Capitolo Sette – La zia Teresa

|




  Amiche. Parlare di uomini in cucina, poi lo struscio

Emmanuel SougezTeresa approfittando dell’assenza del marito bussò a casa di Giulia, la cognata le aprì con un largo sorriso e se la strinse al petto. Giulia era una donna alta e morbida, ma sembrava leggera e più giovane della sua età, ne aveva quasi trenta, forse per via dei suoi capelli castani striati d’oro, o per gli occhi tondi che si allungavano ironici o per le fossette ai lati del mento; per Teresa era lei la sorella maggiore, quella che si era scelta.
– Mi sei davvero mancata sorellina – disse Giulia.
– Smettila, mi soffochi – disse Teresa.
– Dai vieni dentro, finalmente sei qui – poi, guardandola con attenzione, le chiese – ma che hai? Stai bene? Allora come va?
– Prima tu – rispose Teresa.
– Io?
– Tu, si tu.
– La mia vita è sempre più monotona – attaccò Giulia – ormai i temi li conosci, anzi il tema.
– Ancora non ti pagano?
– Sono in arretrato di cinque mesi, sono stanca ho dato fondo a tutte le mie risorse, ma è un momento buio. Niente da fare, non riesco a trovare un secondo lavoro.

– E l’attività di Mario? Un così bravo architetto.
– Lo sai che non ha lavori pubblici, lui non si sporca le mani non chiede favori e i privati… beh te li raccomando.
– E il colloquio dal notaio, come segretaria?
– Un fallimento.
– E le lezioni private?
– Terè, ci sono ragazzi laureati bravissimi che si accontentano di poche lire l’ora, io ne ho chieste almeno dieci, capirai.
– Accidenti, mi viene da piangere.
– Però sto sperimentando qualcosa di bello, gli amici.
– Sì, lo so cosa vuoi dire, la solidarietà tra disperati e sofferenti, la conosco.
– Teresì, tu sai la mia situazione economica, soldi per le bollette, i ragazzi fuori, non ce la faccio a restituirti quello che mi hai prestato, neanche in minima parte.
– Giulia, non intendevo questo, finiscila. So che la tua situazione è drammatica, sta tranquilla non ci pensare.
– E tu ?
– Io?
– Dovresti essere bellissima di ritorno dal viaggio di nozze. Che succede? Vuoi parlarne?
– Non lo so, fa male.
– Teresa, cosa è successo con Antonio?
– Nulla – Teresa non si sentiva di raccontare, a cosa sarebbe servito.
– Non ti sopporto quando fai così – disse Giulia e allungò con cautela una mano accarezzando sulla testa l’amica, poi continuò:
– Dimmi solo cosa vuoi che io faccia, vuoi stare qui in silenzio? Per me va bene.
– Davvero? – chiese Teresa con serietà.
– Sì. Hai un’espressione che non mi piace.
– Forse perché dormo poco e sono confusa, confusa e felice – rispose la sposina seccata.
– Finiscila! Tu mi preoccupi, non mi sembri affatto felice, neanche serena.
– Da quando la serenità è diventata importante per te? – chiese Teresa – perché sicurezza ed equilibrio debbono essere così importanti?
– Hai ragione lo so, lo so che sono io quella che ha sempre detto che si può vivere alla giornata senza progetti, ma adesso, mentre ti guardo ho l’impressione di avere davanti un cucciolo spaventato…
– Ti preoccupi perché ti occupi di me? Giulia, così mi fai sentire sotto accusa. Va bene ti dirò… –disse Teresa quasi con un lamento – è diverso non è come m’aspettavo, tu cosa vedi?
– Vedo tristezza, spossatezza e vergogna.
– Vedi bene, ma non tutto.
– Terè guardami! Ti fa male?
– Sì e mi fa paura, ma…mi piace.
– Cosa vuol dire mi piace, che sei innamorata? Mah ! Non ti capisco però t’invidio.
– Cosa hai da invidiare?
– Tu non ti chiudi, riesci a non farti sopraffare, soffocare, ad aprirti all’amore, nonostante tutto.
– Sì, all’amore, sono così confusa.
– Perché, cosa non sta andando bene con Antonio? Vuoi essere sincera con me? Come va?
– E’ difficile, lui tira fuori il meglio di me, ma io ecco non mi sento libera.
– Che vuoi dire? Spiega meglio.
– Mi prenderai per pazza.
– Parla, su!
– Ecco, mi spaventa, ho sempre più paura di abbandonarmi a questo amore, che mi fa schiava. Lo cerco continuamente in modo folle, tutto mi è indifferente se non comprende lui, anche mangiare dormire, farei qualunque cosa per lui e bada bene non è una frase fatta io lo farei davvero, anche se dovesse distruggermi, non solo darei la mia vita per lui, questo lo farei anche per te, per coloro che amo, ma supererei qualunque linea se lui me lo chiedesse. E’ terribile, ma è così. – E cominciò a piangere.
