato. Alfano, dunque, sfonda porte già aperte.

Un altro collaboratore del blog Castrum Racalmuto Domani e di Grandangolo, Giovanni Salvo, ha invece preso posizione con un lungo post che si può andare a leggere sia sulla pagina Facebook di “Malgrado tutto” che in quella del blog “Castrum Racalmuto Domani”. Non lo riassumo per non dilungarmi, mi limito a dei brevi cenni.

Salvo sostiene, se ho ben capito, che Ignazio Scimè e io saremmo degli utopisti perché auspichiamo una stagione di “pacificazione”. E infatti dice con ironia: “Viva la pace, ma non quella dei sensi”. Spiega come e perché, secondo lui, il conflitto sia l’anima di ogni comunità e che, attraverso il conflitto, si formano coscienze, ambizioni, opportunità, scoperte, successi. E si chiede: “Siamo certi che sia possibile animare il dibattito non rinunciando a evidenziare comportamenti sbagliati, e nel contempo non creare risentimenti personali ?”.

Giovanni Salvo rischia di far passare Ignazio Scimè e me come anime belle, un po’ ingenue, animate da sentimenti velleitari. Insomma, gente da prendere in giro. Vorrei chiarire che la pacificazione non è la pace (che appartiene forse a luoghi diversi da questo mondo), così come non è la pax che viene imposta con il ferro e con il fuoco.

La pacificazione è altra cosa. E per essere più esplicito faccio un esempio che riguarda terze persone. In questi giorni si è aperta una polemica su un articolo scritto da Matteo Collura (e riproposto da Malgrado tutto web) intitolato “Sciascia non è Racalmuto”. Bene, si può essere d’accordo o meno con Collura, e qualcuno ha argomentato le proprie ragioni di consenso o di dissenso. Ma quando sulla rete leggo interventi anonimi carichi di insulti, di offese personali contro Matteo Collura, allora mi chiedo se questo sia un contributo alla libertà di espressione e alla democrazia o se non sia invece un incitamento a quella litigiosità di cui stiamo parlando.

Ecco perché credo occorra una “moratoria”, a partire da chi amministra siti e blog e testate informative. Gianni Rodari ha scritto: “Tutti gli usi della parola a tutti. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo”. Ma un insulto senza firma è veramente sinonimo di democrazia? Se così fosse, per assurdo, la lettera anonima scritta con le lettere ritagliate da un giornale allora sarebbe il massimo della libertà d’espressione. Ma gli anni dei manifesti e delle lettere anonime per ingiuriare qualcuno sono passati da un pezzo e non vorrei tornassero sotto altra forma. Ecco cosa è la “pacificazione” che fa sorridere Giovanni Salvo: un atto di civiltà e un’assunzione di responsabilità.

Quanto poi all’amara conclusione di Giovanni Salvo che “mondo è stato e mondo sarà” non mi troverà mai d’accordo. Mi sembra l’ovvietà di chi, citando male “Il Gattopardo”, sostiene che bisogna cambiare tutto perché nulla cambi. Ma questo, in realtà, è il motto di chi non vuole cambiare nulla (e voglio credere che Giovanni Salvo non sia tra questi).

Gaetano Savatteri

 

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