Che pena la mia Agrigento, miniera di cattive notizie

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Carmelo Sardo riepiloga sei mesi in cui la città dei Templi è finita in prima pagina. Ma sempre per storie che suscitano rabbia. L’appassionata invettiva di un giornalista che ama la sua terra, con indignazione e amarezza.

Da qualche tempo Agrigento conquista un po’ troppo spesso le pagine nazionali dei grandi quotidiani, e si merita servizi nei principali tg, all’ora di punta. Fateci caso. Basterebbe prendere solo gli ultimi sei mesi per rendersi conto che in proporzione al suo numero di abitanti, finisce alla ribalta della cronaca di rilievo più volte rispetto a città ben più popolate. Peccato, e lo dico senza sarcasmo, ma da vero agrigentino, che succede solo per cose di cui faremmo volentieri a meno. Tutta pubblicità negativa, per dirla in soldoni.

Qualcuno potrebbe obiettare che i giornalisti preferiscono sempre e comunque le notizie negative: fanno più “cassetta”, come si dice in gergo. Ammesso che sia vero, ed in gran parte è vero, mi rammarica dover però far notare che nel caso di Agrigento, negli ultimi tempi non c’è neppure stata possibilità di scelta! Nel senso che non è affiorato neppure uno straccio di buona notizia di tal portata da poter insidiare lo spazio conquistato invece da quelle brutte che al contrario grondano.

Agrigento_Museum

Credetemi, dal mio osservatorio di giornalista di uno dei due tg più seguiti d’Italia, quando ho potuto sono riuscito a piazzare servizi che esaltano le risorse della nostra terra. Ma le occasioni sono state e sono così rare che non saprei francamente dove andare a cercare un fatto che metta in risalto Agrigento e la sua provincia in un telegiornale che in trenta minuti deve dar conto di quanto accade non solo in Italia, ma in Europa e nel resto del mondo. Invece, sembra che le cose più assurde, paradossali e grottesche (sì lo so, state pensando che siamo la terra di Pirandello!) accadano solo in questo lembo di terra baciato da Dio e distrutto dagli uomini.

Per quanto io, da buon giurgintano, mi distragga, faccia finta di non vedere e di non sentire, le notizie assurde mi raggiungono dovunque. E siccome faccio il mestiere che faccio, sono costretto ad assolvere al mio dovere di informare e di denunciare, anche se di mezzo ci va l’immagine della mia città che non fa molto, anzi, non fa nulla per evitare di finire sotto i riflettori e far indignare l’opinione pubblica.

Che di questo si tratta quando una ragazza prende in pieno con lo scooter una buca, peggio, una voragine, e si ammazza. Segnalata più volte, senza che nessuno si fosse preoccupato di buttarci dentro un po’ di terra (mica asfaltarla, quello succede nelle città civili) è rimasta lì ad aspettare che passasse la vita acerba di Chiara La Mendola per prendersela con i suoi 24 anni. Cosa vai a raccontare a un padre, a una madre? Che non c’erano soldi per coprire una buca? Fatto sta che l’indomani sono corsi a coprirla: tipico di quel posto.

Ripasso con la memoria questi ultimi sei mesi di cui sto parlando, ed ecco Agrigento meritarsi titoli nei tg per la tac che non funziona da dieci giorni e passa all’ospedale “San Giovanni di Dio” e giusto in quei giorni ne aveva bisogno la povera Maria Grazia Palumbo, mamma da poco, sballottata in ambulanza prima a Canicattì, poi a Caltanissetta, infineall’ospedale di Sciacca dove si trova ancora in coma. E siccome il destino sa essere quando vuole bieco e cinico, poche ore dopo la Tac sarebbe servita a un uomo, che purtroppo c’ha lasciato la vita.

Si potrà storcere il naso e sospettare che queste notizie diventano di portata nazionale perché ci sono morti di mezzo. Ma quando mai?

Agrigento è capace di conquistarsi i titoloni anche per storie che suscitano ilarità e non il dolore angoscioso di una morte giovane. Storie che queste sì finirebbero dritte dritte nelle novelle pirandelliane. La sagra del mandorlo in fiore, per esempio. Non volevo crederci che succedesse una cosa così ridicola come quella di far arrivare i gruppi, non so se uno o due, ma anche mezzo sarebbe bastato, e lasciarli senza ospitalità a bivaccare per la città.  E anche qui servizi nazionali, e indignazione popolare.

E in questi ultimi sei mesi che dire allora dei servizi che io stesso feci al tg5 sullo scempio edilizio che si stava consumando in quel paradiso in terra che è la Scala dei Turchi? Ve lo ricordate? Avevamo appena finito di accogliere con entusiasmo la notizia dell’abbattimento (finalmente, dopo decenni!) di quell’obbrobrioso scheletro di cemento armato sulla spiaggia sotto il costone di marna bianca che ci invidia il mondo, e cosa succede? Su in cima ecco spuntare altri scheletri di cemento dentro a un progetto di venticinque villette di lusso.

E quel che più appariva paradossale il fatto che fossero autorizzate. Se non ci fossero state le denunce di “Mare amico” e l’eco sui tg nazionali, chissà se le autorizzazioni sarebbero state ritirate e lo scempio bloccato.

E di scempi si parla di fronte alla città sulla collina che frana. E non solo il già martoriato e saccheggiato centro storico. Ora pure la parte diciamo così moderna e più nobile della città. Per mera coincidenza ero giusto ad Agrigento il cinque marzo quando venne giù il costone di tufo quasi appiccicato ai palazzi Crea, al viale della Vittoria. Gironzolavo dalle parti di via Atenea quando un mio giovane amico, Pierpaolo Criscenzo, con la passione del cronista, mi mandò sull’iphone le prime foto. Agghiacciante.

