Cimino: “I deputati nazionali non esistono e non fanno niente per la Sicilia”

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“Alfano&co? Ruoli importanti, ma nessuna capacità di incidere sul Governo nazionale. Le indagini dei magistrati? Per un politico è come fare il tagliando alla macchina. Berlusconi e Company, sono ormai fuori moda”

Michele CiminoMichele Cimino, quarantaquattrenne, è stato eletto la prima volta all’Assemblea regionale siciliana a 28 anni non ancora compiuti. E’ stato deputato per quattro legislature e ora ci riprova. E’ determinato a proseguire la sua attività politica fino a quando diventerà deputato nazionale, un traguardo che – afferma – non gli è stato finora consentito perché è un “rompiscatole”. Con un passato da vice presidente della Regione e cinque esperienze da assessore regionale sostiene la candidatura di Gianfranco Micciché a Governatore della Sicilia. Intanto non risparmia critiche agli altri candidati, Rosario Crocetta e Nello Musumeci, che a suo dire ci garantirebbero il fallimento. Uscito indenne da un’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, sostiene che per un politico un avviso di garanzia è come fare “il tagliando alla macchina”.

 

– Grande Sud si propone come l’alternativa che ha a cuore il destino della Sicilia e dei siciliani, perché altri, a vostro parere, rimangono più sensibili al richiamo nazionale. Lei sostiene che Musumeci e Crocetta siano guidati da burattinai romani. Voi di Grande Sud vi sentite “liberi”, sulla base di quali elementi?
“Noi ci sentiamo liberi perché la politica nazionale non ha a cuore le ragioni della nostra terra e i partiti nazionali sono governati dalle lobby e dai poteri economici del nord. Oggi la Sicilia può riscattarsi soltanto con un partito sicilianista, che possa diventare un partito nazionale, come la Lega Nord. In caso contrario, i poteri delle lobby economiche del nord faranno di tutto per mollare la Sicilia e farla fallire come la Grecia. Non è pensabile che in un Paese civile si rischi il pagamento degli stipendi dei dipendenti comunali o regionali o forestali. E’ facile sobillare la piazza, accusando la politica locale, che ha pure le sue responsabilità. Il problema più ampio non è aprire una guerra tra siciliani, ma in che modo salvare la nostra regione. La salvezza è possibile se a Roma c’è una classe di parlamentari collegati con il presidente della Regione, che sappia spiegare e garantire gli interventi necessari per affrontare le emergenze siciliane. Un deputato nazionale, che sia del Pdl o del Partito democratico, appena comincia a parlare degli Asu, dei forestali, dei precari della Sicilia, rischia di essere maltrattato o beffeggiato, perché nell’immaginario collettivo, grazie anche a certa stampa, è stato creato uno stereotipo negativo di questi lavoratori, che non rappresenta il vero. Secondo la gente del nord, queste sono persone che possono soltanto andare a zappare la terra, invece si tratta di uomini e donne che hanno acquisito negli anni capacità e competenze. Dico queste cose, perché ne ho avuto esperienza diretta nelle Conferenze Stato-Regioni, che mi hanno visto, quale interprete delle emergenze siciliane, litigare col ministro Bossi, con Calderoli e Tremonti. Questi soggetti non hanno interesse a tutelare quella fascia di lavoratori”.
– Perché e in che modo dovreste essere più determinanti, visto che nel passato non sono stati ad ascoltarvi?
“Possiamo essere determinanti per il futuro governo nazionale e anche per la futura strategia del Governo regionale. Nel momento in cui noi avremo una pattuglia di parlamentari nazionali, se il Governo nazionale non ci darà conto, rischierà di non andare avanti. Faremo come ha fatto la Lega: bisognava decidere se potenziare Roma o Malpensa. Tutti sapevano che Milano Malpensa era un aeroporto fallimentare, ancora oggi rischia la chiusura. Indipendentemente dagli studi e da tutti, Bossi ha detto: o si investe su Milano Malpensa o cade il governo. Io spero che un giorno anch’io possa dire: o si fa l’aeroporto di Agrigento o cade il Governo. Parole che ad oggi non hanno mai detto Angelino Alfano & company, perché anche se hanno avuto un ruolo importante nel nostro Paese, non hanno mai avuto la forza di condizionare le scelte del governo”.
– In merito all’utilità dell’aeroporto di Agrigento, il suo parallelismo spingerebbe a credere ad un ennesimo scalo fallimentare …
Angelino Alfano“L’aeroporto di Agrigento è indispensabile, soprattutto quando questa città vuole essere una città turistica. Io riconosco come in questi anni, anche grazie agli aiuti della Regione, Marsala, Trapani, Mazara hanno potuto avere uno sviluppo turistico con un aeroporto, così come è accaduto a Lampedusa”.

– Prima, da parte di Grande Sud c’è stato il passo indietro in favore di Musumeci e, pochi giorni dopo, l’ennesimo passo indietro e la riproposizione di una candidatura di Micciché. Non si rischia di confondere gli elettori? O è il preludio di alleanze future?
“No. Il problema vero è quello di riuscire a capire il progetto politico. Ho vissuto nelle scorse settimane l’esperienza di almeno una decina di candidati, che andavano girando i partiti per vedere dove trovare un posto in lista per poi andare a determinare il proprio seggio, nella convinzione che fosse importante il ruolo della propria persona e non quello del progetto politico. Gianfranco Miccichè è stato disposto a fare un passo indietro per un progetto sicilianista, che poteva intestarsi Nello Musumeci; ma doveva intestarselo in Alleanza Siciliana, quell’aggregazione che con ventimila voti ha fatto perdere Berlusconi e ha fatto vincere Prodi. Il signor Musumeci dopo aver detto di sì al nostro progetto sicilianista, in cui doveva lasciar fuori i partiti nazionali, una volta chiamato da Berlusconi e dalle sirene berlusconiane, con argomenti più convincenti rispetto a quelli sicilianisti, ha trasformato la sua in una candidatura di Destra, con Storace, Berlusconi e company, che secondo noi ormai è fuori moda”.

– Grande Sud è assieme al nuovo partito di Lombardo, il Partito dei Siciliani, con il Fli-Nuovo Polo e il Ppa. La storia racconta che con Lombardo (eletto da Udc-Mpa-Pdl) avevate dato vita a un’alleanza nel momento della sua rottura con Berlusconi (con l’astensione dell’Mpa dal voto di fiducia al Governo), alleanza sancita dalla nascita nel 2009 del Pdl Sicilia. Poi, ci fu la fuga di Fini dal Popolo delle Libertà e la spaccatura del Pdl Sicilia, confluita in parte nel Fli. Miccichè diede vita a Forza del Sud. Il quarto Governo Lombardo, detto governo tecnico, venne appoggiato dall’Mpa, dall’Udc, dall’Api, dal Fli e dal Pd di Lupo e Cracolici, e voi siete rimasti fuori. Insomma non siete certo capaci di tenere rancore né con Lombardo, né con Fli… D’altra parte anche Miccichè, ai tempi del Pdl Sicilia, era ancora sottosegretario alla presidenza del Governo Berlusconi e quindi dentro il Pdl e con i lealisti: ambiguità strategica, arguzia politica?
“La storia è articolata, perché noi nel Pdl siamo stati i ribelli e così anche nelle coalizioni. Siamo i ribelli perché non vogliamo veder ancora soffrire la Sicilia e intendiamo dare risposte a questa terra. Oggi Raffaele Lombardo non è più il soggetto politico di riferimento del Partito dei Siciliani. In questo partito ci sono Giovanni Pistorio e una classe dirigente. Lombardo ha passato il testimone, ritengo, al figlio. C’è una bella differenza. Prima le carte le dava Lombardo, a modo suo, anche commettendo errori madornali, come con il governo cosiddetto tecnico, entro il quale, nel ramo della sanità, è stato fortemente costretto a subire i voleri di Roma. Per esempio, con l’accorpamento dei laboratori di analisi: una vera pazzia, perché il governo siciliano non ha saputo imporre neanche in tema di sanità le peculiarità e le differenze presenti in Sicilia. La politica invece deve tornare ad avere il proprio ruolo e sono convinto della necessità che i tecnici facciano i direttori generali. Nel momento in cui le carte le darà Gianfranco Miccichè sarà diverso: è una persona che non è ricattabile, fortemente legata alla sua gente e al territorio e saprà difendere la Sicilia. Costi quel che costi”.
– Non pensate di aver perduto credibilità dinanzi agli elettori?
“No, anzi sono certo che gli elettori potranno sostenere una persona che ha dimostrato esperienza, capacità e lealtà nei confronti di questa terra”.
– Quali sono i rapporti attuali di Miccichè con Berlusconi?
“Umanamente è probabile che siano dei buoni rapporti; politicamente penso che Berlusconi sia una delle persone più inaffidabili che si posano incontrare, e in politica l’inaffidabilità è una cosa bruttissima. Bisogna essere molto seri negli impegni che si assumono, soprattutto quando si firmano contratti con gli italiani che non si è in grado di rispettare”.
– E i rapporti di Michele Cimino con Angelino Alfano?
“Abbiamo mantenuto sempre un ottimo rapporto di amicizia. Politicamente siamo stati in competizione, abbiamo scelto strade diverse e, ancora oggi, siamo difensori di due progetti per la Sicilia ben differenti”.
– Se dovesse vincere Musumeci, voi da che parte starete?
“Sia che dovesse vincere Musumeci, sia che dovesse vincere Crocetta, noi dovremo essere l’alternativa, perché questo progetto per la Sicilia e per il Sud non può essere portato avanti da chi prende ordini o da Arcore o dall’Emilia. La Sicilia ha bisogno di prendere ordini dai siciliani”
– Un compagno di ventura abbastanza difficile, Micciché… a parte le vicende personali…
“Conosco Miccichè da vent’anni, e da vent’anni facciamo politica insieme. La persona più corretta e seria che io abbia conosciuto in politica. Se ti stringe la mano, l’impegno lo mantiene”.
Gianfranco Miccichè– Cito, ad esempio, due sue imbarazzanti dichiarazioni: ‘Continuo ad essere convinto che intitolare l’aeroporto di Palermo a Falcone e Borsellino, significa che ci si ricorda della mafia. L’aeroporto di Palermo lo intitolerei ad Archimede o ad altre figure della scienza, figure positive” oppure: “Se per fare gli appalti dovessimo aspettare che finisca la criminalità mafiosa allora non partiremmo mai”… Non la mettono in difficoltà queste affermazioni?
“In queste battute bisogna riconoscere la loro spontaneità e genuinità. È facile ipocritamente attaccare quel tipo di messaggio. Però io ritengo che a due personaggi importantissimi come Falcone e Borsellino, che hanno fatto la storia di questa terra, vada bene poter intestare dei corsi di laurea in loro nome, delle università, tutto ciò che di buono si può fare nella nostra regione. Ma penso anche che in Sicilia si debbano creare le condizioni per trovare forti motivi di attrazione per il turista, in alcune parti del proprio territorio: che si tratti del lungomare di San Leone, o dell’aeroporto di Palermo o dell’aeroporto di Agrigento, poter ricordare che la Sicilia è la terra di Pirandello, di Sciascia, di Archimede, di personaggi del mondo della cultura e della scienza, che hanno fatto grande questa regione …”

