Con il cuore e con la ragione

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Lo sforzo di tutti per “pacificare” Racalmuto

Racalmuto (Foto di Andrea Sardo)Il ragionamento avviato da Ignazio Scimè sul blog Castrum Racalmuto Domani, (www.castrumracalmuto.blogspot.it) è serio e importante. E’ una diagnosi serena della vita sociale di un paese che, per molte ragioni, non tutte strettamente legate alla politica, ha attraversato una lunga stagione di accesa litigiosità. Non è una novità perché anche in passato, ad esempio subito dopo l’Unità d’Italia, la vita sociale del paese fu segnata da scontri accesi tra famiglie, gruppi di potere, lobbies, partiti politici. Ed è caratteristica che gli storici hanno riscontrato in molte realtà, descrivendo le dinamiche delle classi dirigenti meridionali, al punto da individuare in questo esasperato gioco di gruppi contrapposti una delle ragioni dell’impoverimento e dell’inadeguatezza del ceto dirigente del sud Italia.

Ma qui si parla di questo nostro paese, ed è meglio limitarci ad esso. Scimè nel suo intervento “Senza cuore e senza rancore” individua nel passaggio storico che Racalmuto sta attraversando – sicuramente drammatico – elementi di positività, occasioni da mettere a frutto per il bene della collettività. Scimè vuole fidarsi di quello che sta accadendo in questo nostro paese, con un doveroso e sano scetticismo che non si trasforma né in sorda rassegnazione né in cinica disillusione.

Ma perché questo sia possibile, Scimè pone come condizione dirimente quella che, con una certa esagerazione, potremmo definire la “cessazione delle ostilità”. In parole povere, se ho ben capito, si tratta di dare un taglio alle esasperazioni, agli attacchi personali, ai vecchi rancori.

E’ evidente che non è cosa semplice, né esiste un modo per cancellare di colpo il passato, con tutti i suoi detriti di risentimenti, antipatie, livori. Ma esistono dei modi per arrivare a una sorta di “pacificazione civile”, che magari non spegne del tutto i sentimenti e i risentimenti, ma li inquadra dentro una cornice di civiltà del vivere. Nel Sudafrica post-apartheid di Nelson Mandela, ad esempio, fu costituita una vera e propria commissione per la pacificazione, davanti alla quale ciascuno poteva presentarsi per ottenere l’amnistia dei propri reati, in cambio di un’ampia confessione sui delitti commessi.

Naturalmente – e per fortuna – a Racalmuto non siamo di fronte a fatti così gravi e nessuno può essere spinto a fare pubblica ammenda. Ma sicuramente occorre un percorso di “pacificazione” anche qui, che passi, ad esempio, attraverso un modo di animare il dibattito che non vada contro le persone, ma che invece ne critichi idee e ragioni guardando al loro contenuto. Un modo di tenere aperto il confronto che non passi per vecchi pregiudizi, per partiti presi, per logiche personalistiche.

E’ uno sforzo che va fatto da parte di tutti, a partire da chi amministra testate giornalistiche o blog informativi. Proprio per questo, ad esempio, questo sito non ha ancora aperto le sue pagine ai commenti dei lettori – con grande dispiacere, almeno fin quando non avremo trovato assieme al nostro webmaster Vincenzo Lauricella la formula migliore per garantire la libertà di chi commenta e il rispetto per chi viene chiamato in causa – perché dietro l’anonimato a volte si nascondono sentimenti esasperati che entrano in rete e ci restano per sempre. E’ qualcosa che, naturalmente, ci manca nel nostro rapporto con i lettori, ma siamo un giornale e non una buca delle lettere e per questo ci piace sempre sapere con chi stiamo discutendo.

Ecco come l’invito di Ignazio Scimè viene tradotto in pratica nella quotidianità di questo sito di informazione. Un piccolo sacrificio che imponiamo a noi stessi e a chi ci segue, rimanendo comunque aperti a chi vuole intervenire con il suo nome e la sua faccia. Ma sono anche tanti altri i passi che tutti dobbiamo fare per un dibattito sociale vivo e vivace, anche acceso, ma dentro un clima nuovo. Che sia un dibattito senza rancore, ma (e questo è l’unico punto in cui non sono d’accordo con Scimè) con il cuore e con la ragione.

Gaetano Savatteri

 

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