– Non piangere Teresa – disse Giulia cingendola con le braccia.
– A te Antonio non piace vero?
– Neppure un po’.
– Potresti aspettare a dirlo, nemmeno lo conosci.
– Lui non ha alcuna intenzione di farsi conoscere e neanch’io, ma parliamo di voi, c’è una cosa che vorrei chiederti.
– Hai fatto il test?
– Eh?
– Non fare Cappuccetto Rosso sperduta nel bosco, come fai l’amore con lui? E allora? Cosa hai provato? Cosa provi?
– Mi sembra di essere tornata bambina, vorrei fermarmi è dolce, tenero, sugoso.
– Scusa? Ma di cosa stiamo parlando?
– Lo sai che mi imbarazza parlare di certe cose.
– Non c’è niente di cui imbarazzarsi.
– Non sono affari tuoi.
– Scema – Giulia la prese per le spalle e la guardò
– Basta! – le rispose Teresa ridendo – hai ragione, c’è qualcosa che non afferro. I nostri rapporti raramente sono completi, ma va bene.
– No che non va bene, è un uomo giovane.
– Vuoi dire che tu con Mario sempre.
– Sì sempre.
– Forse è colpa mia.
– E’un gioco stupido, infantile, una regressione te ne rendi conto?
– Giulia, ma come ti permetti! Io sono io! quel che va bene per te e per gli altri potrebbe non andar bene per me, per me è importante e meraviglioso fare l’amore con lui, ma non so se è legato solo al piacere, è una gioia assoluta irrazionale struggente che mi prende quando lui è vicino, e vorrei che non finisse mai e non voglio aggiungere altro.
– Devi smetterla.
– Mi sembra di ritrovare qualcosa di me.
– Stai recitando una commedia. Devi volerti più bene, devi uscirne, sei bella.
– Non ci riesco.
– Non fai il minimo sforzo, si direbbe che tu lo faccia apposta.
– Perché tenti di denigrare quello che provo? E’ un tuo modo di vedere le cose, però sono d’accordo con te, devo finirla.
– Finalmente.
– Ma no come intendi tu.
– Io voglio aiutarti.
– Allora sii gentile con me.
– Come lui?
– Non prendertela con me, lo sai che sono una bestia sedotta dalla sua bellezza, dal suo fascino.
– Oddio! Ma di che fascino parli? Lui è il dottore Antonio, monolitico tutto d’un pezzo, colato in uno stampo, serio responsabile , ordinato, non sarà mai nient’altro, un vigliacco! Tu sei sempre stata diversa, visionaria, non sei una cosa sola, ma tante, una dieci, mille donne insieme. Lui non è in grado di soddisfarti e lo sa e ti farà male, ti fa male. Io sono stata sempre dalla tua parte fin dall’inizio, ora invece ti guardo ti vedo abbattuta e triste e non posso restare indifferente.
– Non mi va più di ascoltarti, sei noiosa – disse Teresa interrompendola.
– E tu sei educata e stronza.
– Sempre meglio l’eleganza!
– Terè…ascoltami! Io non sono capace di mantenere la calma se ti vedo distruggere e per questo che rompo e ti provoco.
– Sei noiosa.
– Va bene! Sono noiosa e rompo quando non capisco, quando il tuo silenzio diventa pericoloso, simile all’oblio, di persona che non deve niente a nessuno e non pretende niente da nessuno.
– Lascia stare.
– No che non ti lascio, a me non importa nulla dei tuoi gusti sessuali, ma qui è in gioco qualcos’altro. Sembri fuori di te, come soggiogata, tu puoi pretendere da me, dai tuoi amici, puoi chiedere aiuto .
– E adesso guardami e rispondi! Cosa sono questi segni sul braccio. Ti picchia?
– Giulia sta tranquilla io sto bene, Antonio mi ama e io lo amo voglio vivere così.
– Sei bella, affascinante! Questo non l’hai dimenticato vero?
– Certo! Come potrei, me lo ricordate tutti! – gli assicurò la sposina abbozzando un sorriso.
– Ascoltami tu ! – disse Giulia alzando la voce -ognuno è libero di amare come crede, di distruggersi per amore, di far coincidere l’amore con il possesso, la morte. Tutto ciò è malsano.
– Lascia che le cose accadano, mi piace sentirmi prigioniera.
– Ti da sicurezza?
– Non so dove andare.
– Sai che ti dico, basta chiacchiere usciamo!
– Sì sì. È da tanto che non vado fuori, pensi davvero che io sia malata?
– Ma vaa… che scoppi di salute! Andiamo un po’ d’aria forse ti snebbierà
– E se lui arrivasse?
– Tranquilla gli dirò che ti ho obbligata io, che stavo poco bene e volevo essere accompagnata in farmacia.
– Va bene, non ci penserò.