– Alla luce delle vicende giudiziarie che l’hanno coinvolta direttamente, assieme a suo padre, qual è oggi il suo stato d’animo? Lei, tra l’altro, è stato per anni professore incaricato di Diritto pubblico all’Università di Palermo, è delegato regionale dell’Unione giuristi cattolici …
“La mia vicenda giudiziaria mi ha coinvolto e mi ha toccato profondamente. Penso comunque che in Sicilia tutti i politici possano e debbano essere indagati. L’indagine di un magistrato è come un tagliando per una macchina: se il tagliando va bene vuol dire che quella macchina può continuare a camminare. Sennò è meglio che si fermi. E per chi fa politica in Sicilia è un fatto quasi scontato che possa essere indagato”.
Quanto questi avvenimenti pensa che abbiano gravato sulla sua immagine o nociuto alla sua attività politica?
“Certo, sono cose che ti toccano, che ti fanno soffrire, che ti amareggiano. Però, poi, capisci che è normale che possano accadere e bisogna avere la forza di affrontarle. Ho grande fiducia nella magistratura e lo dico non come frase fatta, ma nella convinzione che chi espleta questo servizio svolge un lavoro di grande delicatezza ed importanza. E’ giusto che vi siano queste azioni; occorre soprattutto creare le condizioni perché ci sia anche la celerità di tali procedimenti. Umanamente parlando, è importante che ci sia la certezza e velocità delle azioni in corso”.
– Grande Sud ricandida anche Franco Mineo, accusato di essere prestanome di una famiglia mafiosa. Non sentite il bisogno di pulizia che altri partiti si stanno imponendo? Alla luce anche dei gravi fatti alla Regione Sicilia, in Lombardia, e nel Lazio, non avete sentito il bisogno di rassicurare gli elettori?
“L’immagine di pulizia e di trasparenza è giusto che ci sia, non soltanto nelle parole, ma anche nei fatti. In tal senso bisogna riflettere sul fatto che c’è la presunzione di non colpevolezza: vogliamo svilire totalmente i principi costituzionali? E’ possibile immaginare che oggi con le azioni populistiche si possa cambiare la storia di questo Paese …? No. Bisogna, invece, tenere i piedi per terra e ricordare gli errori commessi in passato”.
– Confindustria ha avuto un ruolo determinante nel Governo Lombardo. Quale peso potrebbe avere in un’eventuale Giunta Miccichè?
“Francamente non lo so. Certo, Confindustria ha assunto un peso importante, perché ha avuto un assessore regionale per lungo tempo, che poi ha anche criticato il Governo Lombardo. Se Confindustria volesse avere un rapporto nel Governo Miccichè dovrebbe condividere il suo progetto: Gianfranco Miccichè non è il tipo da tenersi un assessore che poi lo critica o che non condivide più il suo progetto politico”
Giovanni Barbera– Questa è la sua quinta campagna elettorale per le “regionali”. Michele Cimino quando avrà intenzione di mollare la politica?
“Io spero di potere un giorno andare a Roma, anche se qualcuno non vuole che ci vada perché sa che io sarei un vero e proprio rompiscatole”.
– Ai deputati agrigentini gli elettori rimproverano di essersi occupati troppo poco di Agrigento e del suo territorio. Siamo nella provincia ultima in tutte le classifiche nazionali della qualità della vita, maglia nera in termini di occupazione e che vive perenni emergenze – mi riferisco anche a quella della raccolta dei rifiuti – eppure paga servizi tra i più cari d’Italia. Perché pensa che stavolta dovrebbero ancora darvi fiducia?
“Darvi è una parola al plurale e non la condivido. Non amo quando si generalizza. Sono certo e sereno del mio lavoro e del mio impegno, della mia presenza e della mia costanza e del fatto che non ho mai cercato né listini, né prebende. Sono presente sul territorio con tanti amici e un lavoro costante. Rispetto agli altri ritengo di aver dato il massimo”.
– E che cosa pensa dei parlamentari nazionali agrigentini? Quale ruolo avrebbero potuto finora giocare a favore della nostra realtà locale?
“Senza alcuna critica e senza alcuna strumentalizzazione, i deputati nazionali purtroppo non esistono. Questa legge elettorale non pone che questi soggetti debbano rispondere al territorio, ma solo a chi li ha nominati. Si ritrovano, così, a dover fare gli interessi del milanese di turno o dell’emiliano di turno. Nel nostro progetto il ‘dante causa’ è l’elettore siciliano, l’unico a cui bisogna dar conto del proprio operato”.

