Capitolo Nove – La zia Teresa

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La lettera. Dubbi e tormenti

Una lettera anonima precipita Mario nella sua morbosa gelosia

Teresa è sincera o mente? La storia fra i due si complica

Il nuovo capitolo del romanzo di Annamaria Tedesco

 

Capitolo Nove - Zia TeresaIl portiere Alfredo di fronte alla porta del secondo piano ebbe un attimo d’incertezza, destra o sinistra? Le due targhette portavano lo stesso cognome, perché i due fratelli Antonio e Mario vivevano in appartamenti attigui, per fortuna aveva dietro i suo occhialini da presbite, così li inforcò e lesse il nome, quello di Antonio era sulla sinistra. Bussò alla porta, dopo pochi secondi aprì il dottore, in pigiama.
– A quest’ora?
– Lettera importante è, duttù!
Antonio prese la lettera di scatto, sbatté la porta in faccia ad Alfredo, ed entrò dentro casa, fermandosi con la busta a mezz’aria nel corridoio la guardò e cominciò a sudare, si appoggiò con una mano alla scrivania, prese un tagliacarte, la aprì e lesse:

T U A MOGLIE  E’ B U T T A N a
E TU SEI CORNUTO
PURU A TO’ CASA LU FANNU
E S’ADDIVERTINU
RUPPIRU PURU A TAZZA DI TO MA’

Omu cu cappeddu In ritardu

Inspirò profondamente, doveva calmarsi, e se non fosse vero?

Le pareti si mossero, l’intera casa ebbe uno scricchiolio, si sentì soffocare come se le mura lo stringessero, qualcosa gli esplose dentro, un dolore sordo, terribile, al petto che da lì si irradiava dappertutto, squarciandolo. Antonio provò a muovere un braccio, ma non ci riuscì, intanto sudava, fece uno sforzo disperato per muovere le gambe senza respirare, queste obbedirono a stento; tremante raggiunse il bagno e stramazzò a terra come trapassato da una spada.


Inspirò profondamente, doveva calmarsi, e se non fosse vero?

E se fossero solo maldicenze, invidia? La sua piccola, la sua bambina, no non era possibile che quello che temeva si fosse avverato. No, non era così, non era successo niente. Cominciava lentamente a riprendere fiato, adesso improvvisamente in mezzo ad un amalgama di sentimenti di natura diversa, rabbia, stupore, angoscia, sentì invadersi dall’amore. L’amava, ne era sicuro e ne era riamato. Si rialzò fiducioso, ma un lampo sinistro l’attraversò fulminandolo, ricordò della sera prima dei cocci della tazza visti nella pattumiera, quando aveva aiutato la moglie a sparecchiare.

– Com’è successo? La tazza di mia madre, potevi dirmelo.
– Lo so, ci tenevi tanto. Aspettavo il momento buono per parlartene. Ballavo in cucina ascoltando la radio, ogni tanto lo faccio ancora e l’ho urtata – disse lei nascondendo lo sguardo e abbassando gli occhi.
– Piccola, vieni qui – sollevandole il mento e abbracciandola – non è niente, è solo una stupida tazza, sono felice che tu balli ancora .

Le credeva, le credeva, bisognava scacciare via quei luridi sospetti ma si sentiva infettato da un morbo, bisognava far presto sì, doveva curarsi, impedire che entrasse nel suo corpo. Fare solo pochi passi, andare da lei…

Teresa dormiva tranquilla in camera da letto, lui le si sedette accanto e la baciò all’orecchio svegliandola dolcemente.
Di nuovo vide i suoi occhi, la prese per le spalle e la guardò, lei li chiuse poi tornò ad aprirli e lui non trovò più le parole quando Teresa gli si aggrappò sul collo senza preavviso.
– Amore, buongiorno – disse.
– Voglio solo che tu sia felice, piccola mia, mia.
Lui la baciò e l’abbracciò come fosse piccina piccina e lei rispose dolcemente, poi la prese in braccio e smisero di ridere.
– Non andare a lavorare, resta con me.
– Devo andare, arriverò tardi.
– No, chiama e dì che non vai, non ti assenti mai.
– Non posso tesoro, fa la brava.
Lei allungò la mano sinistra per prendere quella di lui che libera scivolò piano mentre si allontanava di spalle…

Annamaria Tedesco


Le precedenti puntate nella rubrica “La zia Teresa

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