Chiara adesso invoca giustizia

|




La ragazza, rubata alla vita a soli 24 anni, ha avuto la sventura di vivere la sua breve esistenza in un luogo, in un’epoca, in cui si assiste, spesso in silenzio, allo sgretolarsi di ogni certezza

Chiara La MendolaCelebrati i funerali di Chiara La Mendola, non sono andati dispersi i sentimenti di rabbia, di desiderio di giustizia, di disperazione per questa ennesima giovane vita spezzata. Malgradotutto ha incontrato la famiglia senza riuscire a trovare parole di conforto, ma soltanto di condivisione piena, totale, di questi stessi sentimenti. Ci ha fatto rabbia vedere la bellezza e il fulgore della giovinezza sul volto di questa dolce ragazza che amava la vita, che aveva progetti per il futuro, che avrebbe guardato al nuovo anno con la stessa vivida speranza dei suoi coetanei.

Chiara ha bruscamente terminato la sua esistenza in una strada orribile, piena di insidie, di pozzanghere e di buche. Ha avuto la sfortuna di trovarsi ad Agrigento, in Sicilia, in una realtà di degrado, di incuria e abbandono, dove la vita non riceve la protezione che le è dovuta.

Ha avuto la sventura di vivere la sua breve esistenza in un luogo, in un’epoca, in cui si assiste allo sgretolarsi di ogni certezza, di ogni valore. Il suo motorino è sprofondato in un vuoto inesorabile di responsabilità, nell’assoluta mancanza di rispetto per la vita umana. Questa ragazza è figlia, sorella, amica di ognuno di noi, ed è per questo che, nello sconforto che sentiamo insieme alla sua famiglia, avvertiamo il bisogno di dover chiedere giustizia. Quanti figli ancora dovremo perdere, quanti fratelli? Quante giovani vite dobbiamo ancor vedere rovinare sulle strade come se andassero in guerra? Quanti ancora di loro resteranno menomati per sempre, quanti ancora non potranno più parlare, quanti ancora non potranno più sorridere, per colpa di un incidente stradale? Quante vite ancora dovranno essere sradicate dal mondo perché non c’era una segnalazione, perché c’era poca luce, perché c’era un ostacolo fin troppe volte segnalato, perché non era chiaro un segnale di pericolo? Quante vite ancora saranno spezzate perché non siamo stati in grado di proteggerle? Quali parole direbbe oggi Chiara, se potesse esprimere rabbia e incredulità per una fine così ingiusta che l’ha strappata all’affetto dei suoi cari? Quante preghiere ancora dovremo levare al cielo e a quanti genitori ancora dovremo asciugare le lacrime? Se fosse stata una guerra assurda e inutile a bruciare le vite dei nostri ragazzi, noi oggi ci saremmo ribellati: avremmo urlato il nostro “basta!” e avremmo chiesto la pace. La misura è colma ed è fin troppo evidente nelle parole di sconcerto e di collera che il popolo agrigentino sta esprimendo sui social network. Si è creato un divario enorme, incolmabile, tra chi amministra la città, sia a livello politico che burocratico, e i cittadini. Un divario di sfiducia, di astio, di diffidenza, di disprezzo. Tra le due sponde opposte di questo abisso senza fine l’amministrazione e i cittadini parlano lingue diverse. In questo contesto di incomprensione, i comunicati stampa per operare distinguo o per precisare, a cominciare da quello subitaneo della Polizia municipale, e perfino la nota con cui il sindaco si offre di farsi carico delle esequie, appaiono esternazioni inopportune, parole urticanti. Quando le responsabilità, dirette o indirette, accertate o ancora verificabili, sono addossate da una comunità intera a chi ha tradito la fiducia e la speranza, a chi ha abbandonato una città e non riesce ad amministrarla, è più opportuno il silenzio. Le azioni di solidarietà si fanno di presenza e lontano dall’eco mediatica: le giustificazioni tardive, la rincorsa alla puntualizzazione e al chiarimento hanno l’olezzo dell’opportunismo, il dubbio gusto della strumentalizzazione, il fragore di una finora sconcertante strategia comunicativa e politica. Chiara non è l’unica vittima dell’incuria, se è vero che il Comune di Agrigento dal 2007 al 2013 ha pagato risarcimenti danni ai cittadini per oltre un milione e mezzo di euro. Come possiamo accettare che, ancora, nell’attuale contingenza economica, si spendano 18 mila euro per finanziare le attività culturali di enti e associazioni, e che deliberatamente non si dia invece priorità alla protezione dell’incolumità dei cittadini o all’erogare servizi indispensabili? Come si può sopportare che non ci sia un euro per coprire una buca o che ci vogliano anni per coprirla? Quali sono i criteri che vengono seguiti, se è vero che le somme a disposizione del bilancio comunale sono sempre più esigue? Chiara stringe tra le dita per sempre l’immagine della sua famiglia, delle persone che ha amato. Noi ci stringiamo a loro. Anche tutta la comunità agrigentina sappia stringersi unitariamente per pretendere un’amministrazione più equa e giusta della città, per chiedere almeno quanto è essenziale, vitale, alla nostra esistenza. Le responsabilità siano equamente distribuite tra quanti hanno premiato con la rielezione questi amministratori, tra quanti, e sono tanti, fingono di non vedere il fondo del barile in cui è sprofondata questa città, tra chi non ha il coraggio e l’onestà di dimettersi, tra chi firma documenti discutibili, chi vota atti che andrebbero riscritti secondo verità e giustizia, e chi non ha il fegato di rimettere tutto nelle mani degli elettori. Chiara, perdonaci, perché spesso ci hanno tappato la bocca e invece di ribellarci e urlare il rispetto di un diritto siamo rimasti in silenzio.

Anna Maria Scicolone

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *