Sciacca, da oggi in poi solo “pane e acqua” per 58 dipendenti della Laterizi Fauci

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Lettera di licenziamento per i lavoratori delllo stabilimento di Sciacca. Conservano il posto solo in 18. La decisione dopo una vertenza difficile. La mediazione del prefetto Diomede

altÈ arrivata nelle case dei lavoratori la paventata lettera di licenziamento collettivo con cui la Laterizi Fauci ha mandato a casa 58 dei 76 dipendenti dello stabilimento di Sciacca. Lettere inviate al termine di una vertenza difficile, caratterizzata da un confronto che purtroppo, ed è questo un aspetto deprimente, solo da queste parti non ha prodotto un accordo. L’imprenditore, infatti, ha trovato un’intesa sia con i lavoratori dello stabilimento di produzione di Palermo, sia con quelli di Agrigento.
Come spesso accade, non sono stati profeti in patria gli operai saccensi. Il loro illustre “concittadino” Salvatore Fauci, da tutti conosciuto con l’ingombrante appellativo di “Commendatore”, ha confermato il suo piano aziendale: chiusura dello stabilimento e conseguente licenziamento (senza possibilità, dunque, di tentare neanche la strada della cassa integrazione straordinaria).

Lavoratori rimasti con un pugno di mosche in mano dopo essersi opposti, originariamente, ad una prima bozza di accordo, loro sottoposta dalla stessa impresa. Parti che, dunque, si erano allontanate e che non sono più riuscite a riavvicinarsi. E questo malgrado il ricorso ad un’altra sigla sindacale, l’Ugl, che da un certo momento in poi ha affiancato la Cgil.
E ora gli operai della Laterizi Fauci, che a Natale hanno mangiato un panettone avvelenato e trascorso il 31 dicembre mattina davanti i cancelli chiusi della fabbrica a mangiare simbolicamente pane e acqua, si guardano attorno. Hanno già attivato presso l’ufficio del lavoro e della massima occupazione le relative procedure per incamerare l’unico ammortizzatore sociale che oggi gli spetta: l’indennità di disoccupazione, in attesa di incassare la collocazione in mobilità. Mobilità che il sindacato, quando si sperava che la trattativa potesse registrare un esito diverso, aveva chiesto all’azienda per diciannove dei 58 dipendenti allora a rischio licenziamento, previa la loro stessa disponibilità, salvando così tutti gli altri posti di lavoro. Ma Fauci ha risposto picche. E’ di tutta evidenza che in questa vicenda abbiano inciso variabili diverse. Non solo un piano aziendale che prevede la trasformazione societaria e l’attribuzione al figlio del commendatore Francesco il ruolo di unico amministratore ma, chiaramente, rapporti compromessi (vertenze e rivendicazioni sindacali). Rapporti mai più recuperati tra la proprietà e alcuni dei dipendenti oggi licenziati.
Ieri il neoprefetto Nicola Diomede si è impegnato a venire a Sciacca per incontrare istituzioni e parti in causa.
I lavoratori, e non solo loro, ritengono che la Laterizi Fauci non chiuderà, ma cambierà solo ragione sociale, trasformandosi da Spa a Srl. Ecco, gli operai confidano in un impegno della famiglia Fauci a riassumerli non appena il ciclo produttivo riprenderà regolarmente.
Un obiettivo difficile e per tanti motivi, tra cui quelli riguardanti i rapporti pregressi tra la proprietà e alcuni dipendenti, ma un obiettivo comunque non impossibile. Il prefetto tenterà di strappare questo impegno al proprietario dello stabilimento.
Intanto dopo i ripetuti incontri tenuti dal sindaco Fabrizio Di Paola, la politica continua a tentare di mediare tra le parti. E oggi della vertenza si è occupata anche la conferenza dei capigruppo consiliari, che ha espresso vicinanza agli operai che stanno vivendo il dramma della perdita del posto di lavoro. I consiglieri hanno deciso di approfondire la questione e assumere le iniziative conseguenti. L’impegno è ancora quello di scongiurare la chiusura dello stabilimento salvaguardando i posti di lavoro.

Massimo D’Antoni

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