Le ombre si sciolsero non appena fuori sfiorando la realtà. Bastò la voce imperiosa di Giulia che la esortava ad accelerare il passo a distoglierla da sé stessa e a sollevarle il cuore. Era la prima volta che andava in via Atenea da sposata, camminava veloce seguendo la camminata briosa di Giulia, ma avvertiva una certa pesantezza alle gambe. Forse la prima volta sarebbe dovuta uscire con lui.
– Come va? Come ti senti? – le chiese Giulia.
– Va tutto bene – le rispose Teresa prendendola a braccetto.
. In pochi minuti attraversarono il viale alberato e raggiunsero porta di ponte, lì c’erano tutti i notabili della città. Giulia osservata, si sentì inadeguata, come sempre, si raddrizzò altera e sfoderò il suo broncio.
– Ho paura
– Di che?
– Degli sguardi, sembra che vogliano mangiarci, mi fanno sentire completamente esposta.
– Sorridi e fregatene. Più che paura sembra che tu li disprezzi.
– Certo che li disprezzo, guardali, guarda quel vecchio bavoso, che ci ha appena salutate con tanto di cappello “buonasera signore” in realtà vorrebbe una sola cosa e le donne? Le donne sono così truccate da sembrare delle bambole plastificate. Sì è proprio una mostra di un’umanità terminale che non è più capace di autenticità, sciagurata, un acquitrino. Attenta, si sta avvicinando la tua vecchia insegnante di liceo quella pettegola della prof. Trombetta.
– Oh carissima come sta? È questa la sposina? Chiese una vecchia dall’aspetto di un rapace rivolgendosi a Giulia.
– Sì sì è proprio lei, le presento Teresa Tagliavia moglie del dottor Antonio…
Teresa si sforzò di restare calma, ma odiava queste cose, l’uccellaccio la stava soppesando misurando, studiando; guardinga, pronta alla difesa fece la faccia da oca, pensasse quel che voleva, ma la lasciasse in pace.
Superati i convenevoli, la professoressa cominciò a lodare il lavoro del marito e le chiese se lui avesse già ripreso a fare le visite anche allo studio privato chiedendole un biglietto da visita o il numero di telefono, per prenotare. Teresa ebbe come un sussulto, non ricordava il numero
– Sa com’è il proprio numero non lo si ricorda.
Giulia le s’avvicinò, intuendo il suo disagio, diede lei il numero dello studio. Finalmente le amiche salutarono la donna congedandosi.
Giulia chiese a Teresa se stesse bene.
– Sì sì sto bene, ma voglio andar via .
– Dai, restiamo ancora un po’, può essere divertente.
– No, non ce la faccio più. Ad ogni incontro, ad ogni conversazione o cenno di saluto mi sembra di attraversare un campo minato e che tutti possano colpirmi. Scusami Giulia, ma forse sarebbe stato meglio passeggiare in riva al mare. Oggi non mi diverto affatto, andiamo via.
– Va bene come vuoi, andiamo, cosa vuoi fare?
– Niente! Voglio tornare a casa a fare nulla, semplicemente starmene seduta ad aspettare che Antonio torni.
Giulia non disse nulla, osservò attentamente Teresa e la baciò in fretta, non la capiva ma l’accettava, e quella piccola pressione sulla guancia serviva a comunicarglielo.

 

 

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *