Che fine hanno fatto i partiti di sinistra?

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La vicenda del candidato sindaco di Livorno che non si trova va al dì là di una storia locale e impone una riflessione seria sulla politica, sul suo rapporto con le istituzioni e sul Pd

altLa vicenda del candidato sindaco di Livorno che non si trova, ha ragione Emanuele Rossi, va al di là di una storia tutta interna alla città e merita una riflessione seria sulla politica, sul rapporto fra politica e istituzioni, sul Pd. Forse è più da queste vicende locali che si può cogliere quel che sta accadendo veramente, che non dallo scontro fra Renzi e Cuperlo. Ora un candidato che si presenterà alle primarie c’è. Si tratta di un’ottima candidatura, ma ha tutta l’aria di una sorta di emergenza di partito dopo una imbarazzante sequenza di rifiuti, che stava diventando comica.

Come mai è stato così faticoso trovare un candidato? Eppure nella città labronica esiste quasi un unico partito, il Pd. Le opposizioni di destra e di sinistra non emergono in modo significativo e in qualche caso hanno trovato forse il modo di convivere con il primo partito senza troppi disagi.

In fondo oggi destra e sinistra, inutile negare l’evidenza, si confondono. Vien da ridere nel sentire che Cuperlo sarebbe la sinistra del PD. Viene in mente il vecchio film di Nanni Moretti quando invoca D’Alema di dire qualcosa di sinistra. Se dovessimo applicare oggi le distinzioni che sulla destra e sulla sinistra fece in un noto libro Norberto Bobbio, ci troveremmo nell’imbarazzo. La ragione di ciò consiste nel fatto che è mutata la natura dei partiti. Non esistono più i partiti di massa, radicati nel territorio, portatori di visioni e di progetti, e non esistono da tanto tempo. Quelli che oggi risultano radicati nel territorio, restano vincolati ai limiti e agli interessi del territorio stesso. In una falsa continuità di uomini e di slogan sono emersi partiti di opinione, molto personalizzati, più adeguati e conformi a un sistema sociale fluttuante e, nello stesso tempo, fortemente gerarchizzato, con apparati di potere dove finanza, istituzioni e politica si intrecciano in modo vorticoso e spesso spregiudicato e dove i grandi progetti, quando ci sono, sono il frutto del prevalere di interessi privati sugli interessi pubblici e sociali. A contrastare tutto ciò e a difesa dei più deboli non ci sono più i partiti di sinistra, ma organizzazioni a sfondo etico, a sfondo politico-sociale, ambientaliste, in difesa delle minoranze, volontariste, laiche e confessionali, che si battono, talvolta efficacemente per i loro obiettivi, ma che sono costrette a strutturare un rapporto con la politica e con le istituzioni che alterna spesso distanza e commistione. I partiti, come aveva indovinato anni fa il sociologo tedesco Niklas Luhmann, sono sistemi chiusi che si modificano solo se sentono dall’esterno delle perturbazioni che ne mettono in allarme la sopravvivenza.
Il giro dei rifiuti alla candidatura di sindaco di Livorno deve far pensare non soltanto al significato del no dei possibili candidati, da Angella a Simoncini, a Dario, ma anche al fatto che tutto ciò si è svolto e si svolge, come del resto ormai ovunque, senza quasi una parola o un interesse su ciò di cui una città ha bisogno, su come deve essere interpretata, sul suo futuro, sulle scelte da fare, sulla situazione di crisi. Anche quando di queste cose si è fatto cenno, sono apparse secondarie. Eppure a Livorno tutti sapevano da gran tempo che Cosimi era al secondo mandato. Sarebbe stato necessario aprire la riflessione in modo sistematico e critico sui problemi, sugli obiettivi, sui progetti, prima ancora che sui nomi. Ma questo non è solo un problema di Livorno, che pure è una città dove il Pd è più o meno tutto da sempre e si presenta in una (falsa) continuità con il passato, mentre ogni cosa nel partito è cambiata. Questo è un problema che riguarda il mutamento della natura dei partiti. Stanno andando verso il meglio? Pur senza rimpianti, è lecito e doveroso dubitarne.

Alfonso Maurizio Iacono

da Il Tirreno


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