Capo Rossello: U zitu e a Zita

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Amanti, attenti a non urlare il vostro piacere quando l’amore si fa fuoco, perchè in quei luoghi…

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Capo Rossello la località balneare di Realmonte è una baia nel tratto più affascinante della costa meridionale della Sicilia, caratterizzata dalla presenza della Scala dei turchi, della Villa Romana del I sec. d.C. e della Torre di Monterosso del XVI sec. La spiaggia, di sabbia fine, soffice come fosse talco è lambita da un mare cristallino dominato dal monte Rossello, un promontorio dai vari colori dal giallo-rosso del tufo da cui prende il nome al verde della macchia mediterranea e della palma nana, al grigio dei calanchi. In cima un faro, che finalmente nel Maggio del 2008 è stato riacceso, ed è tornato a illuminare il mare e Realmonte con due lampi bianchi della durata di 0,3 secondi, ciascuno interrotti da due eclissi, la prima di 2,2 secondi, e l’altra più lunga, di 7,2 secondi. Ci troviamo in un sito paleontologico ed archeologico ricchissimo, nelle vicinanze del quale sono stati ritrovati resti del cosiddetto periodo Calabriano, ovvero risalenti a circa un milione e seicentomila anni fa. A circa trecento metri dalla riva emergono dal mare, visti dall’alto, i due celebri scogli formatisi più o meno in quell’epoca, detti “ u zitu e a zita” sorti dal nulla dopo che due innamorati annegarono tra le onde.

U zitu e a zita (il fidanzato e la fidanzata) erano due giovani bellissimi, innamorati l’uno dell’altro e amanti appassionati. Avendo sempre fame d’eros, erano soliti incontrarsi alla spiaggetta dove si cercavano e trovavano. Si baciavano, carezzavano, gioiosi e allacciati l’uno nell’altro entravano in acqua insieme continuando i loro giochi assorti, senza nulla sentire. Non s’avvidero del pericolo incombente, infatti una strega invidiosa dell’umana felicità li spiava e vedendoli sorridere e godere al tempo stesso e negli intervalli parlare, impazziva dalla gelosia. Fu così che un giorno la stessa, sorpresa la coppia dei due amanti in acqua, sopraffatta e verde dall’invidia lanciò loro una maledizione gridando a squarciagola: -” che una terribile tempesta vi sorprenda e vi uccida. Che siate trasformati per sempre in pietra. Maledetti! “ e così fu. Il sortilegio riuscì e i due innamorati, vennero immortalati per sempre nei due scogli che affiorano dal mare di fronte la spiaggia.

Scala dei Turchi

Scala dei Turchi

E’ vero, la strega riuscì nel suo intento. Una cosa però sfuggì a quell’essere malvagio, in questo modo immortalò per l’eternità all’amore i due amanti, facendo loro l’unico vero regalo che potessero desiderare, stare sempre uniti. Ciò che nella vita reale sarebbe stato loro impossibile si concretizzò, una fusione irrevocabile, il raggiungimento dell’eros metafisico, dove non è tempo, né divenire. Infatti accade ancora che la sera al tramonto si vedano dall’alto i due scogli risvegliarsi dal sonno e tornare a desiderarsi e amarsi godendo in danze voluttuose. E così che il luogo e gli scogli sono da tempo e oggi simulacri degli amanti. Chi li osserva dal faro, da solo, ne trarrà energia per superare la crisi di un legame o fortificare un’unione già esistente o realizzare un nuovo incontro. In coppia, la riunione e il legame d’amore si farà di fuoco. Bisogna aver cura però di non farsi notare, di non far rumore nell’amplesso, perché la felicità suscita l’invidia degli dei e non arretra di un passo come i greci sapevano bene: I nostri avi ci hanno insegnato che quando un uomo era troppo bello ricco, felice innamorato, gli dei invidiosi intervenivano con qualche accidente, affinché costui e i suoi simili si ricordassero di essere uomini e non divinità. Allora suggerirei ai nuovi e vecchi amanti di ricordare di non urlare; il sussurro, va bene, ma il silenzio è meglio assai, perché gli dei in quel luoghi sono in agguato all’ascolto al riparo, sono lì, di casa.

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