“Cambiare tutto per non cambiare niente”

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Se la politica non riuscirà a guardare oltre se stessa, e far vedere là dove nessuno ha più il coraggio e la speranza di farlo, se non avrà la folle ambizione di puntare alla grazia dell’essere eguali, diversi e liberi, resterà lì a perpetuare il vecchio detto.

Alfonso Maurizio Iacono

Se la politica vede solo se stessa, ci si può chiamare liberi, eguali, democratici, la sostanza non cambia. La politica non otterrà libertà, eguaglianza, democrazia. Vedrà solo se stessa e si affannerà a pensare e a litigare per i simboli (fiori, alberi, arbusti, cespugli), i nomi e le liste. Se non riuscirà a guardare oltre se stessa, e far vedere là dove nessuno ha più il coraggio e la speranza di farlo, se non avrà la folle ambizione di puntare alla grazia dell’essere eguali, diversi e liberi, resterà lì a perpetuate il vecchio detto: “cambiare tutto per non cambiare niente”.

Essere eguali non vuol dire essere omologhi. Passare in massa la notte in attesa dell’apertura dei negozi per acquistare l’ultimo iphone non rende eguali gli appassionati di cellulari. Li rende omologhi. Fanno tutti la stessa cosa e la diversità scompare. L’eguaglianza è tutt’altra cosa. In contrasto con una falsa opinione corrente, essa favorisce la diversità nel più alto grado. D’altra parte è piuttosto ovvio. Se siamo messi tutti nelle stesse condizioni di partenza, se nessuno parte svantaggiato, ciascuno può esprimere veramente la propria diversità. Di fronte al potere non siamo eguali. Eppure vi sono condizioni di diseguaglianza che non rappresentano affatto, dal punto di vista dell’eguaglianza, il male. Per esempio tra genitori e figli vi è diseguaglianza nelle relazioni di potere, eppure non c’è niente di male se i genitori mantegono la loro autorevolezza e guidano i loro figli almeno fino al punto in cui questi non hanno più bisogno di essere guidati e, nella loro peculiarità individuale, nella loro diversità, sono diventati eguali. Così tra insegnanti e allievi vi è diseguaglianza di potere basata sul sapere. Non c’è niente di male se l’insegnante esercita la sua autorevolezza sull’allievo. Ma poi il compito ha fine e l’allievo che avrà appreso tutto quello che sa il suo maestro andrà  autonimamente per la sua strada. E così pure tra terapisti e pazienti va a instaurarsi una storia di cambiamenti finché il paziente non sarà più paziente.

Il problema sorge quando in queste diseguaglianze il genitore, l’insegnante, il terapista usano tutti i mezzi per mantenere le cose come stanno, trasformando il potere in dominio e impedendo il raggiungimento dell’eguaglianza da parte del figlio, dell’allievo, del paziente e dunque il vero piacere della diversità.

La libertà può stare insieme all’eguaglianza solo se comprende in sé il senso del limite, l’autolimitazione, come quando due bambini, ma anche due adulti giocano e sanno di dovere stare alle regole perché il gioco sia. Ma per stare alle regole devono sapersi limitare. Con la libertà come senso del limite e con l’eguaglianza come base imprescindibile per la diversità ha senso parlare di bene comune, di ambiente, di lavoro, di scuola. E di cambiamento la cui realtà e concretezza devono corrispondere o almeno fare riferimento a dei principi.

Vi è un solo testo che sa coniugare come nessuno il legame tra l’essere eguali e l’essere diversi., e dunque esser liberi. Né il Discorso sull’ineguaglianza di Rousseau, né il Manifesto del Partito Comunista di Marx e Engels ma il Cantico dei Cantici dell’Antico Testamento. E’ il canto dell’amore tra una giovane e un giovane, liberi, eguali e diversi. E’ il canto della fidanzata e del fidanzato che si desiderano, si cercano, si congiungono e sono fisicamente e spiritualmente nella grazia. Che cos’è la grazia? E’ l’assoluta armonia tra la coscienza di ciò che accade e ciò che sta accadendo. E’ il vedersi parlare mentre si parla, è il vedersi agire mentre si agisce, è il vedersi amare mentre si ama. Simultaneamente. Lo sanno gli attori che interpretano i personaggi e vi si perdono mentre cercano di restare se stessi. Qualcosa che accade raramente alle donne e agli uomini. Ma quando accade, a giusta ragione, ha del divino

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