Capitolo Cinque – La zia Teresa

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“Tra sogni e risvegli”. Incubi e tenerezze

Alla sua carezza la donna si svegliò come a un richiamo, era freddo e gelato.
– Che ore sono?
– Le 3.20
– Del pomeriggio?
– No.
Capì che era tornato di nuovo quel sogno che l’inseguiva cupo, come uno spirito maligno e spaventandolo gli schiacciava il petto. Recuperò la sua voce placida e con i begli occhi cerchiati lo invitò.
– Vieni qui, raccontami.
– E’ sempre lo stesso sogno.
– Mi piacciono i nuovi particolari, vieni qui.
altIl respiro di Antonio s’adattò al suo…
– Era giorno ed io ero lì sul molo di levante a passeggiare sulla banchina in basso, quasi a pelo d’acqua, che era limpida con qualche chiazza oleosa, quando la nuvola di nero annunciata da lunghe gambe sovrastanti, si aprì dilatandosi rotolandosi e li vidi là gli uomini lugubri in crocchio di sopra, e io con loro, che si spostavano sugli scogli e guardavano fisso, con espressione feroce il più debole, mentre l’ululante risacca sussurrava…”buttati in acqua, buttati in acqua”. Ridiscesi atterrito, uno spasmo mi prese al petto e non s’arrestò, le ossa mi dolevano. Non potevo fuggire, mi seguivano, solo il mare al di là, intorno…
Accadde che di nuovo mi ritrovai a passeggiare lentamente, stavolta lungo la banchina superiore, da lontano di fronte a me di spalle una donna, bella, affascinante, ne intravidi il profilo, sotto il mantello nero strappato, dall’interno di fuoco, che offriva al mio sguardo le sue nudità rotonde che volevo disperatamente toccare, ma una mano si frappose al contatto e un’altra, un’altra ancora allontanò la mia marchiandola col fuoco.
Sarebbe bastato un piccolo passo per essere felice.

– Va tutto bene.
– Sì.
Lui si strinse al suo corpo per nascondere quel marchio e Teresa finalmente lo vide sulle scale del molo incedere verso di lei attratto dal suo sguardo che copriva l’estenuante ansimare dei suoi passi mentali nell’attesa di sorriderle appagato. Di nuovo lui la strinse e avvicinò le sue labbra socchiuse alle sue, con la morte nell’alito, la prese e la vita scorreva, dimentica.
Gioia immensa ogni volta, piccola morte.

Al mattino i due sposini si svegliarono simultaneamente, guardandosi negli occhi fiduciosi e con stupide risate.
– Fame? chiese Teresa.
– Sì.
– Lo sapevo, perché io mangerei di tutto.
– Vado io piccola.
– No se ne parla nemmeno, tu in cucina fai solo pasticci.
Antonio tranquillamente seduto a torso nudo, la guardava sfaccendare, Teresa invece non era capace di fissare i suoi occhi, tutta concentrata sul latte, che non si rovesciasse e sul borbottio della caffettiera, poi lo servì festosa; non riuscì però che a ingoiare un solo pezzetto di pane con marmellata di arance amara, lui invece mangiò tutto con gusto e bevve il caffelatte.
– Terè era tutto buonissimo e tu sei…
– Sono?
– Niente niente.
Sembravano una coppia fiduciosa e armoniosa, ma nel silenzio di lui lei percepì di nuovo una traccia d’inquietudine, anche i suoi occhi avevano una luce diversa.
– Devo andare – disse Antonio.
– Così presto? chiese Teresa per nascondere l’apprensione.
– Non è presto sciocchina, in ospedale mi aspettano già e lo sai che devo dare l’esempio. Prendo la borsa dallo studio e vado.
Teresa gli vide accostare la porta della stanza e incuriosita s’avvicinò e sentì Antonio che telefonava a Salvatore l’unico di cui si fidava.
– Salvatò ho bisogno di parlarti.
– Subito?
– No, nel pomeriggio, ti chiamerò prima di uscire dallo studio.
– Devi darmi mezz’ora, non dimenticarlo, chiama mezz’ora prima. Dove ci vediamo, sempre al solito posto?
– Sì, al solito posto.
Di corsa si allontanò e corse in salotto, lì vide Teresa che ordinava i fiori felice, in sottofondo l’arietta di Grieg dall’opera 12, la stanza era impregnata del suo odore, inspirò a lungo poi le si avvicinò.
– Ancora un bacio.
– Perché solo uno, tanti! rispose Teresa offrendogli le labbra.
– Cara, non adesso.
– Va bene.
– Tu esci?
– No. Voglio cucinare per te, mi farò portare la spesa che ho già ordinato e nel pomeriggio pensavo di fare due chiacchiere con Giulia.
– Bene, mi piace saperti a casa, al sicuro. Farò presto.
Chiuse la porta senza far rumore e uscì.

(5- continua)

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