– In lista anche Rosanna Restivo, sua storica addetta stampa, e un alfaniano deluso, come Giovanni Barbera: in crisi di candidati o che cos’altro?
“Giovanni Barbera è il fondatore di Forza Italia in provincia di Agrigento, poi vicino alle posizioni del Pdl, fortemente deluso e amareggiato, che ha scelto il nostro progetto, così come Mario Baldacchino e tanti altri che per primi erano scesi in campo con Forza Italia. Rosanna Restivo è un’agrigentina, originaria di Santa Margherita Belice, da sempre presente nel sociale e nell’azione del territorio assieme alla sua famiglia. È la prima persona che ho contattato per fare questa scelta. Avevo almeno altri quindici nomi da mettere in lista, tra uomini e donne. Ho preferito queste persone e ritengo di aver formato la migliore squadra”.
– I conti della Regione: un indebitamento di 5miliardi di euro. Conti a posto, secondo fonti governative. Qual è la sua opinione, visto che è anche stato assessore al Bilancio e sa come funziona la macchina amministrativa regionale?
“Penso che siano conti critici ma non allarmistici, anche rispetto ad altre regioni. Sono conti che si possono migliorare. Possono dare impulso allo sviluppo di questo territorio. Sicuramente il patto di stabilità è una pazzia che sta colpevolizzando tutte le imprese e i lavoratori. Con un gruppo di peso a livello romano, che possa difendere la Sicilia, di questi problemi non ne avremo mai più”.
– E’ la ricetta di tutti i candidati: basta imboscati, basta superburocrati che bloccano lo sviluppo. E’ sufficiente la ricetta Miccichè di sburocratizzazione? Lei, più volte assessore regionale, può spiegare perché non sia stato finora possibile scardinare questo sistema ‘malato’ e costoso per le casse regionali?
“La burocrazia regionale non va generalizzata, perché c’è una pubblica amministrazione regionale che è fatta di gente di altissimo livello. Ci sono dipendenti regionali che reggono le sorti di questa Regione. È vero anche che ci sono alcuni dirigenti che operano con lentezza. In questo caso, il prossimo governo dovrà avere la capacità di fare le rotazioni per determinare la velocizzazione della spesa … Fortunatamente esiste lo spoil system e un governo capace è in grado di attuarlo. Ci vuole un presidente della Regione con una squadra di deputati e senatori che tolga la Sicilia da questa cappa e da questo ricatto che da sempre la nostra regione ha subito”.
Raffaele Lombardo Sburocratizzazione, anche se ai vertici ci sono vostri uomini?
“Certamente, si può fare. Purché il governo abbia la forza di non cedere ai ricatti dell’assemblea. Per questo io spero che si possa vincere con una larga maggioranza”
– Lei ha avuto anche delega alla Programmazione? Quanti gli errori commessi negli ultimi anni? E’ ancora possibile rimediare? Se fosse lei a dover decidere, chi metterebbe a capo di questo dipartimento?
“Con la delega alla Programmazione, grazie a Miccichè viceministro dell’Economia, ho raggiunto il massimo della spesa comunitaria ed ho ottenuto anche le premialità nei progetti europei. Va bene lo spoil system, ma i dirigenti generali devono poi avere la responsabilità per il quinquennio: le continue rotazioni, gli spezzettamenti, creano le condizioni per cui chi arriva non segue la linea del predecessore. Come diceva un ottimo dirigente generale della Regione Basilicata, che ha speso tutto dei fondi comunitari a disposizione, bisogna operare in tre direzioni: fare in modo che il dirigente generale e l’assessore al ramo possano lavorare per l’intera legislatura, provvedere a che siano finanziati anche piccoli progetti anche più facilmente rendicontabili, anziché opere faraoniche che non si realizzerebbero mai, e infine motivare la propria squadra dei dirigenti anche locali. Così la partita si può vincere”.
– Parliamo di futuro, al di là di facili demagogie, in concretezza: c’è un futuro per la Sicilia? In quale direzione? Industria? Turismo?
“Il futuro è sicuramente il turismo e Miccichè presidente della Regione. Con Crocetta o con Musumeci la Sicilia in futuro rischia di diventare come la Grecia. Immagino un barcone di extracomunitari che dalla Tunisia cerchi di approdare a Lampedusa. Lampedusa è la Germania. In quel barcone ci sono i diversi responsabili delle Regioni. Monti e company che hanno la necessità di approdare nella Germania/Lampedusa faranno di tutto per buttare a mare quei soggetti, ovvero quelle regioni, che sono di peso per il loro progetto. Sia Musumeci che Crocetta, collegati con Berlusconi e con Bersani, faranno di tutto per mollare la Sicilia. Con Miccichè, presidente della Regione, e con un progetto che vedrà parlamentari nazionali a Roma, potremo stringere gli attributi a chi ci vuole buttare a mare”.
– E’ sotto gli occhi di tutti la difficoltà amministrativa al Comune di Agrigento e il rischio default. Ha un consiglio da dare al sindaco Marco Zambuto?
“Zambuto dovrebbe rivedere tutte le dichiarazioni che ha fatto in campagna elettorale e dire perché oggi non è in grado di mantenere quanto promesso. Mi riferisco all’Imu e anche alla potabilità dell’acqua del mare di San Leone. Dovrebbe mettere un punto e ripartire, dicendo agli agrigentini realmente le cose che si possono fare. La politica è soprattutto affidabilità, confronto diretto tra le cose che si dicono e le cose che si fanno. Parlare di cose che non si è in grado di realizzare crea un danno d’immagine e un danno alla politica”.
Michele Cimino, in termini di concretezza, quali sono le cose che si possono fare e garantire per il futuro della Sicilia?
“Certamente eliminare il patto di stabilità. Si può e si deve fare. E poi risanare i conti non significa chiudere le casse per nuove spese, ma mirare a nuove entrate. Poiché le tasse sono un elemento di pressione economica, dobbiamo invece attrarre gli investimenti e dare la possibilità a chi vuole fare alberghi di realizzarli, e poi far pagare le tasse a chi investe nel nostro territorio. Sulle accise ho fatto una legge di modifica dell’art. 36 dello Statuto che impone di versare le quote delle imposte di produzione nel bilancio dello Stato. Quell’articolo è una grande truffa e un danno enorme per la Sicilia. Questa mia legge di modifica è stata votata all’unanimità dall’Assemblea regionale siciliana. Non c’è stato alcun parlamentare, tranne Micciché e pochi altri amici, che a Roma abbia sollecitato l’approvazione di questa modifica costituzionale”.

Anna Maria Scicolone

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