Corsi sul posto e assistetti a una scena che non capivo se mi procurasse più rabbia o più angoscia per quelle povere vecchie portate vie sulle lettighe dagli appartamenti di due dei più bei palazzi della città. E vedere il bar sventrato come un caffè di Baghdad. La farmacia in frantumi.

E quell’enorme masso che buca come fosse polistirolo la parete dell’appartamento al primo piano. Un agrigentino che ne ha viste più di me, e che non perde mai la voglia di indignarsi, mi venne accanto e mi disse “questa città si sta rivoltando, si sta ribellando così…ci butterà giù tutti a valle…” Provate plasticamente a immaginare. E’ per certi aspetti quello che sta davvero accadendo.

Pensavo con questo crollo che per un po’ non avrei sentito più sbeffeggiata sulla stampa nazionale la mia povera città, ed ecco che salta fuori Marcello La Scala, che mi vanto di conoscere da tre vite, che non contento di denunciare cosa non funziona, gli viene la brillante idea di attrezzarsi di tutto punto per andare a ripulire l’abbandonata villa Lizzi e portarsi dietro suo figlio Raffaele.

Ma dico io, non avevi che fare benedetto amico? Ma come, non potevi aspettare ancora qualche anno, che i tuoi figli diventassero padri e tu nonno, e goderti nella vecchiaia le immagini degli operai- quelli veri- che spazzano villa Lizzi, e magari già che ci sono anche Villaggio Peruzzo, Villaggio Mosè, Fontanelle, Villaseta. Chi dimentico? Non potevi aspettare. Con quella tuta bianca a ripulire la villetta sembravi un marziano. In tutti i sensi.

E chi se lo ricorda un operaio vero mandato dal comune, conciato come te che ripulisce con dovizia come te un parco pubblico? Non potevo passare inosservato caro Marcello. E che credevi? Che ti convocasse il Prefetto per darti un encomio su proposta del ministro dell’Interno? E che i gruppi della Sagra rimanessero qualche giorno in più a spese del sindaco per farti una fiaccolata di ringraziamento attorno alla tua casa? O forse speravi nella cittadinanza onoraria? O magari, confessa, puntavi a una candidatura alle Europee?

Io che ti conosco e so la gran bella persona che sei, scommetto che pensavi solo che ti dicessero “grazie signor La Scala, le mandiamo due operai a darle una mano.” Ma quale? No. Ti hanno mandato una bella diffida. Su carta intestata del comune. Per dirti che no, caro La Scala, lei non può sostituirsi ai nostri veri operai. Non ha le carte in regola ! Non lo faccia mai più, sennò saranno guai.

E già che c’erano potevano pure diffidarti a scattare e a pubblicare su facebook foto che documentano il degrado di questa città. Non sia mai che finisci ancora sui giornali e sui tg nazionali e li costringerai a perdere il loro tempo prezioso a scrivere diffide su diffide. Mi sa che stanno pensando, nel dubbio, a una diffida a vita, ad personam.

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4 Responses to Che pena la mia Agrigento, miniera di cattive notizie

  1. marcello la scala Rispondi

    19 marzo 2014 a 23:47

    grazie

  2. Mariella Amico Rispondi

    20 marzo 2014 a 9:51

    Non posso che condividere l’amarezza di Carmelo Sardo, ho avuto gli stessi pensieri nell’apprendere le notizie riferite.
    Ho letto dell’assegnazione della cittadinanza onoraria della citta’
    alla scrittrice Simonetta Agnello Hornby, mi è sembrata l’unica azione “normale” di questo periodo.
    Ma, mi viene da pensare che è tutto il Paese che si sta “allineando”, poco alla volta, a questo modo perverso di leggere la realta’ e negare il futuro.
    Grazie della riflessione.

  3. giovanna rita vaccarello Rispondi

    20 marzo 2014 a 13:05

    Bello e amaro questo articolo, ma ritengo che Carmelo Sardo abbia fatto bene e ancora ne dovrebbero essere scritti di articoli del genere perchè è necessario e vitale, che giunti al punto in cui siamo in questa città, vadano accesi i riflettori costantemente su tutto ciò che giornalmente accade. Siamo in una situazione di forte emergenza.Una città come la nostra dove la Valle dei Templi è patrimonio dell’Unesco, non può accogliere i turisti con le strade piene di voragini, rappezzate qua e la,dove sono rappezzate, erbacce, topi, insetti….Palazzi che crollano, il mare poi impraticabile, ormai si fa prima a scoprire cosa non c’è in quell’acqua….
    Credo che andrebbe dichiarato lo stato di emergenza e mi vergogno di essere rappresentata da questa amministrazione….Mi chiedo perchè non si intervenga a livello nazionale, abbiamo un ministro che si disinteressa completamente di ciò che accade nella sua città, abbiamo un sindaco e un amministrazione che sfila per le strade con i gruppi folcloristici non so con quale coraggio e abbiamo soprattutto gli agrigentini: gente lamentosa e silente nello stesso tempo Quindi che ben vengano tutti coloro che accenderanno i riflettori su questa sfortunata e disgraziata città.

  4. Evakant Rispondi

    22 marzo 2014 a 18:49

    Per onore della verità’… Un Consigliere Comunale di Agrigento Antonio Cicero ha espresso con una bellissima nota solidarietà’ al Sig.La Scala e al figlio.

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