C’è del marcio a Caltanissetta

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Il libro di Salvatore Falzone “Piccola Atene” racconta delitti e misteri nel capoluogo nisseno. Sabato 8 marzo, alle 17.30, presentazione con Tano Gullo alla libreria Capalunga di Agrigento. Il critico Salvatore Ferlita racconta quando Caltanissetta raccoglieva scrittori, filosofi, editori e intellettuali. E oggi?

Salvatore Falzone e il suo libroNelle pagine di Salvatore Falzone, l’inaugurazione di un centro commerciale funestata dalla morte del suo proprietario, il cavaliere Edoardo Alvaro, dà la stura a una storia in cui il potere politico e quello ecclesiastico copulano insieme in una sorta di sabba affaristico, incrociando inevitabilmente, a un certo punto, il sembiante di Cosa nostra. Fin qui, viene da dire, nulla di sconvolgente. Ma c’è del marcio, e tanto, in quel di Caltanissetta: la “piccola Atene” come recita il titolo, alludendo a un passato glorioso e nemmeno troppo divaricato della città.

 

 

Lo spiega perfettamente D’Antona nella postfazione di “Piccola Atene”, offrendo del centro isolano, sorpreso tra gli anni Trenta e gli anni Sessanta, un veritiero quanto impietoso identikit, con la sua vocazione al rovello intellettuale, alimentato da scrittori, poeti, editori.

Una sorta di macerazione dei cervelli, alimentata da una irrefrenabile spinta peripatetica: si discettava camminando, si camminava discettando. Di arte, letteratura, filosofia. Un appellativo generoso, certo, agli occhi di qualcuno un tantino esagerato, attraversato da venature ironiche, addirittura antifrastiche.

Fatto sta che spesso, nelle discussioni animate, alimentate da eroici furori un tantino sciovinistici, si tira in ballo quella Caltanissetta lì, negata da un presente meno radioso, meno nobile. Città laboratorio per quel che riguarda un certo modo di fare affari: “Se vuoi fare l’eroe, metti su una bella impresa e comincia a parlare di legalità” suggerisce Antonio Arnone, ambiguo consulente legale della curia della diocesi, addentro agli affari più delicati, ai “cosiddetti segreti” della Chiesa locale.

Perché nel giallo di Falzone ci sono pure imprenditori che costruiscono la loro fortuna facendosi vessilliferi di una legalità di facciata, assumendo posture d’effetto e sciorinando prevedibili quanto fasulle litanie.

A sentire un certo olezzo di bruciaticcio è Gaspare Lazzara, in qualche modo, come chiosa D’Antona, nipotino sciasciano del professor Laurana. Figura azzeccatissima, nel suo impasto di curiosità intellettuale, cinismo, provincialismo velleitario: uno che passa con nonchalance da Facebook a Twitter, “spinto – scrive D’Antona – da narcisismo da web”.

A fare da grimaldello, in questo noir curiale e antropologico, è la sua curiosità, il suo fiuto: che lo costringeranno a una sorta di discesa agli inferi, nei gironi demoniaci del nostro presente. Tra onorevoli che danno una mano mai per l’interesse collettivo, per il bene e lo sviluppo della loro terra, quanto per meschino tornaconto, uomini di chiesa ancorati a una mentalità medievale, in grado di esercitare un potere che di spirituale non ha nemmeno la parvenza. Una Sicilia, insomma, quella che si staglia sulle pagine di Falzone, paradossalmente più vera e amara di quella reale.

Salvatore Ferlita

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