Caltanissetta, intitolata a Letizia Colajanni la Casa delle Culture e del Volontariato

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Durante tutta la sua vita, fu sempre a fianco di uomini e donne che faticosamente si avviavano in un percorso di emancipazione: contadini e minatori, maestre e ricamatrici. Dal 1960 al 1964 fu Deputata all’Assemblea Regionale Siciliana.

Alla presenza della prefetta Maria Teresa Cucinotta e del sindaco Giovanni Ruvolo, il 17 marzo a Caltanissetta è stata intitolata la Casa delle Culture e del Volontariato a Letizia Colajanni. L’intitolaziione è stata richiesta ed ottenuta dall’Associazione “Ondedonneinmovimento”, associata a “Toponomastica femminile”, la cui portavoce è Lidia Trobia.

Letizia era nata nel capoluogo nisseno nel 1914. Nel 1942 si iscrisse al corso di infermiera volontaria della CRI e nel 1947 le venne conferita la medaglia d’argento al merito per il servizio prestato durante la Seconda Guerra Mondiale. Quando il Belice venne devastato dal terremoto, fu tra le prime a prestare soccorso. Nel 1953 si iscrisse al Partito Comunista Italiano e questo suo atto le costò la scomunica della Chiesa.

Letizia, durante tutta la sua vita, fu sempre a fianco di uomini e donne che faticosamente si avviavano in un percorso di emancipazione: contadini e minatori, maestre e ricamatrici. Dal 1960 al 1964 fu Deputata all’Assemblea Regionale Siciliana.

Era una pacifista e per lei, che aveva vissuto gli orrori della guerra, la pace era un valore irrinunciabile che si doveva a tutti i costi mantenere per salvaguardare le generazioni future.

In un ricordo di Loredana Rosa così leggiamo: “Letizia ha sempre con sè un quaderno sul quale scrive di tutto. Letizia è assediata dalle sue questuanti, a volte le continue richieste la esasperano ma il suo borsellino per loro non è mai vuoto. Letizia sa prendersi cura delle persone. Letizia non parla d’amore ma è appassionata, alza la voce e freme di sdegno ma non inveisce mai. Letizia ha il suo piccolo mondo, regole severe e a volte intransigenti, ma si fa carico del grande mondo, dei suoi errori, delle sue aberrazioni, del suo dolore. Letizia non va in chiesa, non parla male dei preti, il suo cuore vola alto sulle ali della fede e dio illumina il suo cammino, Letizia lotta per la pace, nei cortei delle grandi città, nelle piazze dei piccoli paesi, sui palchi dei comizi, sui marciapiedi, agli angoli delle strade. Letizia parla alle donne nelle case, seduta in crocchio nei piccoli cortili, mite e risoluta dice della parità, della dignità, dei diritti Letizia non ha figli ma parti di lei restano al mondo, preziosa eredità di intelligenza, eleganza, bontà, semplicità, autoironia, libertà”.

Da oggi, a Caltanissetta, con questa intitolazione, voluta fortemente da altre donne, Letizia potrà essere conosciuta dalle nuove generazioni e diventare modello di riferimento.

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