Capitolo Tre – La zia Teresa

|




“A casa degli sposi”. Tormenti

Con la scusa della stanchezza del viaggio Antonio aveva impedito ai parenti di accompagnarli nella nuova casa, liquidandoli con un “ci si vede domani, domani festeggiamo”. Solo Mario e Giulia erano andati insieme agli sposini perché abitavano nell’appartamento attiguo al loro. Sul pianerottolo però si salutarono.
alt– Ciao Antò – disse Mario.
– In frigo troverete acqua fresca e frutta, e non preoccupatevi per la cena, ci ho già pensato, ve la porterò più tardi io stessa e se vi serve qualcosa non avete che da chiederlo – raccomandò loro Giulia.
– Va beh va beh, ora lasciateci in pace! – rispose brusco Antonio.
Giulia notando il sorriso triste e dolce di Teresa, che a suo modo tentava di scusarsi disse:
– Va bene, come volete, riposate tranquilli, però dovete nutrirvi. Benvenuti a casa, a più tardi cara.
Non riusciva tuttavia a staccarsi dal pianerottolo, nonostante Mario la tirasse per un braccio.
Antonio nel frattempo aprì la porta del suo appartamento, sbatté le valige a terra e si precipitò verso l’ultima porta del corridoio a destra, il bagno, chiudendovisi dentro. Teresa, sulla soglia, restò in piedi, immobile con la borsetta in mano a fissare il soffitto, aspettando con le braccia inerti, dopo un po’ richiuse lentamente la porta di casa, facendo un cenno di saluto ai cognati, infine si avviò verso il bagno e bussò.

– Antò, apri! – lui non rispose.
– Ti prego! aprimi, non fare così, non è successo niente, non lo conosco, lo giuro.
– Levati davanti l’occhi me! – aprendo di colpo la porta.
– Antò ma che hai, taliami, m’à taliari ni l’occhi.
– Come hai potuto? Girandosi verso di lei e prendendole il viso tra le mani con tenerezza.
– Comu potti succediri?
– Ma chi fici, tu sunnasti? Dimmillu tu, c’à fari?
– Devi stare zitta! Capisti? t’azzittiri! – disse il marito guardandola con odio e rabbia, agitato percorse il corridoio entrò in salotto gesticolando e urlò:
– Perché a me ? Perché a me?
– Amore mio, ascoltami ti prego – lo implorò Teresa – Sono tua solo tua, tienimi con te.
– Tutto questo Teresì è frutto della mia immaginazione?
– No, no questo è reale, sono tua .
Antonio se la strinse al petto baciandole i capelli, asciugando con le labbra le sue lacrime silenziose,
quando suonò il campanello.
– Cammurria, glielo avevo detto!
Antonio aprì, era Giulia, la cognata, con un vassoio in mano con della minestra insieme al vino e un vasetto di fiori di campo colorati…
– Che c’è ? Che sei venuta a fare?
– Non sono qui per te, dov’è tua moglie?
– Lasciala stare.
– Sei sempre il solito.
– Ancora cà sì?
Teresa dietro di lui sorrise alla cognata con gli occhi facendosi avanti, ma Antonio la trattenne strappando il vassoio dalle mani di Giulia, i fiori caddero a terra mentre l’acqua scivolava sul pavimento.
– Grazie, hai visto cosa hai combinato? Ora te ne puoi andare!
Giulia andò via.
L’uomo richiuse la porta, il momento tenero s’era dissolto in un lampo; in cucina sbatté il vassoio sul tavolo e cominciò a inveire:
– Io e mio fratello non abbiamo avuto fortuna, in questa famiglia voi donne siete tutte uguali. Noi sta roba non la mangeremo, minestra, ma si può?- scaraventando il cibo nel lavello.
Teresa cominciò a singhiozzare, mentre maldestramente gli si avvicinò sfiorandolo con tenerezza, ma lui la respinse:
– Perché fai così ? Sembri un pazzo .
– Ti piacerebbe!
– Ma che dici?
– Sono stanco, stanco di sembrare diverso, mi sono rotto.
– Anch’io sono stanca.
– Allora basta parlare, andiamo in camera.

(3-continua)

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *