Capitolo Due – La zia Teresa

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” Arrivano gli sposi”. Di ritorno dal viaggio di nozze

altEra un’ora assurda per arrivare ad Agrigento, le 14, la più assolata e calda di quella splendida giornata autunnale del 1961; il mare in lontananza lungo la strada che costeggia la stazione appariva striato, i templi brillavano nel sole accecante, una foschia confondeva tutte le linee che apparivano tremolanti, intorno il deserto. La città, il luogo avevano qualcosa di osceno sotto quel sole impudico, così come i muri sporchi della stazione ferroviaria fascista e le stesse scale marmoree.
Ad attendere gli sposini ad Agrigento Centrale i familiari: Mario, fratello di Antonio, alla macchina nel piazzale di sopra, Pasquale, il cugino, giù con le donne, le due sorelle di lei e la cognata Giulia, che aspettavano sedute su una panchina, in silenzio.
L’altoparlante finalmente annunciò l’arrivo sul binario uno del treno proveniente da Roma; le donne si alzarono, quando eccolo lì il treno all’improvviso arrivare come una fucilata con rumore di esplosione. I passeggeri cominciarono a scendere, mentre le sorelle si guardavano e scrutavano intorno cercando lei, Teresa, che apparve fra gli ultimi, sul predellino dondolante, con lo sguardo assente e sperduto, infelice. Le due sorelle Angela e Anna, intuirono che era molto turbata, ma d’intesa fecero finta di niente, le si avvicinarono e le stamparono sulle guance due baci a testa. Giulia invece non si avvicinò, perplessa. Dietro la sposa spuntò Antonio, come un falco; col suo abito di fresco di lana, grigio, la giacca sbottonata e la camicia bianca. Il dottore non rispose ai saluti, seccato da quella confusione e aspramente si rivolse alla moglie.
– Hai preso tutto? Dov’è la borsa nera?

Teresa si girò, guardò i bagagli rassegnata e non rispose.
Intanto, un uomo con cappello poco distante da lì, lentamente staccò gli occhi dall’orario si avvicinò al gruppo e si pose davanti a Teresa fissandola sornione. La donna imbarazzata si accostò al marito, riparandosi dietro di lui e si avvolse nel suo spolverino.
– Ho perso il treno – disse l’uomo sorridendo, rivolgendosi a Teresa.
– Allora? Gli fece eco in tono duro Antonio.
– Ho perso il treno – rispose quello per nulla intimorito continuando a fissare la sposina.
– Allora? Cosa vuole che importi a mia moglie! – esclamò Antonio, calcolando minaccioso quanto fosse alto e corpulento.
Apparve evidente a tutti visti da vicino che Antonio lo superava di mezza testa, ma se fosse uscito dai gangheri doveva vedersela con una forza nervosa guizzante che traspariva dall’avambraccio dell’altro.
Antonio continuava a guardare fisso lo sconosciuto e si accorse che l’altro portava degli occhiali rotondi di metallo dietro i quali si nascondevano occhi azzurri e taglienti, apparentemente benevoli. L’ignoto sembrò non cogliere l’ammonimento.
– Non s’incomodi dottore – diceva ora.
– Figuriamoci! – rispose Antonio rivolgendosi alla moglie trascinandola con forza.
– Vieni via!
– Antò, non è niente, mi fai male, non riesco a correre con i tacchi – supplicava Teresa.
– Stai zitta! Cammina!
Le sorelle basite e imbarazzate accelerarono il passo seguendo gli sposi, parlottando tra di loro:
– Ma che è successo? – chiese Giulia alle sorelle.
– Che ne so? – rispose Anna.
– Avete visto che faccia stanca ha Teresa? -insistette Giulia.
– Sarà per il viaggio, con questo caldo poi.
Rispose Angela in tono conciliante, ma Giulia non demorse:
– Ma chi era quell’uomo? – domandò ancora a Pasquale.
– Ma chi sacciu? – rispose l’uomo scuotendo la testa – a’mmìa parsi un forestiero.
In ogni caso Pasquale pareva poco interessato all’episodio, preoccupato del bagaglio e dalle scale che lo attendevano. Intanto Antonio, furioso, trascinava Teresa su per i gradoni marmorei, cingendola per la vita quasi sollevandola.
Finalmente fuori, sul piazzale trovarono l’altro fratello, Mario, che con un sorriso gli andò incontro, esclamando:
– Antonio e Teresa, gli sposini gli sposini!
– Senti facciamo subito, qui si crepa di caldo, metti in moto dai! Ordinò Antonio al fratello.
– Tranquillo, tranquillo dobbiamo aspettare Pasquale con i bagagli.
Antonio gli rivolse un sorriso ironico, si accese una sigaretta, spinse Teresa sui sedili posteriori della macchina e attese in silenzio. Pasquale arrivò trafelato madido di sudore e lamentoso:
– Tu si pazzu, ma chi è sta prescia? E cosa avete messo in queste valigie, pietre? Pesano una quintalata!
– Potevi chiamare un facchino, nessuno t’ha chiesto niente. Ti saluto Pasquà! Ci sentiamo domani – rispose Antonio.
– Domani?
– Un ci senti? Non ti ci mettere puru tu, domani ti dissi, siamo stanchi.
Le donne arrivate stavano per ribattere, ma vennero bruciate sul tempo dalla faccia rabbiosa del dottore e dagli occhi imploranti di Teresa. Mario con accanto Giulia avviò il motore, la macchina girò…

(2-continua)

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