Capitolo Quattro – La zia Teresa

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“La camera da letto”. Sangu me

La camera da letto era grande, ariosa e dava sul mare.
Il letto era “cunsato” con lenzuola bianche di lino ricamate finemente e la coperta abbinata, petali di fiori sparsi ovunque. Antonio s’accasciò sulla poltroncina davanti al letto e accavallando le gambe si accese una sigaretta guardando la moglie prepararsi per la notte. Teresa indossò una semplice camicia di seta, senza reggiseno sotto, così le trasparenze lo avrebbero messo più in risalto, sciolse i capelli lunghi, neri, appena tagliati durante il viaggio di nozze, si adagiò sul letto, lo chiamò:
– Antò…
– Susiti, vieni qui – le ordinò lui.
Lei esitò, poi obbedì, si sedette sulle sue ginocchia, mentre lui rise affondando la testa nei suoi capelli e il suo cuore cominciò a battere come impazzito quando Antonio le afferrò le gambe e cominciò a carezzarle e percorrerle gioioso, lasciando impronte con le mani che adesso scivolavano lungo il corpo a sfiorarle la pancia. D’un tratto, il marito proprio al culmine del piacere quando desiderava solo farla sua subito, di nuovo venne assalito dalla bestia della gelosia e non poté più toccarla.

– No, non posso, fa la brava ho ancora del lavoro da sbrigare.
– Verrai presto a letto?
– Solo un momento, ti raggiungo dopo…
Teresa conosceva questi sbalzi improvvisi, ma ne rimaneva sempre turbata, cercò di tranquillizzarlo.
– Non è niente, fa pure.
Antonio si alzò, si mise alla scrivania di là; lei dal letto lo vedeva mentre nello studio lui scriveva in penombra assorto e concentrato, poi si addormentò…
Dopo nemmeno un’ora il marito che era seduto in poltrona a fissarla, seguendo il suo respiro regolare, cominciò a spogliarsi lentamente, si sedette sul bordo del letto e le fece una lunga carezza partendo dai piedi per arrivare alla testa, sfiorandola appena, con tocco leggerissimo fino a scendere con una lentezza estenuante al collo; qui si fermò, esercitando una leggera pressione con il pollice. Teresa si svegliò con gli occhi sbarrati, lui premette ancora di più, lei sussurrò.
– Quello che vuoi tu.
– Dimmi, dimmi che mi ami mi l’ha diri! Dimmi che sono la tua carne e il tuo sangue, dimmelo, devi dirmelo guardandomi negli occhi.
– Sangu me.
Teresa lo fissava ma Antonio guardava oltre, allora lo supplicò:
– Antò, parla ancora con me, non andartene, io non volevo, faccio quello che vuoi tu, ti prego!
– A che serve?
Silenzioso, pensoso, distante da tutto vagò con lo sguardo sul volto di lei quasi a strapparle risposte impossibili. Ripercorse sensualmente e disperatamente, con le mani il suo corpo fino ad arrivare nuovamente sul collo.
– Ammazzami!
Antonio la lasciò andare, disfatto, sconquassato, si girò dall’altro lato e s’addormentò, ma d’un sonno inquieto agitato che durò solo pochi minuti.
– Teresa dove sei?
– Sono qui.
– Vestiti e spogliati nuda per me puoi?
– Adesso?
– Sì.
– Va bene.

(4-continua)

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