Carnevale di Sciacca: è qui la festa? “Torni tra qualche mese”

|




E’ la sesta volta, negli ultimi 20 anni, che la manifestazione di punta della Città delle Terme non si svolge nel suo periodo tradizionale

altÈ la sesta volta negli ultimi vent’anni che il Carnevale di Sciacca non si svolge nel suo periodo tradizionale. Ripercorriamo la storia recente.Nel 1991 le maestranze rinviano la manifestazione ad aprile. È appena scoppiata la prima guerra del Golfo. L’emozione popolare scaturita dagli attacchi americani in Iraq induce gli organizzatori a fare una pausa. Non che ad aprile, quando la festa poi si svolge regolarmente, il generale Schwarzkopf, comandante in capo delle truppe alleate, abbia dichiarato il cessate il fuoco. Ma tant’è. Le sfilate slittano di un paio di mesi. Si spera che la pioggia, tradizionalmente ospite sgradita del Carnevale, almeno quell’anno risparimi la sua visita. Non sarà così.

Il 2005 è l’anno dei lavori di riqualificazione del centro storico. La piazza del Popolo, da sempre palcoscenico naturale della festa, è un cantiere aperto. Impossibile farci transitare i carri allegorici. E i lavori non possono essere consegnati in tempo. Il sindaco dell’epoca Mario Turturici sfida chi vorrebbe trasferire il Carnevale alla Perriera. Cosa che, peraltro, sarà costretto a fare l’anno dopo, e quello dopo ancora. Affrontando l’impopolarità fa slittare la festa al mese di maggio. Festa primaverile, come quattordici anni prima. Nel 2010 si rinvia a metà maggio. Stavolta la colpa è di una frana in centro storico che, pochi mesi prima, ha fatto precipitare la stazione di servizio Esso di piazza Libertà. Come i suoi predecessori, chiamato a dimostrare di avere a cuore il Carnevale, il sindaco Vito Bono è costretto a prendere una decisione: annullare o rinviare la manifestazione. Si opta per il rinvio. Giusto il tempo che l’area interessata dalla frana venga messa in sicurezza. Anche se non mancano i maligni, per i quali in realtà l’amministrazione non ha lavorato per il Carnevale, e la frana e la pericolosità della zona alla fine è
stato solo un pretesto. Il resto è storia recente. Nel 2012 la festa salta per mancanza di possibilità nel programmare l’investimento economico. È l’anno del “Soldi uncinné”,parolad’ordinedell’amministrazione Bono di fronte a tutte le richieste. Poche settimane prima, peraltro, il Comune ha sforato il patto di stabilità.
L’ultima edizione che si svolge nel periodo tradizionale, quello che precede le Ceneri, è quella del 2011. Una delle migliori manifestazioni carnascialesche che la città ricordi, dove ha funzionato tutto alla perfezione: dall’aspetto artistico a quello organizzativo. A coordinare il Carnevale sono due giovani e bravi direttori artistici. Uno di loro oggi ricopre il compito di assessore al turismo. Si chiama Salvatore Monte, ed è laureato in arte dello spettacolo alla Sapienza di Roma. È uno in gamba, che ha già dimostrato anche grazie contatti di alto livello (Enrico Montesano, Pietro Garinei) di saper fare cultura. Alle ultime elezioni Monte “scende in campo”. Presenta una lista a supporto di Fabrizio Di Paola. Il risultato elettorale è ottimo. Il sindaco lo nomina componente di lusso della sua giunta, incaricandolo di rilanciare l’immagine della città. A partire (ça va sans dire) proprio dal Carnevale. L’obiettivo
fallisce al primo tentativo. È sufficiente questo ad accollare unicamente a Salvatore Monte le responsabilità? Certo, era stato Monte in campagna elettorale a puntare sul suo “know how”. Una sorta di “ghe pensi mi” per chi avesse dubbi su come fare a far rinascere la festa. Questa volta, oltretutto, il Comune il patto di stabilità l’ha centrato. Però lo ha fatto ad un prezzo altissimo: a suon di Imu, Tarsu e addizionale Irpef. All’opposizione non sembra vero: “Volete finanziare il Carnevale con i soldi dei cittadini”, cominciano a dire i consiglieri di minoranza che non hanno ancora digerito la sconfitta del Centrosinistra alle ultime elezioni.
Fabrizio Di Paola incassa le critiche, e cerca la “exit strategy”. La trova in una cifra: il numero zero. A tanto, infatti, ammonta la posta di bilancio della Regione (per inciso in esercizio straordinario) destinata ai finanziamenti per i Carnevali di Sciacca, Termini Imerese ed Acireale. «Rinunciamo al Carnevale, perché da soli non abbiamo i fondi sufficienti», dice Di Paola. Che, eppure, pochi giorni prima aveva annunciato l’ennesimo slittamento: «A febbraio non possiamo, la festa si farà ad aprile”. Neanche il tempo di aprire la discussione sull’opportunità, se proprio si deve slittare, di organizzarla a luglio che si apprende che salta tutto. Insomma: niente da fare, nemmeno ad aprile.
Questa estate ci sarà solo un festival in piazza del Popolo. Ma la città parla. C’è crisi, non c’è niente da festeggiare, dicono alcuni. Macché, il Carnevale aiuta il commercio, dicono altri. Intanto però il Carnevale si conferma evento capace di promuovere o bocciare politici.
Sul Carnevale l’attuale amministrazione aveva fatto promesse importanti col corpo “ancora caldo” di un defunto eccellente: Peppe Nappa, maschera simbolo della festa. Lo scorso anno alcune maestranze deluse avevano organizzato un “Funerale del Carnevale”, con tanto di bara con, dentro, Peppe Nappa, di cartapesta. L’adagio cantato da Nanà Gulino, uno che di mestiere fa ilmmusicista del Carnevale, è: “Che vergogna!”. Non è passato nemmeno un anno da allora. Eppure lo scenario politico è cambiato. Chi era all’opposizione è oggi in maggioranza, e viceversa. E in queste ore, tanto per restare in tema allegorico, nell’attuale minoranza c’è chi si sta mangiando un pollo. Ovviamente vivo.

Massimo D’Antoni

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *