Cirrosi epatica, quando una malattia avanza silenziosamente

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Nei primi stadi la cirrosi epatica può presentarsi praticamente asintomatica, ma col progredire delle cicatrizzazioni ai tessuti del fegato e la relativa perdita di funzionalità iniziano a presentarsi stanchezza, nausea, vomito e dolori addominali, che spesso sono accompagnati da perdita di appetito e peso. Importante la diagnosi precoce.

La cirrosi epatica è una grave patologia cronica del fegato. Il tessuto epatico va incontro a fibrosi con formazioni di noduli  a causa dei processi di infiammazione e di morte cellulare: necrosi. Le cicatrici che si formano nel fegato compromettono le normali funzioni dell’organo con alterazioni severe a livello circolatorio e riduzione dei processi depurativi da parte delle cellule funzionanti. La cirrosi epatica è causa di edemi e di ascite, cioè accumulo di liquidi nelle parti declivi del corpo e nella cavità addominale, ma anche  causa di ingrossamento della milza, della dilatazione dei vasi sanguigni dell’esofago e della formazione di calcoli biliari. Le temibili complicanze sono la rottura delle varici esofagee, il cancro del fegato e l’encefalopatia epatica.

Nei primi stadi la cirrosi epatica può presentarsi praticamente asintomatica, ma col progredire delle cicatrizzazioni ai tessuti del fegato e la relativa perdita di funzionalità iniziano a presentarsi stanchezza, nausea, vomito e dolori addominali, che spesso sono accompagnati da perdita di appetito e peso. Con l’avanzare della malattia compare l’ittero, un particolare cromatismo che colora di giallo le sclere degli occhi, le mucose, la pelle, causato dal fatto che il fegato ormai compromesso. non riesce a rimuovere la bilirubina. In questo stadio della malattia il gonfiore sarà diffuso e in alcuni casi si evidenziano nel corpo i lividi. Le principali cause della cirrosi epatica sono l’abuso di alcol e le infezioni virali. I virus coinvolti sono il B, il C e il D, sebbene quest’ultimo necessiti del B per avviare l’infezione. Essi si trasmettono attraverso il contatto con sangue infetto e attraverso i rapporti sessuali. L’encefalopatia epatica si può scoprire in anticipo intercettando segnali ‘spia’, come la confusione mentale e utilizzando un test semplice e veloce, ‘Animal test naming’. La confusione è uno dei segnali da tenere ben presenti. E’ tecnicamente tipica dei deliri in cui rientra anche l’encefalopatia epatica.

Attenzione però a non confondere, ad esempio nella persona anziana, la confusione mentale con la demenza. In quest’ultima c’è la perdita della memoria a breve termine, mentre i deliri legati all’encefalopatia epatica sono caratterizzati dal fatto che il paziente confonde il bagno con la stanza da letto o la sorella con la moglie. I pazienti ricordano, se gli viene chiesto, che giorno della settimana stiamo vivendo o lo sbagliano. E’ chiaro che il familiare di un cirrotico appena vede questi segnali deve pensare che nel 99% dei casi si sta manifestando l’encefalopatia.

Simona Carisi

L’ encefalopatia una volta che si manifestata tende a ritornare e, anche per questa particolarità, è una delle principali cause di ricovero del paziente cirrotico. Per questo è importante un diagnosi precoce. L’ encefalopatia è il drammatico evento terminale nel 50% dei cirrotici. Oggi i trattamenti  terapeutici sono basati sostanzialmente su due farmaci: i disaccaridi non assorbibili  di cui il principale è il lattulosio e gli antibiotici e fra questi il principale è rifaximina. Questi due presidi farmacologi sono molto efficaci; inoltre nei pazienti con più di un episodio di encefalopatia epatica, quindi con una recidiva molto spiccata, il trattamento è proprio l’associazione tra questi due farmaci.

L’encefalopatia una volta manifesta può essere curata, ma non si può  parlare scientificamente di guarigione. Sicuramente si può fare tanto per evitarne l’insorgenza, cioè cercare di prevenire gli eventi che la scatenano attraverso la captazione precoce di segnali clinici molto importanti e specifici tipici dell’encefalopatia e qui un ruolo cruciale lo hanno i familiari attenti nei confronti di qualsiasi cambiamento del proprio caro relativamente alla sfera cognitiva e all’attenzione.

Una possibilità di guarigione sta nel trapianto del fegato, se non fosse che ogni caso è sempre una storia diversa da un’altra e spesso le condizioni del paziente non sono sempre favorevoli per la terapia trapiantologica.

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