Andrea Camilleri sul caso di Alfredo Sole: “E’ un sopruso”

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“Siamo di fronte a uno dei tipici casi in cui le autorità abusano del loro potere”, dice lo scrittore empedoclino. “Togliere il computer a un ergastolano che studia, pur sapendo che non uscirà mai dal carcere, significa annichilirlo e togliergli la libertà di pensare. Tutto questo è inammissibile”

Andrea CamilleriAndrea Camilleri è uno che va per le spicce: pane al pane, vino al vino. Quando finisce di leggere l’interrogazione parlamentare del senatore Benedetto Adragna sul caso di Alfredo Sole (l’ergastolano di Racalmuto, detenuto nel carcere di Opera, che da due anni tenta di riavere il computer che gli è stato tolto, senza il quale non può preparare la sua tesi di laurea), sbotta: “Questo è un sopruso”.

L’inventore del commissario Montalbano è nella sua casa di Roma, dove fra qualche giorno si riuniranno le tre figlie, i generi e tutti i suoi nipoti per la cena di Natale. E’ un pomeriggio tranquillo per Andrea Camilleri che, fumando al solito suo, chiacchiera con alcuni amici. Ma appena viene a conoscere la storia di Alfredo Sole, nelle parole dello scrittore empedoclino riaffiora la passione del suo carattere.

“Perché non gli vogliono ridare questo computer? Lo controllino,Alfredo Sole verifichino che sia tutto a posto e facciano in fretta a ridarglielo. Altrimenti è veramente un sopruso, uno dei tipici casi in cui le autorità abusano del proprio potere”.Qualcuno gli spiega che quello di Sole è un computer senza connessione a internet. Camilleri mostra il suo, aperto sulla scrivania: “Come il mio, praticamente. Io uso il computer come una macchina da scrivere, niente di più”.

Poi si ferma, ci ripensa e prosegue: “Questo atteggiamento rispetto ad Alfredo Sole rivela una concezione del carcere di tipo medievale. Una concezione che va contro ogni idea di riabilitazione dei detenuti e che non può avere spazio in nessun paese civile e democratico. Immagino che il carcere usi la solita formula, per rinviare i tempi: stiamo provvedendo, ce ne stiamo occupando. E’ il modo orrendamente burocratico, e tutto italiano di far passare i giorni, i mesi e gli anni. Un atteggiamento che non può trovare nessuna giustificazione. E non si capisce, inoltre, perché nel carcere di Livorno Sole poteva avere il suo computer e invece a Opera gli sia impedito di riaverlo. Lo ripeto: è un vero sopruso”.

Camilleri è colpito dal fatto che Alfredo Sole sia un detenuto “fine pena mai”, uno che non uscirà mai dalla sua cella di ergastolano: “E’ straordinario che una persona che sa che non potrà mai uscire dal carcere, stia facendo percorso di conoscenza così profondo come gli studi in filosofia. E il suo tentativo di crescere, approfondendo il pensiero dei grandi filosofi, rivela una grande forza d’animo espressa con il cervello. Una persona così va premiata, invece si ha l’impressione che lo si voglia annichilire, togliendogli la possibilità di studiare, di riflettere e cambiare. In pratica, togliendo il computer a Sole vogliono togliergli la libertà di pensare. Tutto questo è veramente inammissibile”.

Gaetano Savatteri

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